Maledette strade. Ci permettono di risparmiare tempo, ma in alcuni drammatici casi sono così insensibili da togliercelo per sempre. Purtroppo non fanno eccezioni. Che tu sia giovane o vecchio. Campione o gregario. Di fronte al destino non esiste una così immediata possibilità di cambiare un’esito, già ampiamente deciso, in fretta e furia. Quelle strade ci hanno soprattutto insegnato che anche le leggende possono essere così fragili… che anche uomini grati alla loro vita, possano alla fine rimanere beffati da lei stessa. Da Gaetano Scirea a Drazen Petrovic. Ragazzi, prima di fuoriclasse, che lasceranno in noi sempre un enorme vuoto . Pur consapevoli dell’inutilità di porsi interrogativi irrisolvibili. Ma da una parte sembra anche rispettoso riflettere sul cosa sarebbe stato. Stesso discorso per Radivoj Korac. Ricade oggi, infatti, il 51° anniversario dalla sua scomparsa. Per omaggiarlo ripercorriamo la sua carriera. Dall’inizio a un finale che ci piacerebbe ancora attendere.

Radivoj Korac, un portiere dalle mani fatate

Radivoj Korac nasce in Jugoslavia, nella provincia della Vojvodina. Precisamente a Sombor, da dove poi parte in cerca di fortuna a Belgrado. Nella capitale jugoslava inizia a giocare per il Radnicki. Con le mani ci sa fare eccome, ma per i primi anni verranno impiegate altrove. Non per disturbare continuamente le povere retine. Infatti, Radivoj Korac vive prima un’esperienza da calciatore. Per l’esattezza da estremo difensore. Passa comunque veramente poco prima che Korac passi dal proteggere la propria porta ad attaccare con maestria il canestro avversario. Tutto questo grazie a “Bora” Stankovic. Uno dei padri della pallacanestro jugoslava, che da lungimirante qual è decide di far esordire Korac con l’OKK Beograd.

Korac
Zucko Korac

I risultati sono spaventosi. Il suo è un talento inedito. Un’ala grande mai vista nei parquet balcanici. La sua mano mancina crea un feeling quasi intimo con la retina. Questo grazie a una tecnica di tiro estremamente efficace. Riceve palla, se la porta sopra la testa, stacca la mano destra dalla sfera e, saltando leggermente in avanti, appoggia con la sinistra verso il canestro. Non proprio al passo coi tempi… ma il suo nome è quasi sempre tra i più alti nei tabellini. Korac lo si può considerare come un giocatore completo. Attacca il ferro senza alcun timore e si rivela anche un eccellente passatore. Particolare pure il suo rituale dalla lunetta. Tiene prima il pallone ad altezza ginocchia per poi rilasciare. Risultati? Si dimostra quasi infallibile. Non a caso è stato capocannoniere per 7 stagioni consecutive in Jusoslavia. Un record che nessun altro è riuscito a eguagliare.

Korac (quasi) come Wilt Chamberlain

Il roster dell’OKK profuma di storia. Infatti oltre a Korac, ci sono anche Miodrag Nikolic e Slobodan Gordic. Due pionieri del movimento jugoslavo. Una squadra molto affascinata dalle competizioni europee, dove Radivoj mette in mostra tutto il suo talento. In particolare il 14 gennaio del ’65. La sfida è contro gli svedesi dell’Alvik BK Stoccolma. Una gara in cui Korac gioca da vero e proprio alieno. Mette i primi due liberi e da lì non smette più di fare centro. In qualsiasi modo e da qualsiasi posizione. Termina con un 11/14 dalla lunetta e 44 canestri dal campo. Peccato che, pur consapevoli di assistere a un evento di portata storica, nessuno in panchina si fosse preso la briga di segnare i punti. Ma a occhio e croce si direbbe che Korac abbia messo a referto ben 99 punti! Arrivando quasi a scomodare un certo Wilt Chamberlain, che mantiene il record con 100. Tutta colpa del coach Stankovic che lo tiene in panchina per gli ultimi minuti. Se no, molto probabilmente, staremo qua a parlare di un record mondiale

Korac
Korac contrastato da 2 avversari

Zucko, come veniva soprannominato in patria, nel 1967 termina la sua avventura a Belgrado. Ad aspettarlo c’è una nuova esperienza, questa volta all’estero. Firma per il Liegi e conquista subito il campionato belga. Ma ciò che rimane più impresso dell’anno in Vallonia è la sua apparizione a un programma televisivo in cui viene sfidato a tirare 100 liberi. In studio appare un canestro e Korac lascia tutti di stucco. 100/100 con il pubblico letteralmente impazzito. Nella carriera di Radivoj c’è anche un breve periodo italiano. Il suo percorso in Belgio si esaurisce dopo nemmeno una stagione. Approda, quindi, al Petrarca Padova.

La tragica scomparsa

L’acquisto di Korac non dà al club i risultati sperati. A fine stagione i patavini devono dire addio alla massima serie. Per Zucko, invece, è sempre la stessa storia. Anche in Italia conquista il titolo di miglior marcatore della stagione. Confermandosi ancora come un giocatore dalle mani d’oro. Poi, purtroppo è andata come peggio non poteva. E’ il 2 giugno del ’69 e Korac si trova alla guida della sua Volkswagen in una strada che collega Vogosca e Semizovac, vicino a Sarajevo. Sta facendo ritorno da un’amichevole tra la nazionale jugoslava e una selezione della Bosnia. Quel viaggio gli sarà fatale. Muore in un incidente d’auto. La sensazione è quella di aver perso un vero e proprio patrimonio di questo sport.

Korac ai tempi di Padova

In suo onore la FIBA decide di dedicargli un trofeo: la Coppa Korac. Con il premio, tra l’altro, ideato da suo fratello Djordje, di professione scultore. Una competizione conquistata in ben 10 occasioni da club italiani (primatista Cantù con 4 affermazioni). L’ultima edizione si è disputata nel 2002 e da quell’anno ricopre il ruolo di Coppa Nazionale in Serbia. Dopo la morte il suo paese ha deciso che nessuna partita di basket si sarebbe disputata in un anniversario della tragedia.

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