Cinema

Peter Fonda: il divo ribelle di Hollywood

23 febbraio 1940: nasce a New York Peter Fonda. Come nel caso dell’altrettanto celebre sorella Jane, il destino di Peter Fonda sembra segnato. Suo padre è infatti Henry Fonda, una delle leggendarie icone della vecchia Hollywood. Non stupisce, quindi, che molto presto la vita di Peter viri verso il mondo della recitazione. Finito il liceo si reca, infatti, ad Omaha (Nebraska) per studiare recitazione e all’University of Nebraska-Omaha. Qui fa il suo ufficiale debutto nel mondo della recitazione. Partecipa, infatti, alla commedia Harvey, in scena all’Omaha Community Playhouse.  Il debutto in questo luogo ha connotati particolarmente simbolici: sia suo padre che Marlon Brando hanno esordito proprio lì.

L’inizio della carriera

Lasciata Omaha, Peter Fonda si ritrasferisce a New York. Qui lavora inizialmente come apprendista presso il Cecilwood Theatre. Nel giro di un anno riesce a calcare i palcoscenici di Broadway debuttando in Blood, Sweat and Stanley Poole. Grazie a questo spettacolo teatrale il giovane attore inizia a diventare abbastanza famoso. Si trasferisce quindi ad Hollywood per iniziare la sua carriera nel cinema. Nel 1963 fa il suo debutto nel film Tammy and the doctor (Harry Keller).

Negli anni successivi Peter Fonda prende parte a produzioni che non lasciano particolarmente il segno come I Vincitori (Carl Foreman, 1963) e Lilith la dea dell’amore (Robert Rossen, 1964). Alla sfortuna al botteghino si aggiunge anche il fatto di essere sempre meno in voga come attore. Il talento non manca, ma il giovane acquisisce sempre più la fama di essere un rinunciatario. A ciò si somma il suo look eccentrico e stravagante.  In  questo periodo, infatti, si fa crescere i capelli e si afferma come figura anti-establishment di Hollywood. Partecipa a varie manifestazione, venendo anche arrestato nel 1966 quando lui e gli altri manifestanti si scontrano con la polizia.

Peter Fonda e la fama

Peter Fonda è, dunque, una figura che si pone come simbolo dell’anti-establishment hollywoodiano e della controcultura degli anni sessanta. Questo inizia presto a vedersi anche nei ruoli che ricopre sul grande schermo. Il primo ruolo che rispecchia questa sua caratteristica è quello di Heavenly Blues ne I Selvaggi (Roger Corman, 1966). Un altro è quello del motociclista Waytt in Easy Rider-Libertà e paura (Dennis Hopper, 1969).

Easy Rider è anche il film che dà a all’attore la sua definitiva consacrazione. Inoltre, non si limita solo a recitare all’interno della pellicola. Infatti, dal 1967 si occupa della sua scrittura e produzione assieme a Dennis Hopper. Il film esce tuttavia solo due anni dopo a causa di problemi nella fase di montaggio. Questa laboriosa produzione però porta i suoi frutti. Easy Rider è considerato, infatti, il road movie per eccellenza e il manifesto della cultura hippie. La pellicola, inoltre, vale a Peter Fonda la nomination all’Oscar per la miglior sceneggiatura originale.

Il post Easy Rider

A livello recitativo un altro film può essere considerato il punto più alto della carriera di Peter Fonda, almeno per quanto riguarda il favore della critica. Si tratta del film L’oro di Ulisse (Victor Nuñez, 1997) in cui l’attore interpreta il veterano di guerra Ulysses Jackson. Questo ruolo gli fa vincere un Golden Globe come migliore attore in un film drammatico. Inoltre, gli fa ottenere una nomination agli Oscar come migliore attore protagonista.

Nel corso della sua lunga carriera Peter Fonda si cimenta in vari lavori, sia come attore che come produttore, regista e sceneggiatore. Lo fa destreggiandosi abilmente tra cinema e televisione. Il suo amore per la recitazione lo accompagna fino alla sua morte. L’ultimo film a cui partecipa è, infatti, Era mio figlio di Todd Robinson, uscito nelle sale americane lo scorso 24 gennaio. L’attore partecipa alle riprese, cominciate nel marzo del 2017, ma non riesce ad assistere alla sua ufficiale pubblicazione morendo il 16 agosto 2019.  

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Giorgia Silvestri

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