Il Piccolo museo del diario é stato inaugurato a Pieve Santo Stefano nel 2013. Nel museo sono esposte alcune delle scritture private di persone comuni raccolte nel vicino Archivio Diaristico Nazionale. Ad oggi, é descritto come “il museo più importante del mondo” poiché testimone di una Storia che non si può studiare in alcun libro.

Pieve Santo Stefano e la fondazione dell’Archivio diaristico nazionale
La nascita del Piccolo museo del diario é strettamente connessa alla storia della cittadina che lo ospita. Pieve Santo Stefano, é un piccolo comune in provincia di Arezzo; durante la seconda guerra mondiale é parte della Linea Gotica tedesca che provoca la distruzione di gran parte del centro storico, ultimata durante la ritirata tedesca. Alla fine della guerra, i pochi abitanti rimasti si armano di resilienza e tornano a vivere tra le rovine del comune. Dagli anni ’60 inizia una grande opera di ricostruzione di Pieve Santo Stefano.

Nel 1984 viene fondato l’Archivio Diaristico Nazionale (con sede nel Palazzo Pretorio) dallo scrittore Saverio Tutino per raccogliere epistolari, diari e tutte le memorie private della gente comune. Inoltre, Saverio Tutino istituisce – per far crescere l’Archivio – il premio Pieve di Santo Stefano (oggi Premio Pieve Saverio Tutino) dove vince lo scritto più inedito e particolare.
Con il passare degli anni, l’Archivio Diaristico Nazionale ha raccolto migliaia di scritti privati, diventando una preziosa raccolta della storia popolare italiana. Così, il paese che non aveva più alcuna testimonianza della sua antica storia si fa carico di quella del popolo di una nazione intera.

Dall’Archivio Diaristico Nazionale al Piccolo Museo del Diario
Nel 2013 viene inaugurato il Piccolo Museo del Diario che grazie ad un avanzato sistema multimediale rende facilmente fruibili le raccolte più interessanti dell’Archivio Diaristico Nazionale.
E’ suggestiva la parete con cassetti di legno da cui fuoriescono le varie storie tratte dai documenti conservati nell’archivio. I cassetti ricordano quelli della raccolta di Aby Warburg. Anche nel Piccolo Museo del Diario – come nella biblioteca Warburghiana – aleggia il nome di Mnemosine: personificazione greca della memoria.

La Stanza del Lenzuolo
Una stanza del museo è dedicata ad uno scritto privato molto particolare. Nel 1972, una contadina di nome Clelia Marchi perde suo marito in un tragico incidente e così con “Gnanca na busìa” ovvero “Neanche una bugia” (titolo del libro autobiografico pubblicato nel 1992) decide di scrivere, su un lenzuolo del corredo nuziale, la storia della sua vita e del suo grande amore.
“Le lenzuola non le posso più consumare col marito e allora ho pensato di adoperarle per scrivere.”
Clelia Marchi

Quella di Clelia Marchi è solo una delle commoventi testimonianze che rendono il Piccolo Museo del Diario un importante luogo di cultura e memoria da preservare. Perché lì, nel segreto quotidiano della gente comune è raccontata la nostra storia senza “Gnanca na busìa”.
Martina Antonini





