Francia sull’orlo del baratro: Bayrou senza numeri, Macron senza uscita. Il voto di fiducia dell’8 settembre rischia di trasformarsi in un referendum sul presidente: tra l’ipotesi dimissioni, nuove elezioni e la minaccia di un Paese paralizzato da scioperi.
A Parigi si conta all’indietro, con il fiato corto. L’8 settembre François Bayrou porterà in aula una dichiarazione di politica generale che dovrebbe valere come voto di fiducia sul suo piano di risparmi da 44 miliardi. Una cifra enorme, pensata per arginare il deficit pubblico, che però ha già trovato il muro compatto di tutta l’opposizione: dalla destra lepenista al blocco di sinistra guidato da Jean-Luc Mélenchon, passando per comunisti ed ecologisti.
Il governo, privo di maggioranza sin dalla sua nascita a dicembre, tenta disperatamente di strappare qualche voto socialista. Ma Olivier Faure, leader del Ps, ha già chiuso la porta.
I deputati avranno tredici giorni per scegliere tra caos e responsabilità
ha ammonito Bayrou, consapevole che il margine è minimo.
Dietro le quinte, i ministri parlano di “negoziati possibili” (così Eric Lombard, economia), mentre Bruno Retailleau, Les Républicains, evoca il rischio di una “grave crisi finanziaria” se il governo cadesse. Ma è difficile immaginare un colpo di scena.
La Francia tra Bayrou e Macron: tre scenari, nessuna certezza
Cosa accadrà se, più che quando, Bayrou sarà battuto?
- Nuovo premier: Macron potrebbe nominare un altro primo ministro, il terzo in meno di un anno, con lo stesso problema di fondo: nessuna maggioranza.
- Nuovo scioglimento: l’Eliseo ha già consumato l’arma delle elezioni anticipate nel giugno 2024, dopo le europee, ma Marine Le Pen lo reclama a gran voce.
- Dimissioni presidenziali: l’ipotesi più radicale, agitata da Mélenchon, che invita a “fermare Macron” prima che imponga un’altra volta la stessa linea neoliberale.
Una crisi francese, ma non solo
La Francia si muove sul filo del rasoio: un Paese paralizzato da sindacati pronti allo sciopero generale il 10 settembre, un governo senza numeri, un presidente che rischia di bruciare definitivamente la propria credibilità. E intorno, l’Europa osserva con preoccupazione: se Parigi implode, l’asse franco-tedesco e l’intera architettura comunitaria potrebbero vacillare.
Maria Paola Pizzonia





