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Golf a 18 buche: la decisione che cambiò le regole

Come tutti sappiamo, una gara di golf si svolge convenzionalmente sulle 18 buche: sembra una legge immutabile, ma non è sempre stato così. Fino al 1764 ci sono stati campi da 12, 15 buche ed altri numeri casuali, non essendo regolamentata la questione.
Lo stesso Old Course di St. Andrews era formato da 12 buche, 10 delle quali venivano giocate due volte per arrivare a 22, numero standard di buche da completare dell’epoca. Tra storia e leggenda, scopriamo come si è arrivati alle attuali 18.

Come ogni cambiamento epocale, tutto parte dal R&A Golf Club of St. Andrews

Nel 1764, i golfisti di St.Andrews decidono di accorpare le quattro buche più corte del percorso per formarne solo due. Essendo un campo a 12 buche il numero si restringe a 10, e quindi 8 di queste è necessario giocarle due volte: arriva in questo modo il fatidico numero 18. Bisognerà aspettare quasi un secolo prima che altri percorsi si uniformino.
A St. Andrews però la diminuzione alle 10 buche genera qualche problema logistico: nel 1832, il Lord di Clanranald suggerisce di creare dei green doppi per sopperire alla carenza di spazio. Il progetto viene quindi disegnato nel 1836 e mostra due buche sul quinto green, chiamato Hole O’Cross, condiviso con la buca 13.
L’idea funziona e nel 1842, il Royal & Ancient stabilisce un giro di 18 buche ma, visto che il campo non dispone materialmente di tale numero, vengono usate bandiere di colori diversi sullo stesso green per differenziarle.
Agli inizi del ‘900, le 18 buche diventano lo standard nel design dei campi da golf e nel 1958 il R&A Golf Club di St. Andrews emette nuove regole, la prima delle quali riguarda proprio il numero di buche: “Un round dei Link, o 18 buche, è considerato una partita, salvo diversamente stabilito.

In futuro non molto lontano, il numero delle buche potrebbe diminuire

Ai giorni nostri, giocare per circa 5 ore e percorrere 18 buche sta diventando quasi un lusso. Impegni lavorativi e vita frenetica impediscono ai più di trovare il tempo necessario per un lungo e rilassante giro di golf. C’è da dire però che giocare solo 9 buche sembra davvero poco.
L’idea che sta trovando riscontri è quella d’introdurre più campi a 12 buche. Oltre al risparmio di tempo e il giusto compromesso tra lunghezza e divertimento, questa soluzione porterebbe diversi benefici a tutto il sistema. In un momento storico dove si parla spesso di Circoli in grave crisi economica (tranne negli USA, a quanto pare) di certo la cura e la gestione di campi a grandezza ridotta comporta meno spese per i Golf Club. Diminuiscono i costi di gestione, manutenzione, fertilizzanti, acqua, con un risparmio che sminuisce in minima parte il gioco, garantito da 12 buche in ottime condizioni e giocabili in un tempo ragionevole. Qualche purista di sicuro storce il naso all’idea, grandi campioni tra i quali Jack Nicklaus sono invece favorevoli, parlando di giri extra-gara. Ovviamente, il parere dell’R&A sarà determinante anche in questo caso, ma stanno già sorgendo nuovi campi a 12 buche, specialmente negli U.S.A. e in Canada, con grande soddisfazione dei golfisti e dei proprietari dei circoli.

David Mario Arciero
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