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Rave party (e non solo): cosa si rischia con il nuovo reato

Lunedì è stato presentato un decreto legge con tutti i primi provvedimenti decisi dal nuovo governo e tra questi vi è l’introduzione di misure per contrastare e punire i rave party illegali. Diversi giuristi hanno però dato l’allarme sulla scrittura dello stesso decreto che, utilizzando parole generiche, rischia di essere utilizzato in maniera arbitraria. In materia giuridica le parole sono importanti e la vaghezza lascia molto margine di manovra. Il rischio è che non siano soltanto i rave party a essere colpiti, ma anche raduni e proteste spontanee (non organizzate), come le proteste studentesche avvenute all’Università di Roma la Sapienza.

A mettere il dubbio sulla vaghezza e quindi sull’applicazione reale di tale decreto vi è la banale constatazione che non si parla mai di “rave party”. Anche se il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e la presidente del consiglio Giorgia Meloni hanno fatto esplicito riferimento al rave party di Modena nella presentazione del decreto, il suo contenuto non è affatto così specifico.

Il reato è quello di “invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici o privati, commesso con un numero di persone superiore a 50”. Lo scopo deve essere quello di organizzare un raduno (n.d.r. generico) da cui potrebbe derivare un pericolo per l’ordine o la salute pubblica. Il sottotesto è la vaghezza che permette libertà di azione e reazione. In merito la giurista Vitalba Azzollini ha spiegato che la norma servirà a sgombrare qualunque occupazione non autorizzata, anche quelle all’interno dei licei per esempio.

Rave party - photo credits: web
Rave party – photo credits: web

Governo Meloni contro i rave party (e non solo)

Giorgia Meloni era stata molto chiara dichiarando che si sarebbero occupati delle urgenze del Paese. Il primo decreto del governo contiene però misure quali lo stop all’obbligo vaccinale anti-Covid per chi svolge professioni sanitarie, stop all’obbligo di mascherina negli ospedali e una norma a contrasto dei raduni, presentata per essere contro i rave party.

La misura contro i rave party (e non solo) è stata presentata per essere soprattutto contro i rave party, ma il testo è tanto generico che permette di interpretare caso per caso la definizione di “raduno pericoloso”. Non solo è vago, ma le pene presentate sono spropositate. Si va dai 3 ai 6 anni per chi organizza un raduno, con multe da 1.000 fino a 10.000 euro. Non ci sono dubbi, il decreto-legge sarà convertito in legge in breve tempo e questo perché il governo gode della maggioranza in Parlamento. L’opposizione si è già espressa sui dubbi e sulla gravità di presentare una norma che a tutti gli effetti sembra essere una limitazione della libertà dei cittadini.

 Cosa dice la nuova norma contro i rave party?

Cosa introduce il nuovo articolo 434 bis del Codice penale per essere definito pericoloso? Il testo della norma punisce:

L’ invasione per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica consiste nell’invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici o privati, commessa da un numero di persone superiore a cinquanta, allo scopo di organizzare un raduno, quando dallo stesso può derivare un pericolo per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica.

Si tratta di un approccio ideologico alla gestione della sicurezza, non tecnico o pratico. Il testo modifica anche il codice antimafia e dispone misure di prevenzione personale a chi si macchia del nuovo reato di raduno. Sono previste, per esempio, intercettazioni telefoniche, messaggi WhatsApp e videochiamate. Anche il concetto di sequestro del materiale è piuttosto vago e se per il rave party consiste nei sistemi audio, nel caso di altri raduni di cosa si tratterà? Secondo il ministro degli Interni Piantedosi tale norma avvicina l’Italia alla gestione dei rave party degli altri Paesi europei, ma a mancare nel decreto-legge è il termine stesso “rave party”. 

Legge contro i rave party o Stato di polizia: i rischi dell’articolo 434 bis

A nominare lo Stato di polizia è stato Giuseppe Conte. Il leader del Movimento 5 Stelle si è espresso con preoccupazione, definendo tale norma “un’esibizione muscolare di un governo impregnato di un’ideologia iniquamente e soverchiamente repressiva“. Domandarsi se la libertà di manifestazione è in pericolo è lecito, perché il testo è tanto vago da lasciare il dubbio su come giudici e forze dell’ordine potranno agire su tutti i raduni spontanei. 

Nel diritto penale ogni parola è importante e per questo il termine “raduno” al posto di “rave party illegale” è emblematico. Con questo termine si va a criminalizzare qualsiasi tipo di riunione in un edificio pubblico o privato con più di 50 persone. Anche i concetto di ordine pubblico, incolumità pubblica o salute pubblica sono arbitrari e possono subire modifiche nel tempo.

L’articolo 17 della Costituzione italiana sancisce il diritto dei cittadini di riunirsi pacificamente, anche il luogo aperto al pubblico e senza richiesta di preavviso (raduni spontanei). Tali riunioni in luogo pubblico possono essere vietate per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica. Parlare di “pericolo” e non di “comprovato pericolo” apre all’opportunità di vietare una manifestazione senza la dimostrazione di pericolosità di questa.

Il decreto contro i rave party è quindi di uno strumento contro qualsiasi tipo di manifestazione, da quelle studentesche a quelle dei lavoratori. Anche se il governo afferma il contrario, questa norma lede la libertà di tutti a radunarsi, scambiarsi opinioni e manifestare.

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Articolo di Giorgia Bonamoneta.

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