Queen & Slim è una di quelle opere prime nate dall’impellente bisogno di esprimersi e di raccontare una realtà ormai insostenibile. Ha in sé  tutta la forza del movimento Black Lives Matter e tutta la bellezza di un’estetica nuova e personale. La regista, Melina Matsoukas, è infatti l’autrice di celebri videoclip tra cui Formation di Beyoncé

Queen & Slim è quindi prima di tutto un racconto al femminile. Oltre alla Matsoukas è Lena Waithe l’altro nucleo di questo progetto. Sceneggiatrice, show runner e attivista, Waithe, crea una protagonista forte e risoluta che sposta su di sé il peso e l’equilibrio della narrazione. Sullo schermo, al suo esordio cinematografico, è Jodie Turner-Smith a darle concretezza. Accanto a lei, il celebre Daniel Kaluuya di Scappa – Get Out.

Jodie Foster-Smith e Daniel Kaluuya nella prima scena di Queen & Slim - Photo credit: web
Jodie Foster-Smith e Daniel Kaluuya nella prima scena di Queen & Slim – Photo credit: web

“Queen & Slim”, idea e sviluppo

Queen & Slim è il viaggio di due condannati, criminali agli occhi della legge ed eroi per gli altri afroamericani che incontrano nel cammino. I loro nomi vengono rivelati solo alla fine, per tutto il film rimangono appunto Queen e Slim, lei e lui. Sono simboli di un intero popolo piegato alle regole e allo sguardo degli altri, schiacciato dal peso di una violenza brutale e ingiustificata da secoli.

Tutto inizia quando, alla fine di un disastroso appuntamento fra i due, un posto di blocco si conclude in tragedia. È il poliziotto, però, a rimanere ucciso e a costringere entrambi alla fuga. Slim, remissivo e spaventato vorrebbe confessare. Queen, avvocato, sa bene che non servirebbe a niente se non a diventare “proprietà dello Stato”. Nel disperato tentativo di sfuggire all’inevitabile, questo road movie verso la libertà diventa un lungo, ultimo, anelito di vita.

Jodie Foster-Smith in Queen & Slim - Photo credit: web
Jodie Foster-Smith in Queen & Slim – Photo credit: web

Una storia oltre il road movie

Oltre l’automatica ed errata associazione con Bonnie e Clyde, Queen & Slim è un film “for the Culture”, ossia per il pubblico afroamericano. Parla a loro e di loro, senza preoccuparsi di farsi più leggibile, più facile per un pubblico generalista. L’unico bisogno che spinge la narrazione è la definizione di una nuova rappresentazione, verosimile, in cui potersi riconoscere e rispecchiare. Personaggi a tutto tondo, con linguaggi, abitudini, esperienze e paure che possono essere comprese pienamente solo dentro un certo contesto sociale.

Ogni scena è impregnata di riferimenti alla cultura e all’identità afroamericana, in tutte le sue accezioni. Componente essenziale, per esempio, è la musica, come è giusto che sia nell’esordio di una regista che proviene dal mondo dei videoclip. La colonna sonora, mette insieme artisti molto diversi, dal gospel di Marvin Sapp al rap di Vince Staples, per creare un ritratto musicale più completo possibile. E per sottolineare le grandi differenze, anche di gusti, fra i due protagonisti, naturalmente.

Foto di backstage di Queen & Slim - photo credit: web
Foto di backstage di Queen & Slim – photo credit: web

Estetica, rappresentazione e resistenza

Una parte essenziale del film, inoltre, è giocata sul tema dell’aspetto. Prima della tragedia Queen è una donna elegante e formale, che tuttavia non intende adeguarsi ai canoni caucasici. Le lunghe trecce ne sono la prova. Slim ha uno stile sciatto che, in linea con la sua timidezza, lo fa passare inosservato. Il loro cambiamento è quasi l’equivalente della trasformazione dei supereroi dei fumetti, viene reso epico dalla regia stessa, per enfatizzarne il valore.

In quel momento Queen e Slim cambiano identità, mettono da parte loro stessi e diventano inconsapevolmente altro, un simbolo, una metafora della resistenza nera. Ogni aspetto della vita rappresentata affonda le radici in ambienti e comunità che lottano per far sentire la propria voce. A questo proposito, è d’obbligo segnalare la presenza anche se in un piccolo ruolo, di Indya Moore, celebre attrice e attivista queer che lotta per una migliore rappresentazione della comunità transessuale.

Indya Moore (destra) in una scena di Queen & Slim - photo credit: IMDB.com
Indya Moore (destra) in una scena di Queen & Slim – photo credit: IMDB.com

Un messaggio profondo, oltre la trama

In Queen & Slim, il modo in cui viene plasmata e raccontata la realtà è tutto. Sapere o meno se i due protagonisti riusciranno a raggiungere Cuba, come Assata Shakur, e salvarsi non è il fulcro del film. La loro fuga, infatti, è continuamente interrotta o deviata, in secondo piano rispetto all’immagine eroica che si crea intorno a loro. Diventa sempre più chiaro, anche ai personaggi, che il loro destino non è necessariamente sopravvivere, quanto rendere indimenticabile la lotta per la sopravvivenza, così da tramandarla ad altri.

Stile e scopo di “Queen & Slim”

Esteticamente l’influenza del videoclip è innegabile, anche se regge bene la prova del lungometraggio. Si nota nelle scelte di fotografia e colore, all’eccentricità dei costumi di scena e, come accennato, nel rapporto intrinseco delle immagini con la musica. Il risultato, nell’insieme, può sembrare ostico a un pubblico di avventori. 

Non è forse il primo film da guardare per avvicinarsi alla realtà afroamericana da zero, ma sicuramente uno dei più interessanti da mettere in lista. Il suo scopo non è quello di spiegare a chi non sa, ma di parlare a chi già conosce, rappresentare il mondo per loro. E lo fa in maniera ineccepibile e memorabile.

Daniel Kaluuya e Jodie Turner-Smith in Queen & Slim : Photo credit: web
Daniel Kaluuya e Jodie Turner-Smith in Queen & Slim : Photo credit: web

Articolo di Valeria Verbaro

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