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Perché il mondo drag deve tanto a Thierry Mugler

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Come ci insegna la grande tradizione di Paris Is Burning, ogni famiglia del mondo drag che si rispetti rappresenta una House con valori, abilità e (soprattutto) senso dello stile ben definiti; e così anche la casa di moda fondata da Manfred Thierry Mugler scelse di non riferirsi a se stessa come Maison, bensì come House of Mugler.

Una devozione al mondo e all’arte drag che ha, quindi, sempre caratterizzato e ispirato l’estro creativo dello stilista francese Thierry Mugler, scomparso il 23 dicembre lasciando un vuoto incolmabile nel mondo della moda. Un vero e proprio avanguardista, che con i suoi look rappresentava il proprio ideale di bellezza: fuori dagli schemi, sexy, fiero e spietato. In una parola, unico. E in effetti chiunque indossava le sue creazioni incarnava un’unicità mai vista, trasformandosi immediatamente in un essere futuristicamente etereo. Non più essere umano, ma creatura di bellezza.

Ed ecco allora che i suoi abiti cominciarono a fare il giro del mondo, venendo indossati da quelle icone dello spettacolo che gli avventori delle ballroom volevano imitare. Non avrebbero di certo immaginato che, come quella volta in cui Madonna rese celebre il voguing nel video del brano Vogue, un giorno anche loro avrebbero avuto il privilegio di indossare le creazioni della House of Mugler.

Un sogno che diventava realtà, che rendeva i membri della comunità LGBTQI+ a loro volta privilegiati. Thierry Mugler andava oltre il genere e l’identità e faceva indossare le proprie creazioni a chi meglio sapeva incarnare lo spirito della sua House. Chi guardava a lui vedeva un punto di arrivo, sentiva di avercela fatta. Ecco perché tantissime delle drag queen passate per il programma RuPaul’s Drag Race hanno indossato abiti ispirati al genio artistico dello stilista (sulla pagina Instagram @fashioncandrag si possono trovare tantissimi esempi).

E Mugler, che da bambino aveva il desiderio di creare un mondo a misura della propria creatività e della propria dimensione, capì subito l’importanza sociale di questo gesto, ed ecco infatti che pochissimi anni dopo drag queen del calibro di Violet Chachki e Miss Fame divennero sue testimonial, a dimostrazione del fatto che i sogni non sono mai irraggiungibili e che, soprattutto, l’arte è in continuo fluire, una metamorfosi perpetua che non si accontenta della sola bellezza ma punta a essere memorabile.

Se ne è andato Thierry Mugler, ma non il suo messaggio di ispirazione e inclusione, che rimane vivo nei cuori e soprattutto nei corpi di chi indossa le sue creazioni, di chi ha condiviso lo stesso sogno di quel bambino di Strasburgo che voleva permettere a chiunque di farsi meraviglia.

Chiara Cozzi

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Ph: sueddeutsche.de

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Chiara Cozzi

Laureata due volte in cinema, amante dell'horror in ogni sua forma e della cronaca nera, femminista incazzata™. Ma ho anche dei difetti.

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