Cultura

Pervigilium Veneris: il risveglio della natura in letteratura latina

Pervigilium Veneris, carme di autore anonimo in cui si celebra la figura di Venere simbolo di rinascita e fertilità. Nel nuovo appuntamento della rubrica ClassicaMente il componimento poetico che loda la vita e la rinascita.

Pervigilium Veneris, l’esaltazione di Venere in occasione del risveglio primaverile

La primavera è da sempre allegoria del risveglio dopo il sonnecchiare del torpore invernale. In letteratura latina il componimento più antico che fedelmente rispecchia la visione primaverile è il Pervigilium Veneris, la Veglia di Venere. Contenuto nella Anthologia Latina, una raccolta di componimenti poetici di età imperiale , è considerato il capolavoro della poesia latina del III sec. d.C. Un carme di 93 versi settenari trocaici strutturato in dieci strofe, presentato quasi come un inno o una lode, che si era soliti intonare alla vigilia della festa notturna che onorava Venere Iblea.

Pervigilium Veneris - Photo Credits: wikipedia
Pervigilium Veneris – Photo Credits: wikipedia

Il carme è pervaso dalla tipica atmosfera gioiosa che accompagnava le celebrazioni della dea e, nell’avvicendarsi dei versi, descrive una società serena e lieta. Il contenuto del Pervigilium Veneris si concentra sull’esaltazione della figura della dea in occasione della rinascita primaverile, secondo le tipiche consuetudini di Ibla, in Sicilia. Secondo tali usanze vi era una sorta di veglia – come preannuncia il titolo – nella quale si invocava Venere affinché propiziasse la fecondità dei campi. Si noti, dunque, come sia dominante il tema della natura seppur inserito in uno stile semplice ma ricercato, allo stesso tempo, nella sua classicità.

Attribuzioni, stile e tematiche

Il componimento, seppur attribuito prima a Catullo e, successivamente, ad Apuleio, Lucio Anneo FloroTiberiano, risulta essere di autore ignoto. Una certezza sul carme è che sia stato scritto in onore di una festa primaverile celebrata agli inizi di aprile, per rendere omaggio alla dea Venere genitrice. Datazione e interpretazioni dell’opera sono sempre state problematiche; le due tesi d’attribuzione principale sono rivolte a Floro, poeta dell’età di Adriano, e risulta essere l’opzione più accreditata dagli studiosi; un’altra è quella del poeta Tiberiano del IV secolo d.C. L’incipit del Pervigilium Veneris recita:

”Già canta Primavera, nello splendor dei fiori. Nacque, in quel tempo, il mondo. Si legano gli amori, gli uccelli dentro i nidi celebran gli sponsali, le nuove fronde bagnano fecondi temporali. Domani, dentro il bosco, intreccerà di mirto alcove per gli amanti, la dea, d’amore spirto.”

Nel poema confluiscono una serie di immagini che ne esaltano le sensazioni: l’inizio della primavera e l’invito a non sciupare la stagione del risveglio senza aver pregustato l’amore. La nascita di Venere dalla spuma delle onde; un auspicio per cui tutti, dalle ninfe ai fiori, conoscano l’amore che avanza di pari passo con il risveglio delle natura. L’elogio, l’esaltazione e l’atmosfera di letizia si interrompe, bruscamente, alla fine del carme, quasi come se, l’autore, fosse pervaso fulmineamente da un quesito. L’inno dominato da ebbrezza e magia si trasduce, improvvisamente, in versi che trattengono una razionalità interrogativa. L’ignoto autore si chiede, infatti, quando sarebbe giunta per lui la primavera e, di conseguenza, l’amore:

”Quando verrà, di nuovo, per me la Primavera? Quando, come la rondine, potrò cantare ancora? Ed il silenzio rompere nel canto dell’aurora? Perdetti la mia Musa, la cetra langue muta, il sol più non mi guarda, né scalda, né m’aiuta.”

Stella Grillo

Foto in copertina: Pervigilium Veneris – Photo Credits: athenaenoctua2013.blogspot.com

Stella Grillo

Io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente.) Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all'altra. Mi chieda pure quello che vuol sapere e glielo dirò. Ma non le dirò mai la verità, di questo può star sicura. Italo Calvino
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