Venerdì 3 ottobre, un ristretto gruppo di giornalisti ha visitato Gaza City per circa tre ore, accompagnato dall’esercito israeliano. I reporter hanno dovuto seguire il percorso già tracciato dall’IDF ed è stato loro imposto di non avere alcun contatto con i palestinesi ancora presenti in città. Tutti i resoconti della visita e gli articoli hanno dovuto superare un controllo da parte delle autorità, che li hanno letti e approvati.
L’obiettivo di Netanyahu era mostrare ai media un presunto tunnel rinvenuto sotto i resti di un ospedale che era gestito dal governo della Giordania. Secondo il primo ministro, l’edificio sarebbe poi passato sotto il controllo di Hamas, che se ne sarebbe servito per produrre razzi. Non ci sono prove a conferma di questa ipotesi.
La stampa internazionale ha attraversato le macerie di Gaza City
Il convoglio ha percorso il corridoio di Netzarim, che divide il nord della Striscia di Gaza dal resto della zona tra «edifici distrutti e cumuli di cemento», come riportato da Sam Mednick di Associated Press. Luc Bronner, corrispondente da Gerusalemme di Le Monde, ha raccontato il suo ingresso nel cuore di Gaza City, dove qualche edificio è rimasto in piedi: «Qui c’è una moschea, con il minareto spaccato in due e l’edificio principale collassato […] Più avanti un parco giochi per bambini con scivoli colorati, oggi ridotto a un ammasso di plastica e metallo intrecciati».
Tutta la visita concessa da Israele alla stampa internazionale è stata accompagnata dal suono degli spari e delle esplosioni nelle vicinanze. Riporta Adam Parsons di Sky News: «Si sentivano i boati delle esplosioni, i colpi d’arma da fuoco, il ronzio dei droni, i rumori dei soldati che si muovevano tra le rovine e i rombi dei motori dei carri armati. Di tanto in tanto c’era silenzio. Non si sentono uccelli, né gente che chiacchiera. Nulla. È inquietante».
Federica Checchia





