Stop al fai date: il piano vaccinale del governo Draghi sarà uguale per tutti, e terrà conto delle fasce d’età, in ordine decrescente – dai più anziani ai più giovani. Ma con alcune priorità: coloro che soffrono in forma grave di una serie di patologie – malattie respiratorie e circolatorie in primis – e i disabili gravi, quelli riconosciuti dalla 104. Dunque, i cosiddetti “estremamente fragili”, che avranno la precedenza in contemporanea agli over 70. Mentre va completata la vaccinazione di personale sanitario, over 80, personale della scuola, militari e forze dell’ordine. Così il premier intende mettere fine a quell’ampia discrezionalità delle singole Regioni, in base alla quale si è spesso scelto di immunizzare categorie di persone non propriamente a rischio, o in prima fila.

Ad essere ridefinita è anche la platea dei potenziali vaccinatori: insieme ai 40mila specializzandi e ai 60mila medici pediatri e di famiglia, anche i 60mila odontoiatri italiani sono autorizzati a somministrare le dosi, per un totale di quasi 160mila medici. E non solo: poiché ad aggiungersi alla lista sono anche i medici militari e quelli della Croce rossa. Mentre ancora in dubbio resta la validità degli infermieri e dei farmacisti, per i quali si ipotizza l’autorizzazione alla somministrazione sotto l’eventuale supervisione di un medico a cui affidare il controllo di più postazioni contemporaneamente. Questi numeri sono ancora solo potenziali, considerando che delle persone appartenenti a tali categorie non si sa quante effettivamente parteciperanno. Ma, al di là dell’allargamento della platea – per la quale si stanno studiando, tra l’altro, misure che possano rendere la partecipazione obbligatoria – è fondamentale il ritmo di somministrazione: con 24 somministrazioni al giorno per medico, per raggiungere le 600 mila dosi al giorno basterebbero 25mila medici in servizi. Dunque è sulla velocità che si punta.

La categoria delle badanti

Una certa urgenza sembra coinvolgere la categoria delle badanti, per le quali si chiede l’inclusione tra le “priorità”. Le proteste sono giunte soprattutto da parte di Lorenzo Gasparrini, segretario generale di Domina, Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico, il quale ha dichiarato: “Le vaccinazioni anti Covid per i caregiver, cioè i familiari che assistono un loro congiunto malato o disabile, sono iniziate da qualche giorno. Prima di loro, tutti gli operatori delle Rsa. Le badanti hanno le stesse mansioni: si occupano della cura di persone non autosufficienti, la maggior parte anziani, spesso 24 ore su 24, ma non sono considerate tra le categorie prioritarie».

Richiami: ipotesi di ritardo

Per garantire la dose ad un maggior numero di persone, si è pensato di allungare leggermente l’intervallo tra la prima e la seconda somministrazione a due-tre settimane: già oggi il vaccino AstraZeneca prevede il richiamo alla 12esima settimana successiva; mentre il problema non si pone per Johnson & Johnson, il vaccino che oggi dovrebbe ricevere il via libera dell’Ema e che prevede una sola somministrazione. Pfizer e Moderna, invece, hanno il richiamo dopo solo 21 giorni, ma essendo autorizzati solo per il personale sanitario, gli over80, gli over65 (non in buona salute) e i fragili, non si prevede alcuno slittamento.

“Spazio” alle vaccinazioni

Entro il 19 marzo è previsto il riconoscimento, da parte di Confindustria di realtà disponibili a fornire spazi per la vaccinazioni, a disposizione dei dipendenti e non solo. Proprio ieri viale dell’Astronomia ha pubblicato sul sito un questionario in cui si chiede alle imprese di precisare l’ampiezza degli spazi, segnalando anche la presenza di un eventuale medico aziendale. A tale ricognizione possono partecipare anche i non associati, anche perché Confindustria non è l’unica rappresentanza d’impresa mobilitata per le «vaccinazioni in azienda»: la Confapi – guidata da Maurizio Casasco è in prima linea. Inoltre, ieri la Lombardia ha firmato con Confindustria e Confapi un protocollo d’intesa per le vaccinazioni in azienda e altre regioni potrebbero seguire a breve (Friuli Venezia Giulia, Veneto). La stessa Confindustria, però, preme per una regia nazionale. Un’operazione sicuramente complessa ma che garantirebbe il coinvolgimento dei medici d’azienda, i cosiddetti «medici competenti», di cui un migliaio soltanto in Lombardia.

Ci sarà poi almeno un grande centro vaccinale nei Comuni con più di 50 mila abitanti. I drive through della Difesa utilizzati finora per fare i tamponi saranno riconvertiti come centri vaccinali, di cui il più grande sarà attivo da venerdì al parco Tenno, a Milano. Mentre a Roma è già operativo quello nella città militare della Cecchignola. Per raggiungere i centri isolati saranno utilizzati almeno 150 nuclei vaccinali mobili, sempre della Difesa, che di fatto organizzeranno giornate di vaccinazione mirate nelle zone più difficile da raggiungere. Ed infine è previsto l’allestimento di postazioni mobili di vaccinazione, dove necessario, con il contributo della Protezione civile.

Francesca Perrotta