Piggy è il nuovo film di genere thriller-drammatico, che racconta l’ennesima vicenda di body shaming e bullismo tra adolescenti, secondo la prospettiva della vittima.

Trama e recensione del film Piggy

Piggy film photo credits wikipedia

Il film Piggy narra la storia di un’adolescente sovrappeso, vittima di bullismo da parte dei suoi coetanei proprio a causa del suo peso. Piggy è il soprannome che le hanno assegnato tre ragazze a causa del suo eccesso di massa. La manifestazione di bodyshaming nei suoi confronti non si limita soltanto all’aggressione verbale, ma sfocia in veri e propri atti di bullismo. La protagonista, figlia di un macellaio è costantemente oggetto di atti aggressivi da parte delle su coetanee.

Un giorno questo odio verbale si trasforma in un’aggressione fisica durante una festa. Mentre la ragazza sta nuotando in piscina, le tre bulle sottraggono alla vittima gli abiti, tanto da costringerla a compiere un lungo percorso soltanto in bikini. Il tragitto verso casa e lungo, e la vittima è costretta a percorrerlo quasi interamente nuda. Mentre sta tornando verso casa, viene a conoscenza di un fatto inaspettato. Scopre che le sue persecutrici sono state sequestrate all’interno di un pulmino da parte di un uomo, che lei stessa aveva visto nella piscina. La scomparsa delle ragazze non passa inosservata.
Qualche giorno dopo cominciano le indagini, per tentare di ritrovare le tre ragazze scomparse. Piggy, testimone del rapimento, decide di vendicarsi dei torti subiti ripetutamente. Proprio per questo motivo decide di non rivelare nulla riguardo ciò che ha visto quel giorno.
Apparentemente il film Piggy sembrerebbe il tradizionale film sulla tematica di bodyshaming e bullismo. Ma in realtà non si tratta semplicemente di questo. La vicenda prosegue oltre, cercando di raccontare la storia di una vittima che ha subito troppi torti da parte delle sue coetanee adolescenti. La seconda tematica, per nulla secondaria rispetto a quella di bodyshaming riguarda la vendetta spietata da parte della vittima abusata. Quest’ultima è una tematica molto trattata nei film di genere horror.

Quello che sembra inizialmente una grave omissione da parte della protagonista, si rivela invece essere una giusta vendetta per i numerosi torti subiti. Dal punto di vista della vittima la vendetta si rivela essere quindi una giustizia personale, una difesa che nessun altro le avrebbe concesso contro i ripetuti atti di bullismo. Questo lungometraggio, scritto e diretto da Carlota Pereda, deve essere letto seguendo due angolazioni diverse.
La prima angolazione riguarda il tema del bodyshaming, spesso trattato in film drammatici che però non risulta essere a se stante. Dall’altro lato la tematica della vendetta ripercorre il percorso inverso del bullismo cui si assiste nelle scene iniziale. In questo caso il serial killer, protagonista del genere horror non viene considerato come l’antitesi del bene. In questo caso un omicida assume il ruolo di vendicatore di una povera sventurata, che non ha la forza e le armi per difendersi da sola. Mentre il serial killer cerca di raggiungere una sua missione personale, nel contempo aiuta a vendicare la vittima di bullismo.
La trama così fatta riesce quindi a ricreare una soluzione che può soddisfare più o meno lo spettatore, destando la sua attenzione fino alla fine del film. Un altro aspetto di questo film riguarda l’epiteto che le ragazze hanno assegnato alla vittima bullizzata. Piggy diventa infatti non più un epiteto, ma un nome nuovo che caratterizza la ragazza come oggetto di derisione da parte dei suoi coetanei. Queste ultime finiranno per riconoscere il vero nome di Piggy soltanto nel momento in cui si ritroveranno in pericolo di morte. In questo modo la protagonista riesce ad ottenere la sua vendetta circa un contesto impostole da qualcun’altro. Attraverso le azioni del serial killer, anche Piggy riuscirà a liberarsi del giudizio sociale per ottenere finalmente la sua libertà personale dai pregiudizi.

Sonia Faseli

Segui su Google News