Cinema

“Quando Scriveva Lietta”: omaggio alla Tornabuoni, storica firma de “La Stampa” – TFF38

In questo momento in cui la resilienza diventa uno dei valori più importanti, pensiamo che il cinema, attraverso la pluralità di voci dei suoi autori, possa ben raccontare tutte le sfaccettature dell’umanità, grazie a un nuovo modo di collaborare basato sulla diversità e sull’innovazione, segnando il passo dei tempi e adattandosi a questa nuova era; così il Torino Film Festival rende omaggio a Lietta Tornabuoni in “Quando Scriveva Lietta“, storica e indimenticata firma del quotidiano “La Stampa” con un incontro che vedrà protagonista Natalia Aspesi (del comitato artistico della manifestazione) insieme a Stefano Francia di CellePiera Detassis (presidente dei David di Donatello), e Rita Di Santo, presentando e commentando alcuni film delle sezioni più importanti, ricorderà, grazie a una iniziativa articolata, la personalità di Lietta e il suo stile raffinato, mettendo in luce un legame forte, durato decenni, tra due donne che si consideravano amiche, colleghe e sorelle.

Lietta Tornabuoni: una vita dedicata al giornalismo

"Quando scriveva Lietta" - Lietta Tornabuoni - © tutti i diritti riservati
Quando scriveva Lietta” – Lietta Tornabuoni © tutti i diritti riservati

All’anagrafe faceva semplicemente Giulietta. Era in realtà discendente di Lucrezia, la madre di Lorenzo il Magnifico e di una una famiglia che ha segnato la storia toscana e il Rinascimento italiano, dal nome completo: Lietta Tornabuoni. Per gli appassionati di cinema resta come una di quelle figure che sembrano esistite da sempre e che sarà difficile non vedere, accucciata nel suo posto in prima fila, a tutte le proiezioni per la stampa dei film che verranno. Di lei restano certamente la grande curiosità per l’arte, il mestiere, la forte onestà intellettuale che la hanno accompagnata nei lunghi anni di militanza come critico cinematografico del quotidiano “La Stampa“.

Cinema, cronaca, costume e società

Lietta scriveva volentieri anche di cronaca, di costume e di mutamenti della società tanto è vero che il suo libro forse più bello resta “Sorelle d’Italia“, mentre restano memorabili i suoi ritratti della grande famiglia del cinema racchiusi in volumi come “Era Cinecittà” o “Album di famiglia della tv“. Le piacevano le interviste, autentici schizzi da pittrice delle parole, con cui fissava idee, gesti, attitudini dei grandi incontrati nel corso della professione. Ai festival, dove per anni ha fatto coppia fissa con Natalia Aspesi, non si faceva mai problemi ad alternare il mestiere del critico con quello del cronachista. Indimenticabile il suo sodalizio letterario con Oreste del Buono, amico e collega con cui divideva il disincanto sull’umanità e l’umanità dei sentimenti.

"Quando scriveva Lietta" - Rai Storia - © tutti i diritti riservati
Quando scriveva Lietta” – Rai Storia© tutti i diritti riservati

L’ultima recensione: “Hereafter” di Clint Eastwood

È stata in servizio fino all’ultimo giorno: nonostante il malore che l’aveva colta a una proiezione, i suoi articoli sono apparsi sulle pagine de “La Stampa” fino all’appassionata recensione dell’ultimo film di Clint Eastwood, “Hereafter“, forse non per caso dedicato al mistero della vita oltre la morte. Occhi mobilissimi, battuta pronta, sorriso distante, Lietta Tornabuoni rimane una “gran dama” del nostro giornalismo e del cinema, appartata nel privato quanto coraggiosa e decisa nelle scelte pubbliche.

Matt Damon in "Hereafter" un film di Clint Eastwood - © tutti i diritti riservati
Matt Damon in “Hereafter” un film di Clint Eastwood© tutti i diritti riservati

Dama di prima fila

Lietta scelse la via della scrittura dopo il matrimonio che la portò appena diciottenne a Roma dove cominciò a scrivere, nel 1949 per “Noi Donne“, il settimanale dell’Unione Donne Italiane. I successivi passaggi nelle redazioni di “Novella“, “Espresso“, “Europeo” forgiarono la sua passione per il giornalismo d’inchiesta e d’opinione regalandole il gusto per il lavoro ben fatto, la meticolosità dell’informazione, la sintesi fulminante del giudizio e dell’opinione. Per un breve periodo scrisse al Corriere della Sera, uno dei più autorevoli e brillanti inviati del quotidiano torinese.

Scriveva di tutto, articoli sempre esemplari che si leggevano avidamente, memorabili pezzi su Pasolini, interviste a Cossiga o a Fellini, inchieste negli Usa e in Cina sulla terribile vedova Mao, sull’ attentato terroristico alle Olimpiadi di Monaco del ‘ 72 e sul rapimento e omicidio di Aldo Moro nel ‘ 78. Quando muore un grande professionista, lo si ricorda come una persona che al lavoro ha dedicato tutta la sua vita. Lietta aveva molto amato il giornalismo, e lo amava ancora, malgrado le tante delusioni che negli anni capita sempre di subire. Ma aveva dedicato molto di sé stessa agli affetti, con una silenziosa generosità che faceva parte del suo stile di vita rigoroso e appartato. 

Quando scriveva Lietta“: l’omaggio del Torino Film Festival

Lietta Tornabuoni e Natalia Aspesi - © tutti i diritti riservati
Lietta Tornabuoni e Natalia Aspesi – © tutti i diritti riservati

L’appuntamento è per domani, 22 novembre 2020 alle ore 17:15 in diretta streaming sul canale YouTube del TFF in cui verrà ricordata la personalità di Lietta e il suo stile raffinato. L’omaggio sarà anche occasione per presentare il volume “Quando scriveva Lietta” realizzato dal Museo Nazionale del Cinema in collaborazione con “La Stampa“, che raccoglie alcuni dei suoi articoli più rappresentativi. La pubblicazione sarà disponibile per il download sul sito del Torino Film Festival

Le parole di Natalia Aspesi

“All’inizio Lietta ed io venivamo mandate ai festival per fare la parte frivola, non la critica, andavano per raccontare come erano vestiti i registi e le star“, racconta Natalia Aspesi. “Il lavoro del critico, quello vero, veniva fatto dalle penne illustri dei nostri giornali. Noi eravamo inseparabili, ci divertivamo tantissimo a guardare i film e a scrivere, non c’era competizione forse perché scrivevamo per giornali diversi. Con gli anni Lietta è diventata il critico cinematografico ufficiale de La Stampa, non limitandosi più alla presenza ai festival ma occupandosi del cinema in tutte le sue declinazioni”.

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Giuliana Aglio

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