Attualità

Picco di contagi a Hong Kong: il ritorno dell’incubo coronavirus in Cina

A partire dal 27 marzo scorso, dopo due mesi di totale lockdown, a Hong Kong in Cina si sono presentati nuovi casi di coronavirus. Nella giornata di ieri se ne sono registrati ben 32 e il totale dei contagiati è risalito a 714, mentre venerdì 27 in 24 ore ne sono stati accertati 65: il picco più alto raggiunto dall’inizio dell’emergenza. Non serve aggiungere che, naturalmente, è stata nuovamente disposta la quarantena.

Torna il coronavirus in Cina: picco dei contagi dopo due mesi di lockdown. Le cause? Ritorno di cittadini dall’Europa, asintomatici e ripresa prematura.

A far tornare l’incubo del contagio, a quanto pare, sarebbero stati i cittadini europei e nordamericani, che viaggiando hanno fatto aumentare esponenzialmente la diffusione del virus. Da condannare anche una troppo repentina ripresa delle attività e degli assembramenti.

Infatti, come riferisce il Guardian, 43 infezioni sono state collegate a concerti tenutisi a Tsim Sha Tsui, Wan Chai e Lan Kwai Fong e interessano anche i musicisti delle band. Inoltre, bisogna porre l’attenzione anche sul fenomeno degli asintomatici che, non mostrando i segnali del contagio, lo diffondono inconsapevolmente. 

Le misure restrittive

Hong Kong: la situazione in Cina

Restano chiusi, nuovamente, negozi, uffici e fabbriche, annullati concerti ed eventi sociali e massimo controllo sugli assembramenti. Il governo chiude l’aeroporto agli stranieri (anche i voli di scalo) e chi arriva dall’estero deve autoimporsi 14 giorni di quarantena. Sono vietati gli assembramenti di più di quattro persone e l’obbligo principale è quello di restare a casa.

Interessante in questo contesto è la testimonianza degli italiani in Cina e Giappone che già dall’inizio dell’emergenza spiegavano le misure preventive adottate in quei luoghi. Le restrizioni erano estremamente severe e i controlli agli aeroporti capillari e pervasivi. Venivano effettuate analisi del sangue e misurazioni della temperatura, per poi trasferire i passeggeri in hotel il cui pagamento, tuttavia, restava a loro carico.

Dopo due mesi di questa reclusione al limite tra l’eccesso di zelo e la paura, i governi avevano iniziato ad allentare la presa. Scelta che si è rivelata estremamente sbagliata, nonostante le nuove concessioni di libertà fossero moderate. Vero che i bar e i ristoranti avevano riaperto, vero che i servizi di trasporto erano tornati a funzionare, ma i cittadini di Hong Kong stavano riprendendo poco a poco la loro vita di tutti i giorni

Cina continentale: l’ isolamento nella contea di Jia

A essere interessata al ritorno del contagio, anche la Cina continentale, in particolare la contea di Jia, nell’Henan (territorio a confine con l’Hubei, epicentro della pandemia). Qui, è stato disposto l’isolamento di circa 600mila persone. Per andare a lavoro o uscire di casa, dovranno presentare permessi speciali e indossare le mascherine, per poi essere sottoposti al controllo della temperatura.

Tutte le fabbriche hanno chiuso i battenti, a eccezione di quelle che producono mezzi strettamente necessari per le attività dei cittadini e le loro sopravvivenza. Restano aperti quindi supermercati, farmacie, hotel e aziende che producono beni di prima necessità.

“La reintroduzione delle misure restrittive è la più discussa tra gli esperti e i governi mondiali. C’è bisogno di queste misure a vari gradi di intensità fino a quando si verificano l’immunità di gregge o una disponibilità sufficientemente estesa di un vaccino somministrato almeno a metà della popolazione”. Queste le parole di Gabriel Leung– rettore dell’Università di Medicina di Hong Kong ed esperto di epidemie- al The Atlantic.

Infatti, la preoccupazione degli scienziati è proprio quella che la prospettiva di una riduzione (se non dell’azzeramento) dei contagi possa portare a non adottare più misure di contenimento del virus. Come dimostra il caso di Hong Kong, sarebbe un atteggiamento incosciente che porterebbe inevitabilmente ad una nuova diffusione del virus. Per di più, non bisogna ignorare l’impatto diverso che avrebbe su Europa e America, dove l’emergenza ha visto numeri ben peggiori.

Per quanto riguarda l’Italia, ieri il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, durante una conferenza, ha annunciato che le restrizioni come ora le abbiamo vissute sono prorogate almeno fino al 13 Aprile. Tuttavia, non promette che non saranno prorogate ulteriormente: ci vuole responsabilità.

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