Come riportato da Variety, i Red Hot Chili Peppers avrebbero autorizzato un documentario, prodotto da Netflix, che racconterà l’ascesa della band, nata a Los Angeles negli anni Ottanta. Il progetto è diretto da Ben Feldman, con il contributo, tra gli altri, dei due membri del gruppo Anthony Kiedis e Flea, sarà intitolato The Rise of the Red Hot Chili Peppers e sarà disponibile sulla piattaforma a partire dal 20 marzo.

Nell’annunciare l’opera, Feldman ha ringraziato la famiglia di Hillel Slovak, il primo chitarrista dei RHCP, morto per overdose di eroina nel 1988. Queste le parole del regista: «In fondo, questa è una storia in cui è possibile identificarsi profondamente, sulle amicizie che plasmano le nostre identità e sul potere duraturo dei legami forgiati durante l’adolescenza. Ciò che è meno comprensibile, ovviamente, è che quegli amici hanno poi creato una delle più grandi rock band della storia. Sono profondamente grato alla band e alla famiglia di Hillel per la loro fiducia e generosità, e a Netflix per aver contribuito a portare questa storia sul palcoscenico mondiale».

I RHCP prendono le distanze dal documentario

In seguito all’annuncio, tuttavia, la band ha rilasciato una dichiarazione per prendere le distanze dal progetto. «Circa un anno fa», si legge nella nota, «ci è stato chiesto di essere intervistati per un documentario su Hillel Slovak. Era uno dei membri fondatori del gruppo, un grande chitarrista e un amico. Abbiamo accettato di essere intervistati per amore e rispetto per Hillel e per la sua memoria. Questo documentario, però, viene ora pubblicizzato come un documentario sui Red Hot Chili Peppers, il che non lo è. Non abbiamo avuto nulla a che fare con esso a livello creativo. Dobbiamo ancora realizzare un documentario sui Red Hot Chili Peppers. Il soggetto centrale di questo speciale Netflix è Hillel Slovak e speriamo che susciti interesse per il suo lavoro».

Federica Checchia