“Ora c’è uno sguardo nei tuoi occhi, come buchi neri nel cielo”. Ad evento avvenuto risuonarono queste parole in Shine On You Crazy Diamond, versi dedicati all’amico di una vita Syd Barrett. Il primo leader del gruppo perso ormai nell’oblio della follia ed ora scomparso. Ma questa discesa negli inferi sarebbe iniziata molti anni prima. Il 29 giugno 1968, pubblicazione di un album tra i più estranianti dei Pink Floyd: A Saucerful of Secrets. Un’ opera caratteristica per la band inglese, figlia del tempo che viveva e dei suoi movimenti culturali. Ma soprattutto risultato di quella che era l’evoluzione interna e artistica del gruppo progressive più famoso di sempre.

Una sinistra compresenza nei crediti del cd, di David Gilmour e il già citato Barrett evidenzia quanto ibrido e unico sia A Saucerful of Secrets. I Pink Floyd stavano esattamente attraversando ‘il periodo’ della cupa inquietudine. Come un adolescente che lotta per scoprire la propria identità, il suono della band si faceva qui più oscuro e contraddittorio. Complice il decorso psichico del suo leader che inevitabilmente contaminava il colore e le atmosfere dell’album. Le sette tracce che lo compongono rimangono ad oggi, l’ultimo lavoro dei Floyd guidato dal pittore e cantante di Cambridge.

Break Notizie Pink Floyd in cinque

L’ambiguità del quinto elemento in Saucerful Of Secrets

A Saucerful Of Secrets viene registrato e missato tra l’agosto del 1967 ed il maggio del 1968 negli studi Abbey Road, prodotto da Norman Smith. Creazione influenzata in modo evidente, dal precedente The Paper At The Gates Of Dawn, l’album contiene brani diventati testimonianze inequivocabili della mutazione che stava avvenendo; del passaggio da un sound comunque immerso nell’epopea della British Invasion, ad una sempre più evidente direzione verso la sperimentazione. Il disco si apre con Let There Be More Light, una pulsante ed esplosiva litania, interamente composta da Roger Waters. La canzone presenta espliciti riferimenti a Lucy in the Sky with Diamonds di firma beatlesiana.

Un rito tra cacofonia ed evocativa poesia eufonica

Il secondo pezzo è Remember a Day. Iniziano ad emergere i sintomi di una tendenza sempre più manifesta per lo space rock ed un climax di sospensione e nostalgia. La slide guitar di Syd ed il pianoforte di Richard Wright rendono questo brano uno dei più rappresentativi dell’epoca. Ma è con Set the Controls for the Heart of the Sun, che il disco comincia a prendere la sua più autentica fisionomia. Le chitarre sono commiste tra Gilmour e Barrett in un unicum che lo rende oggetto da collezione. Il testo di Waters ha frasi pescate a piene mani da libri di poesia cinese della dinastia Tang, con la batteria di Nick Mason dalle sonorità tribali. L’album acquisisce ora la forma di un rito tra cacofonia ed evocativa poesia eufonica.

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Have you got it yet ? Have you got it yet? Oh, by the way, which one’s Pink?

In Corporal Clegg la perfida ironia della penna di Waters si presenta al pubblico, con una lirica che tratta il tema autobiografico di suo padre e della seconda guerra mondiale. Argomento che tornerà in The Final Cut prendendo la parodistica parvenza, del soldato che perde una gamba in battaglia, vista quindi come un trofeo ‘da esibire’ sarcasticamente celando ombre non trascurabili. Ma è in Jugband Blues che il vortice della pazzia in cui Barrett sta precipitando si svela del tutto. Brano per il quale lo stesso Syd, chiese all’ Esercito della Salvezza di partecipare, salvo poi comunicargli di eseguire tutt’altra melodia rispetto al resto del gruppo.

Fiaba conturbante e ripetitiva, Jugband Blues è un inno involontario che Barrett compie al suo protrarsi nel buio. “Che in realtà non sono qui e mi chiedo chi potrebbe star scrivendo questa canzone” recitava nel finale. D’altronde Waters in un’intervista raccontava di quando suonò per l’ultima volta con Syd; trovandosi ad arrangiare con lui, un brano dal titolo Have you got it yet? . Waters si accorse che il suo fraterno amico stava inconsapevolmente cambiando il giro di accordi, ogni volta che questo ricominciava. Da quel momento fu evidente per il resto della band che suonare con lui era impossibile. Syd Barrett fu allontanato. Il cantante riapparse con una divina casualità, solo quando i Floyd stavano registrando in suo onore Wish You Were Here nel 1974.

Psycanprog

y d pinkfloyd p era il titolo originario di Saucerful

La traccia omonima dell’album è senza indugi, l’ingresso ufficiale dei Pink Floyd nel regno del Rock Psichedelico. A Saucerful Of Secrets è un’opera sinfonica con organo e gong, eseguita in vari adattamenti, con un’introduzione strumentale di più di otto minuti – crossover sperimentale tra space rock, ambient e jazz – portando il gruppo e la storia della musica su altri pianeti, altre dimensioni. Brano poi ripreso in Ummagumma e nella sezione delle Celestial Voices, nell’iconico quanto leopardiano struggimento del film Pink Floyd : Live at Pompeii. In cui un cristologico David Gilmour sembra urlare il dolore dell’esistenza in una cornice più unica che rara.

La copertina affidata come sempre al geniale fotografo Storm Thorgerson è un collage di tredici immagini. Una ispirata al fumetto di Dottor Strange, un’altra rappresenta un alchimista, bottiglie ed ampolle, una ruota con i segni zodiacali ed il sole ed altre stelle. Anche questa componente rende quest’album, cosi importante per il passaggio e la trasformazione che i Floyd hanno raggiunto in tutti gli anni 70′. Non fatichiamo quindi a ritenere che senza A Saucerful Of Secrets non avremmo avuto gran parte della musica progressiva e forse non avremmo avuto affatto, gli stessi Pink Floyd.

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