Dopo il suo incontro con Donald Trump, alla Casa Bianca, Re Carlo III proseguirà la sua visita ufficiale negli Stati Uniti dirigendosi a New York. L’intento è, naturalmente, mettere in risalto i legami culturali ed economici tra il Regno Unito e gli USA, soprattutto in un momento in cui la cosiddetta “relazione speciale” tra le due potenze appare piuttosto sotto pressione. La visita di Stato del monarca, offuscata dalle tensioni legate alla guerra con l’Iran, è iniziata a Washington, con l’accoglienza in pompa magna riservata a lui e a sua moglie, la regina Camilla, da parte del presidente statunitense.

La tappa newyorkese vedrà i reali partecipare alla cerimonia di deposizione di una corona di fiori al memoriale dell’11 settembre, in occasione del 25° anniversario degli attentati terroristici. Il sindaco della Grande Mela, Zohran Mamdani, non dovrebbe incontrare il sovrano in privato. Sarà, tuttavia, presente all’evento. «Questa atrocità è stata un momento cruciale per l’America. Il vostro dolore e il vostro sgomento sono stati percepiti in tutto il mondo», ha dichiarato Carlo al Congresso, ricordando gli attacchi al World Trade Center e al Pentagono. «Eravamo al vostro fianco allora. E siamo al vostro fianco ora, nel solenne ricordo di un giorno che non sarà mai dimenticato».

Le parole di Trump e “l’imbarazzo” di Re Carlo III

Queste parole giungono poco dopo le ultime esternazioni di Trump, che ha affermato che Carlo concorderebbe con lui sul fatto che all’Iran non dovrebbe per alcun motivo possedere armi nucleari. I commenti del presidente potrebbero causare un certo imbarazzo tra i collaboratori reali, dato che le opinioni del re potrebbero essere state rese pubbliche contro il suo volere.

Nel suo discorso al gala di martedì sera, tenuto in onore dei royals, Trump ha dichiarato: «Stiamo lavorando un po’ in Medio Oriente in questo momento. E stiamo andando molto bene. Abbiamo sconfitto militarmente quell’avversario in particolare, e non permetteremo mai a quell’avversario, Carlo è d’accordo con me ancora più di quanto lo sia io, di possedere armi nucleari. Lo sanno. Lo sanno bene. E lo sanno con grande forza». Poco dopo, un portavoce di Buckingham Palace ha aggiustato il tiro con il seguente comunicato: «Il re è naturalmente consapevole della posizione di lunga data e ben nota del suo governo sulla prevenzione della proliferazione nucleare».

Federica Checchia