Perché Piccole Donne è un film moderno?

Perché Piccole Donne è un film moderno? Ecco la nostra recensione sul nuovo lungometraggio di Greta Gerwing.

Una scena di Piccole Donne

Non era assolutamente facile riportare sul grande schermo nel 2020 un nuovo adattamento del celebre romanzo di Louisa May Alcott dopo ben quattro trasposizioni precedenti (l’ultima con Winona Ryder/Jo di Gillian Armstrong è del 1994, mentre la prima con una giovanissima Katharine Hepburne risale al 1933). Ma Greta Gerwing è riuscita a farlo portando in sala, così, un film fresco e moderno.

La trama di Piccole Donne

Narra la storia di quattro sorelle durante la guerra civile americana. In viaggio con la madre, Amy, Jo, Beth e Meg scoprono l’amore e l’importanza dei legami familiari.

Il trailer

La recensione

Non era assolutamente facile riportare sul grande schermo nel 2020 un nuovo adattamento del celebre romanzo di Louisa May Alcott dopo ben quattro trasposizioni precedenti (l’ultima con Winona Ryder/Jo di Gillian Armstrong è del 1994, mentre la prima con una giovanissima Katharine Hepburne risale al 1933). Ma Greta Gerwing è riuscita a farlo portando in sala, così, un film fresco e moderno.

La regista di “Lady Bird” riesce, quindi, a portare un bel film perché non porta un semplice remake ma una rilettura personale e originale delle opere della Alcott. E lo fa, anche, utilizzando un cast partendo da i due Premi Oscar Meryl Streep e Laura Denn aggiungendo attori giovani e molto seguiti come Saoirse Ronan che interpreta una Joe grintosa, femminista e a tratti maliconica (“Sono così stanca di sentir dire che l’amore è l’unica cosa per cui è fatta una donna, ma mi sento così sola…“) e Timothée Chalamet che riesce, un’altra volta, a sorprendere gli spettatori. La vera rivelazione è sicuramente Florence Pugh riuscendo a dare a Amy quella maturità che in altre versioni non abbiamo visto. Nel cast anche Emma Watson ed Eliza Scanlen che, pur essendo brave, non aggiungono nulla (purtroppo).

“Piccole Donne” è dinamico soprattutto nel mostrare la complicità e la tenerezza tra le sorelle March con quel tipico comportamento che solo gli adolescenti hanno: dall’interrompersi (e accavallarsi) quando parlano e al cercare di divertirsi sempre creando così quasi un gruppo unico e indivisibile. La semplicità si ritrova anche nel ballo tra Jo e Laurie che però è più simile a uno scatenamento rock che a una quadriglia di fine Ottocento.

La bravura di Greta Gerwing si vede perfino nel riconcepire il finale mescolando esigenze cinematografiche (quelle imposte a Jo dall’editore) e realtà (la Alcott morì zitella convinta), cercando di avvicinarsi a una fine che, forse, è quella che avrebbe voluto la scrittrice del libro e così la regista non ha voluto rovinare l’happy ending romantico.

Alla trama si aggiungono, oltre al geniale montaggio e alla bella fotografia, temi come i sentimenti (Il rifiuto di Jo nei confronti di Laurie e il volgersi di quest’ultimo verso Amy), le avversità (le difficoltà economiche, il padre in guerra) e le tragedie (la morte di Beth), creando un film profondo e pieno di amore sperando che l’Academy se ne accorga.

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