Medico della Lazio: “Il Coronavirus sta morendo, dato spazio agli incapaci”

Foto dell'autore

Di Redazione Metropolitan

Il campionato ancora non conosce date e modalità della ripresa dopo l’avvento del Coronavirus. In questo stallo che dura ormai da diversi mesi, l’ipotesi di blocco definitivo non è ancora tramontata. Mentre i club attendono di conoscere il proprio destino, Ivo Pulcini (direttore sanitario della Lazio) ha fatto della situazione toccando diversi punti.

Ivo Pulcini, medico della Lazio: ” Non esiste la malattia, ma esiste il malato”.

Il medico della Lazio, Ivo Pulcini, si è intrattenuto in una lunga intervista ai microfoni di Radio Radio, una delle più famose emittenti radiofoniche dell’etere romano. Ecco le sue dichiarazioni in merito al momento, influenzato dal Coronavirus, dello sport:

“Il Coronavirus sta morendo? Secondo me sì, perché la manipolazione ha prodotto un danno grave che riguarda non la letalità, perché la letalità come dice il Professor Tarro è dell’1% non è alta, il 90% delle persone affette guarisce spontaneamente; ma dalla contagiosità. L’elevata contagiosità che poteva far affluire nelle strutture sanitarie una quantità esagerata di persone”.

Parole dure rivolte contro il Cts:

“Non esiste la malattia, ma esiste il malato. Bisogna che il medico si riappropri della propria identità, della propria autonomia e della propria libertà. Perché non me lo deve dire il politico quello che devo fare. Ho le ultime linee guida del Comitato Tecnico Scientifico in cui si dice che i tamponi devono essere per la collettività, ma questo non è un problema della scienza, bensì della politica. Il Comitato Tecnico Scientifico non ha voluto sentire la voce del medico del calcio che vive sul campo e non vive dietro una scrivania. Vive dove non c’è la scienza pura ma, c’è l’evidence based medicine, che cammina parallela a quella scientifica. Se si uniscono vanno a vantaggio della salute e della popolazione. La medicina non è una scienza; la medicina è un’arte. Per essere un artista purtroppo non basta la laurea. Altrimenti troveremmo tutto sui libri. Questo capita quando si fanno dei protocolli spesso dannosi. Se in qualche caso avessi usato il protocollo, il paziente sarebbe morto. Oggi la superficializzazione dei titoli è grave. Forse c’è il desiderio di creare questa confusione per dare spazio alle persone incapaci che occupano dei posti sbagliati, e se la domanda è sbagliata capite com’è risposta”.

Seguici su Metropolitan Magazine