Esteri

Persecuzioni in India: trecento attacchi contro i cristiani

Oggi, alle 8.30, papa Francesco riceverà il premier indiano Narendra Modi, come confermato dalla Sala stampa della Santa Sede. Alla vigilia dell’incontro e dell’avvio del G20, diverse Ong cristiane hanno diffuso un rapporto che registra l’aumento delle violenze contro i fedeli in India durante il governo del partito nazionalista Bharatiya Janata (Bjp), vicino al radicalismo indù. Da gennaio, gli attacchi contro la minoranza sono stati oltre trecento, secondo quanto riferisce Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs). A favorire l’intolleranza, sostengono gli attivisti, contribuiscono le cosiddette leggi anti-conversione varate in otto dei 28 Stati indiani che puniscono con pene fino a 10 anni di cella la scelta di abbandonare l’induismo per un’altra religione. Le accuse di proselitismo nei confronti di sacerdoti sono spesso impiegate come strumento di repressione. A volte, perfino quelle di terrorismo, come dimostra il caso di padre Stan Swamy, morto il 4 luglio dopo 233 giorni di reclusione nel carcere di Taloja di Mumbai nonostante gli 84 anni e la grave forma di Parkinson. Insieme a sedici intellettuali e artisti – tutti difensori per i diritti umani –, padre Stan era stato arrestato con una sfilza di accuse palesemente false. A dar fastidio a proprietari terrieri e autorità la difesa degli indigeni Adivasi.

«Quello degli attacchi alle minoranze in India è un fenomeno che ha luogo su una scala talmente vasta da far paura». È quanto afferma ad Aiuto alla Chiesa che Soffre monsignor Theodore Mascarenhas, vescovo ausiliare di Ranchi e segretario generale della Conferenza episcopale indiana.

Nel Paese asiatico, l’11 aprile scorso si sono aperte le consultazioni generali che si terranno fino al prossimo 19 maggio. Il partito nazionalista di Narendra Modi, il Bharatiya Janata Party è alla ricerca di un secondo mandato, possibilità che preoccupa non poco i cristiani e le altre minoranze dal momento che da quando il BJP è al potere le violenze ai danni dei non indù si sono moltiplicate. L’ultimo grave episodio è l’attacco del 26 marzo scorso a Chinnasalem, nello Stato del Tamil Nadu, dove 200 fondamentalisti indù hanno attaccato una scuola cattolica e aggredito le suore che la gestivano.

Obiettivo India G20

Narendra Modi è sbarcato a Roma anche con queste premesse. E se i richiami alla transizione energetica e al prossimo Cop26 sembrano essere più utili nell’ambito bilaterale, come piattaforma di investimenti, sono soprattutto l’Afghanistan e l’Indo-pacifico a rappresentare i focus del viaggio del primo ministro a Rona. Per Nuova Delhi è essenziale che quella crisi aperta con il ritiro occidentale e l’arrivo dei talebani a Kabul non crei le premesse per una ritirata indiana dall’Asia centrale e un contemporaneo ampliamento dell’influenza pakistana (con il placet cinese). Mentre sul fronte dell’Indo-Pacifico, il governo Modi percepisce che la sfida tra Washington e Pechino non possa più considerarsi una questione aliena: è interesse indiano frenare la spinta propulsiva cinese nel momento in cui la superpotenza guidata dal Partito comunista marcia a tappe forzate verso la supremazia economica, tecnologica e militare. Il Quad, l’alleanza composta da Australia, Giappone, Stati Uniti e appunto India, è un’immagine chiara dell’interesse di Modi nell’entrare nella contesa geopolitica prima di essere escluso dal controllo di un oceano che – nomen omen – considera di suo stretto interesse.

Modi incontra Draghi

Sullo sfondo, la partita complessa e non affatto scontata dei rapporti con l’Europa. La presenza di Modi e l’assenza di Xi Jinping danno al primo ministro indiano un’occasione per mostrarsi quale rappresentante sul posto di un gigante economico e politico. E questo è un segnale da non sottovalutare nelle logiche di integrazione con l’Occidente.

In questo tentativo di apertura a ovest senza abdicare alla propria unicità e autonomia tipiche della geopolitica indiana, entra in campo anche l’Italia. Il vertice del G20 è l’occasione per Modi e Mario Draghi di fare il punto della situazione dei rapporti tra i due Paesi. Relazioni stabili che, nell’alveo di un Indo-Pacifico in cui Nuova Delhi assume una posizione più vicina all’Occidente, possono anche crescere. Dal punto di vista strategico, diversi Paesi hanno già iniziato a far capire l’interesse anche militare per quella parte di mondo, non ultima la Gran Bretagna post-Brexit, che ha scelto di ripartire proprio dall’Oriente per ricostruire quel senso di potenza definito nel “nuovo” concetto di Global Britain.

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