Cantante, rapper, doppiatore: sono solo alcuni dei talenti di Shade, al secolo Vito Ventura, l’unico (o comunque tra i pochissimi) rapper senza tatuaggi. Classe 1987, ha alle spalle ormai 13 anni di carriera, un numero di tutto rispetto se consideriamo che non si è mai montato la testa ed è rimasto fedele al vero motore della sua vita: la musica. Nonostante l’estate, il tour estivo e i mille impegni, ci concede un’intervista dove racconta il suo punto di vista del panorama musicale italiano attuale. Reduce da un importante soggiorno in ospedale, si è ripreso in fretta, regalandoci la sua nuova hit estiva, scritta e registrata in tempi record: Iconica.
Shade si racconta così: “la hit estiva che non è una hit estiva” (ma è Iconica)

MM: Come stai? Hai subito un ricovero importante recentemente. Ora è tutto ok? Quanto questo ha influito sul tuo lavoro?
“Come stai” è sempre una domanda tanto semplice quanto complessa! Purtroppo sul lavoro il ricovero ha inciso molto, ho perso molto tempo e molte occasioni e come sai gli addetti ai lavori nel nostro ambiente non brillano esattamente per empatia e sensibilità. Per esempio: il loro “come stai” lo sto ancora aspettando! Diciamo che invece fisicamente sto meglio, ho lavorato molto per riprendermi il mio corpo prima possibile per poter sostenere le tante date estive.
MM: Hai scritto Iconica in tempi record, hai continuato a fare live e non hai mai perso di vista il tuo pubblico. Ci racconti come nasce l’idea di fare un tormentone estivo che non sia tale? Quanto è correlata Iconica a “Odio le hit estive” di qualche anno fa?
Non posso perdere di vista il mio pubblico anzitutto perché sono pochi ma buoni quindi riesco a tenerli d’occhio tutti! E poi tengo davvero tanto a loro. Sono i miei cuccioli e abbiamo bisogno rispettivamente l’uno dell’altro. Per la canzone mi sono proprio detto “sai che c’è? Fanc**o!” Avevo poco tempo e non volevo fare la solita hit estiva canonica, sapevo che tanto non avrei avuto radio né tv né media a supportarmi e quindi ho fatto quello che mi piaceva. Esattamente come fu per Odio le hit estive, correlazione azzeccatissima!
MM: Parliamo del contest: da dove nasce l’idea? E soprattutto, quanto è importante continuare a mantenere il contatto con i fan?
L’idea nasce dal fatto che ormai veramente per far diventare virale su Tik Tok un brano si spendono cifre folli. Molti lo tengono nascosto (ci provano) ma non c’è molto di organico in quei successi. Mi sono detto se hai la fortuna di avere delle economie importanti, perché non le sfrutti per regalare qualcosa a qualcuno? E così ho fatto. Sono in dirittura d’arrivo con la decisione finale anche se non è stato facile per niente!
MM: Come giustamente spiegavi per il contest di Iconica, le etichette discografiche sfruttano la popolarità, spesso mettendo da parte il talento e l’impegno. Ti va di raccontare come mai hai deciso di diventare indipendente?
Io ho la fortuna di vivere di musica ormai dal lontano 2013 e in questi anni ne ho viste di ogni. Tanti artisti essere i numeri uno e poi diventare nessuno in tempi davvero brevi, con conseguenze disastrose sulla loro salute mentale. Purtroppo non voglio più sottostare a certe dinamiche, sono anagraficamente e mentalmente maturo abbastanza da capire quando si fa più il mio male che il mio bene. Forse non avrò il successo di altri ma ho le spalle larghe abbastanza da cavarmela anche da solo.
MM: Sempre a proposito di etichette: credi che le nuove leve siano in grado di distinguere lo “sfruttamento” derivante dalle views da chi, invece, crede veramente in loro?
Io spero sempre di sì, anche se è facile montarsi la testa vedendo arrivare i primi numeri! All’epoca a 16 anni me la montai pure io per aver vinto il tecniche perfette davanti a 300 persone scarse, figurati loro che ora si vedono magari passare dalla cameretta alla top ten!
MM: Parliamo di Sanremo: cosa ne pensi di tutta la polemica sui cantanti spinti dai manager? Qual è il tuo pensiero su quanto accaduto, ad esempio, a Olly o ad Angelina (e del blocco che ha dovuto subire per riprendere in mano la sua salute)?
Avere un buon manager è sicuramente un grande aiuto, non prendiamoci in giro! Ma perfino l’allenatore migliore del mondo comunque non gioca, sono i giocatori che fanno poi la differenza in campo. E Olly e Angelina sono artisticamente due fuoriclasse. Mi dispiace molto per il periodo complicato di Angelina, sono felice però che si stia prendendo il suo tempo le auguro ogni bene.
MM: Ti vedremo a Sanremo 2026?
Complicato ma non impossibile cioè fosse per me figurati andrei anche a fare le pulizie all’Ariston!
MM: Ma il rap deve essere veramente così misogino? Quasi tutti i dissing fanno riferimento alla “tipa” di qualcuno (vedi Fedez e Tony Effe). È veramente necessario?
Secondo me no, ma culturalmente siamo cresciuti anche con le battle di freestyle in cui “mamma” e “tipa” sono l’insulto standard. Ovviamente quasi nessuno pensa davvero quelle cose anzi io e Fred (De Palma, ndr) per esempio ci sfidavamo con le nostre stesse fidanzate davanti che ridevano ad ogni barra! Forse però alcune canzoni sono un po’ gratuite e oggettificano un po’ troppo. È come il black humor secondo me: se proprio devi farlo va fatto bene, e non tutti riescono.
MM: E su questo, quanto le donne sono influenzate secondo te dalla misoginia nel mondo rap ma anche della musica in generale?
C’è sicuramente una fattore condizionante in tutta questa società di oggi, ma vedo negli ultimi anni più consapevolezza e presa di posizione. Anche io tante volte ho detto cose di cui non vado fiero ma Michela Murgia diceva che bisogna dare l’opportunità di imparare anche le cose che non si possono insegnare. C’è bisogno di persone che vogliano imparare. E io sono disposto a farlo.
MM: Tre cose che cambieresti e tre cose che apprezzi dell’industria musicale italiana.
L’ossessione e la rincorsa ai numeri/playlist/viralità. Le menzogne cioè il doversi vendere sempre per vincenti, annullare i tour con scuse campate in aria per non ammettere che si è venduto poco ecc. La cattiveria gratuita. Apprezzo la voglia di spaccare senza prevaricare gli altri, la genuinità di un sorriso nel pubblico, riascoltare un pezzo che ti gasa dopo averlo scritto.
MM: Ci fai uno spoiler dei tuoi progetti per l’anno prossimo?
Può succedere davvero tutto e niente, ma nel dubbio spero cose belle e di essere felice!
Marianna Soru





