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Pilar Del Rio: “Mio marito Josè Saramago era un uomo leale e non accettava la censura”

Pilar De Rio, giornalista spagnola ha vissuto una lunga storia d’amore con il marito Josè Saramago conclusasi nel 2010 anno della scomparsa del grande autore portoghese.

La traduttrice sarà tra gli ospiti dell’ultima puntata della settimana di “Oggi è un altro giorno” in onda su Raiuno dove si racconterà tra carriera, vita privata alla conduttrice Serena Bortone e troverà spazio un ricordo del marito del quale ricorre il centenario dalla nascita. La Del Rio a metà degli anni Ottanta incontra Josè Saramago, sposato due anni dopo. La coppia dopo le nozze si trasferiva a Lanzarote dove hanno vissuto per oltre vent’anni. Il loro è stato un sodalizio anche professionale poichè la donna si è occupata della traduzione di diverse opere del marito come Todos Los Nombres (1997), La Caverna (2000) e le postume Claraboya (2011) Alabardas, alabardas, Espingardas, espingarda (2014).

Pilar De Rio, il ricordo del marito Josè Saramago

Pilar Del Rio ed il marito Josè Saramago
Pilar Del Rio ed il marito Josè Saramago

Attualmente vive a Lisbona, dove presiede la Fondazione Josè Saramago con sede nella Casa Don Bicos. Nel corso di un’intervista rilasciata a La Repubblica, la giornalista ha anche rilasciato dichiarazioni sul famoso marito. Alla domanda sulla parola preferita dallo scrittore, rispondeva:

“Lealtà. Saramago era un uomo leale. Non parlo di quella cosa terribile chiamata fedeltà. No! Parlo di lealtà: attitudine di fermezza rispetto agli amici, alle cause in cui credeva, che fossero le Madri di Plaza de Mayo, l’Esercito zapatista in Chiapas, i palestinesi, o la lotta contro la pena di morte ovunque”.

Fonte La Repubblica

La traduttrice ha ricordato gli ultimi anni e l’influenza del paesaggio vulcanico di Lanzarote nelle opere del marito:

“Lì gli sembrava di essere in contatto con il primo giorno della creazione, quando non esisteva un albero, un seme, un animale. La solitudine, il deserto. Saramago diceva: così è stato e così sarà, siamo tutti destinati a finire, compresa la Cappella Sistina. Diceva che avremmo dovuto rispettare il pianeta Terra come rispettiamo la Sistina”.

Fonte La Repubblica

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