Politica

Primarie del PD: il problema politico del voto online

L’attesa delle primarie del PD è essa stessa le primarie del PD? Dopo aver atteso a lungo, mercoledì 11 gennaio sono state definite le modalità e la data delle primarie del Partito democratico. Un aspetto molto discusso tra le fazioni interne è stato quello del voto online, permesso sì, ma solo in alcuni casi.

Il punto di stallo è stato il voto online. Mentre il governo continua a commettere una serie di scelte definibili come “errori di comunicazione”, l’opposizione avrebbe potuto dare un segnale e invece non l’ha fatto. Lo stesso Enrico Letta, rimasto neutrale a fare da mediatore durante le riunioni, ha commentato: “Avevamo la possibilità di fare goal a porta vuota, ma non l’abbiamo fatto perché stavamo discutendo di regole“. È il tempo, conclude Letta, di confrontarsi sui temi e le questioni che interessano gli italiani. 

Un aspetto poco considerato è la necessità di riportare i giovani all’interno del dibattito politico. Per farlo il voto online sarebbe potuto essere un primo importante passo. Qual è il problema del voto online per le primarie del PD?

Candidati primarie del PD - photo credits: web
Candidati primarie del PD – photo credits: web

Primarie PD: cosa è stato deciso?

Il PD ha discusso data e modalità delle primarie del partito. Una discussione non senza problemi, in particolar modo sul voto ibrido, non solo in presenza ma anche online.

È stato infine deciso mercoledì 11 gennaio 2023 che le primarie del PD per l’elezione del nuovo segretario del partito si terranno il 26 febbraio. Per il voto online, dopo il rischio di prolungare la discussione, è stato confermato ma solo in alcuni casi.

Voto online sì – previa iscrizione a un apposito registro – ma solo se:

  • residenti o domiciliati all’estero
  • persone disabili o malate
  • chi abita lontano dai gazebo per il voto

Enrico Letta si dice soddisfatto del risultato raggiunto, definendolo “il migliore punto di caduta possibile, date le condizioni“.

Qual è il problema del voto online?

Il problema del voto online è un problema politico. L’utilizzo o meno del voto online è infatti strategico. Non è un caso se a proporlo è stata proprio la candidata Elly Schlein. La sua motivazione era il tentativo di combattere la disaffezione dell’elettorato, ampliando gli strumenti di partecipazione. Molto del sostegno di Schlein potrebbe provenire infatti in larga parte dagli studenti o dai lavoratori fuori sede. Rientrano proprio nella categoria dei “giovani”, cioè quelli che sono più affezionati all’idea del voto online.

Chi si oppone al voto online, non intervenendo o dicendosi contrario punta alla necessità di “incontrarsi”. La deputata Paola De Micheli ha motivato la sua contrarietà al voto online scrivendo su Twitter “Prima degli statuti viene la nostra comunità, le persone che vogliono partecipare per decidere“. Si tratta di due visioni della politica completamente opposte: da una parte una politica che vuole essere più facile da raggiungere, dall’altro una politica che vuole una prova dell’interesse dei votanti. 

Mentre Gianni Cuperlo non si è espresso sulla questione, l’altro candidato Stefano Bonaccini ha definito la proposta del voto online come “sbagliata, irrealistica e inapplicabile” per mancanza di tempo. Eppure il voto online sarà possibile per alcune persone attraverso l’iscrizione a un registro. Perché non allargare la platea? Di fronte a un disinteresse nella politica dei più giovani, i più sensibili ai temi di cui la sinistra si è fatta portavoce, limitare il voto online appare come un autogol inspiegabile.

La decisione presa sembra assecondare il raggiungimento del potere del singolo, invece di creare un’opposizione capace di essere tale.

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Articolo di Giorgia Bonamoneta

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