Cultura

Raffaella Carrà, icona inconsapevole della comunità LGBTQ+

Raffaella Carrà, icona LGBTQ+, aveva idee molto chiare su tematiche di questo tipo. In un periodo in cui ancora si discute se approvare o meno la Legge Zan, ricordiamo le parole della Carrà che inconsapevole si è felicemente ritrovata ad essere un’icona per la comunità LGBTQ+.

Raffaella Carrà è anche l’icona LGBTQ+ per eccellenza. La regina indiscussa della televisione italiana, e non solo. Ieri si è spenta dopo una breve malattia che non aveva confidato a nessuno dei suoi amici e colleghi. Ha lasciato un grande vuoto nel mondo dello spettacolo e non solo. Grandissimo impatto ebbe, infatti, nella cultura italiana. La showgirl è stata fondamentale, come sappiamo, nella liberazione di un intero paese ancora imbrigliato nel perbenismo cattolico d’altri tempi.

Senza filtri era la libertà sessuale che lei cantava, passando per il Tuca Tuca e Tanti Auguri. L’emancipazione femminile e la messa in mostra dell’ombelico, sono solo alcuni dei simboli di una carica trasgressiva e rivoluzionaria che riecheggia ancora oggi. Cantava di amori liberi e non convenzionali, in un’epoca fortemente condizionata da preconcetti. Viste queste premesse, non poteva mancare un suo sostegno a quella che oggi chiamiamo la comunità LGBTQ+, espresso in tempi non sospetti.

“Oggi, quando si parla delle adozioni a coppie gay ma anche etero, faccio un pensiero: ‘Ma io con chi sono cresciuta?’ Mi rispondo: con due donne, mia madre e mia nonna. Facciamoli uscire i bambini dagli orfanotrofi, non crescono così male anche se avranno due padri o due madri. Io le ho avute. Sono venuta male?“

Dichiarazione fatta dalla Carrà nel 2016 La Verità.

Ilaria Festa

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