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Perché gli Skywalker perdono la mano destra?

Skywalker, un cognome una leggenda. Anakin e Luke, padre e figlio, sono stati per lungo tempo i protagonisti indiscussi della saga creata da George Lucas e ancora oggi irrompono con fragore nei pensieri e nelle opere dei suoi “eredi spirituali” (vedi Dave Filoni). Oltre che essere stati potenti cavalieri Jedi, ognuno a modo suo è stato una pedina fondamentale su quello scacchiere che si chiama equilibrio della Forza. Ma non è solo questo ad accomunarli, esiste infatti un piccolo dettaglio, per molti una sottigliezza niente di più, un destino comune se così si può chiamare: entrambi gli Skywalker ad un certo punto della loro vita perdono la mano destra in duello. Si tratta “soltanto” di una scelta registica che serve a renderli più affini? Probabile, ma si è già discusso in questa sede, ma non solo, su quanto l’intera saga di Star Wars sia un macroverso di significati, soprattutto religiosi. Io stesso mi sono permesso di scrivere qualche articolo al riguardo (i cui link diretti riporterò alla fine di questa breve riflessione), basandomi sulle intuizioni di noti studiosi.

Detto questo, veramente possiamo limitarci a considerare due delle amputazioni più iconiche della storia del cinema soltanto un dettaglio? Credo di no. A tal proposito ci giunge in auto un “vecchio amico”, Robert Hertz, un notissimo studioso di fine ‘800 il quale, in un breve saggio, tuttavia consegnato all’immortalità della storia degli studi antropologici, ci espone come destra e sinistra siano soprattutto concezioni culturali e come esse siano pregne di significati, soprattutto religiosi. In fondo Star Wars non è perennemente immerso già di per sé in un eterno dualismo? Non devo essere io a specificare quale. Il saggio in questione è La preminenza della mano destra, ed è stato pubblicato nel 1909.

Destra Vs Sinistra

Cercando di non essere oltremodo prolisso, ovviamente premettendo che sarebbe impossibile riportare letteralmente l’intera riflessione di Hertz, cerchiamo di riassumere le caratteristiche che portano al rapporto asimmetrico tra le due mani. Esatto, asimmetrico, infatti probabilmente ognuno di noi almeno una volta avrà notato come nella cultura occidentale la mano destra goda di un certo privilegio rispetto alla sinistra. Prendiamo il cattolicesimo ad esempio: “alla destra del padre”, oppure la mano utilizzata per farsi il segno della croce. Non si dice forse che la sinistra sia la mano del diavolo? Quanto ci infastidisce o ci terrorizza un modo di fare “sinistro”? Non esiste forse il modo di dire “ti ho giocato un tiro mancino”? Per non parlare dell’arte: con quale mano l’arcangelo Michele tiene la sua spada? Con quale mano il famoso Discobolo di Mirone lancia il suo disco? Oppure, molto più semplicemente, quale mano si stringe in segno di saluto? Potremmo fare centinaia di esempi e Robert Hertz ci dimostra come questa, appunto, asimmetria sia presente in molte altre realtà, in molte altre culture (lui approfondisce ad esempio i Maori), come la destra sia legata strettamente al mondo sacro (quello importante) e la sinistra al mondo profano. Sempre l’autore ci ricorda poi come nel pensiero primitivo, soprattutto, il sacro racchiudesse ciò che è puro e che conserva la vita, mentre il profano rappresentasse l’impuro, ciò che è letale.

Arrivati a questo punto è anche troppo banale stabilire che in un certo sul modo il lato chiaro sia simbolicamente esprimibile con la diretta comparazione al lato destro, mentre il lato oscuro con quello sinistro. Un’idea ce la restituiscono anche nell’ottavo film della saga, Gli ultimi Jedi, quando ci viene mostrato il cosiddetto “Prime Jedi”. Dove si posiziona il suo lato chiaro? Esatto… Oppure basterà osservare i mosaici del “Padre con i figli”, personaggi apparsi nelle serie animate: rispetto a lui, dove si posiziona la figlia (lato chiaro) e il figlio (lato oscuro)? Di nuovo esatto…

Photo Credits: screenrnat.com

La preminenza degli Skywalker

Luke e Anakin, prima di lui, perdono la mano destra in duello. Chissà quanti Jedi prima di loro hanno perso un arto, proprio quell’arto, ma come sappiamo gli Skywalker non sono Jedi qualsiasi, essi sono coloro che porteranno equilibrio o squilibrio nella Forza e il fatto di essere stati menomati del loro lato chiaro deve avere per forza un significato.

Riflettiamo. Quando perdono la loro mano destra? All’apice del loro orgoglio. Anakin è talmente sicuro di sé stesso che pensa di poter sconfiggere il potentissimo conte Dooku da solo, mentre Luke abbandona l’addestramento con Yoda presumendo di poter salvare i suoi amici nonostante un addestramento incompleto. Entrambi non ascoltano gli ammonimenti dei rispettivi maestri, entrambi si dimostrano pertanto arroganti, entrambi sono schiavi delle proprie emozioni e perciò si espongono al lato oscuro tanto da dover offrire in sacrificio la propria mano destra, il proprio lato chiaro. Sappiamo che per uno dei due tornare indietro sarà molto difficile, tanto che Anakin, ora Darth Vader, dovrà compiere nuovamente il medesimo sacrificio, dovrà perdere ancora quella mano destra ormai contaminata dalle pratiche Sith, stavolta però combattendo contro suo figlio, un Jedi, nonché uno Skywalker, per “resettarsi”, purificarsi, nel lato chiaro.

Vorrei concludere questa personalissima riflessione con un esempio di passaggio: anche Mace Windu perde la sua mano destra, proprio “per mano” di Anakin, perdonerete l gioco di parole, mentre all’apice della sua conversione difende il suo nuovo maestro Darth Sidious. In quel momento Anakin sconfigge quello che probabilmente era il Jedi più potente, tanto da mettere in difficoltà persino il signore dei Sith, un avversario capace di tenere testa a Yoda stesso e lo sconfigge amputandogli proprio la mano destra, mentre con essa stava per eliminare la rappresentazione vivente del lato sinistro della forza. Un gesto che decreterà, come sappiamo, la totale sconfitta dell’ordine Jedi.

I link degli altri due articoli utili:

Dario Bettati

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Dario Bettati

Laureato in Teorie e Pratiche dell’Antropologia e laureato magistrale in Discipline Etno-Antropologiche. Studioso e appassionato delle “declinazioni” più contemporanee e "Pop" della cultura e della società, divulgatore scientifico, ma soprattutto un grande e grosso NERD.
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