Cinema

Pierfrancesco Favino, il Libanese, il Traditore, Bettino e quella rosa ogni giorno

«Ogni mattina, per un tempo lunghissimo, ho lasciato una rosa bianca davanti alla porta di casa della mia prima fidanzata». “L’ultimo bacio“, il Libanese di “Romanzo criminale“, Buscetta di Marco Bellocchio, Bettino Craxi per Gianni Amelio, Bartali. Pierfrancesco Favino, un volto diverso per ogni personaggio, svela inaspettatamente un lato romantico, reso ancor più tenero e innocente dalla giovane età. Ha fatto il cameriere, il buttafuori, il pony express, le consegne dei pacchi di Natale, il buttafuori dalla discoteca, l’accompagnatore dei bambini sui cavalli a Villa Borghese. L’uomo tuttofare, 60.000 lire alla settimana e non si è mai alzato un telefono a raccomandarlo. Poi diventa l’attore del momento. Titolo che rifiuta “è come la coniglietta di Playboy sulla copertina del mese“. Tutto passa. Resta quello che sei stato sudando, con i sogni realizzati di bambino.

Le somiglianze sono impressionanti quando Favino si immerge in un ruolo: “In America hanno più l’idea dell’imitarli noi veniamo dalla scuola del travestimento. Ma il fine è arrivare all’anima di quei personaggi“. “Il traditore”, è il film che ha cambiato lo sguardo delle persone nei suoi confronti. Tutti gli attori vogliono cogliere l’anima di chi interpretano, ma Pierfrancesco riesce ad essere ammaliante. Non occorre essere belli, l’aurea che lo circonda ne fa un Dio greco in altezza, maestoso Adone nella prestanza, con quella serietà che non è scritta sul copione. Viene da dentro, e chissà da quali maestri.

Favino, ‘Del bullo ho solo la faccia’

La mano sporca di sangue che vuole afferrare Roma. Uno dei delinquenti di strada di periferia, che “Per inseguire il sogno ingenuo e terribile travolsero ogni ostacolo. Strinsero alleanze pericolose. Si credevano immortali.” Una storia ispirata a fatti reali, “Romanzo criminale” di Michele Placido, che gli valse il David per il miglior attore protagonista. Un film che gli ha sempre ricordato Pasolini e al suo “Accattone“, romanticamente; perché i protagonisti della pellicola di Michele Placido sembravano i ragazzini che Accattone incontra nella sua baracca. “Ho messo su circa nove chili” per il ruolo del Il traditore“. “Perché esiste una fisicità nella mafia” spiega Favino. “Stomaci rotondi, nonostante si curino, hanno l’aria rozza camuffata con i gabardine, e una presenza fisica che, a partire dalla respirazione, cambia il modo in cui guardi gli altri e come loro guardano te. Non era virtuosismo, ma desiderio d’incarnare il suo modo di vivere lo spazio e persino l’energia di un nome che rifiuta, di una spia“.

Se devo farle paura, mi devo mostrare gentile“. Disse Buscetta ad un magistrato in un interrogatorio. Pierfrancesco ha studiato bene questo ‘traditore’ della mafia, e il suo rapporto col giudice Falcone: ‘Tra me e lui c’è sempre stato un tavolo’, diceva lo stesso capomafia. La stessa nuca, sembianze ricostruite giammai artificiali, lo rendono perfetto nel ruolo di Bettino. L’incomunicabilità dell’uomo in esilio, dimenticato e arenato come quel vecchio carroarmato giacente sulla sabbia africana nel film. “Ho visto tutti i video che avevano a che fare con l’ultima fase della sua vita. Il respiro, il tono della voce, il fisico, appesantito dal problema alla gamba. Poi ho visto tutto quanto c’era del prima, anche per capire cosa fosse cambiato. Ho volutamente evitato le sue famose ‘pause a effetto’.” 

Pierfrancesco Favino, animale da palcoscenico

Ma bisogna trovare un qualcosa che ti faccia scordare del trucco; che ad ogni interpretazione possa dare la giusta credibilità, oltre un posticcio in faccia. Cinque ore e mezza ogni mattina per essere uguali a Bettino, ma guerrieri non ci si improvvisa in battaglia. Non basta uno scudo. È quel cuore da ‘sartina’ che lui dice di avere, a fare la differenza. “Soffro, sono allergico a me stesso. Mi vedo troppa bocca, troppa faccia, troppi peli… La verità è che io dentro sono biondo e glabro“.

Federica De Candia. Seguici sempre su MMI e Metropolitan Cinema!

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