Perché Macron ha scelto Lecornu come nuovo primo ministro? I francesi si pongono questa domanda dal nove settembre, giorno in cui il Presidente della Repubblica ha designato il successore di Bayrou. La storia del nuovo inquilino di Palazzo Matignon (residenza ufficiale del Primo ministro) è tutta da scrivere, ma quella già vissuta ha una connessione diretta con il Capo dello Stato. Infatti Lecornu è un fedelissimo di Macron e fa parte di Renaissance dal 2017. Ergo i due si conoscono dai tempi dell’elezione a presidente dell’attuale inquilino dell’Eliseo. Dal 2022 ad oggi ha ricoperto il rilevante ruolo di ministro della Difesa francese. Malgrado le tensioni politiche acuitesi nel grembo degli ultimi governi, la sua posizione non ha subito scossoni ed è rimasta immutata nel corso del tempo.

Il cursus honorum di Lecornu

Il cursus honorum di Lecornu ha avuto una genesi tipica di altri politici che hanno raggiunto le più alte cariche istituzionali. Ha mosso i primi passi in politica diventando sindaco di Vernon, cittadina della Normandia. Successivamente è entrato nei palazzi del potere nazionale: dapprima come Segretario di Stato (una sorta di viceministro) al ministero della Transizione ecologica e dal 2018 come capo di più dicasteri. Fino al 2020 è stato ministro responsabile delle Collettività territoriali e dal 2020 al 2022 ha ricoperto la carica di ministro dei Territori d’oltremare. Il 2022 è stato l’anno della svolta con la designazione come ministro della Difesa, che gli ha dato lustro e gli ha permesso di poter ambire ad uno degli incarichi più importanti dell’intero panorama istituzionale.

Le differenze in termini politici con Bayrou

Macron ha nominato un proprio pretoriano per segnare una discontinuità politica con il predecessore Bayrou. Il Capo dello Stato pensa che Lecornu non taglierà la spesa per la difesa nella legge di bilancio 2026, uno dei nodi cruciali della politica portata avanti nel corso degli ultimi mesi. Le mosse di Bayrou per ridurre il debito pubblico francese (arrivato nel primo trimestre di quest’anno al 113,9 per cento del PIL) consistevano nel taglio della spesa pubblica per 44 miliardi di euro. I partiti d’opposizione non condividevano le sue scelte e l’hanno sfiduciato portando ad un cambio al timone.

Claudio Cucinotta