Games

Retronerd #3 – The King of Fighters

I picchiaduro raggiungono l’apice del loro splendore all’inizio degli anni Novanta. Verso il finire degli anni Ottanta, il celebre Street Fighter di Capcom faceva da padrone tra cabinati e console casalinghe. Etichettato come primo picchiaduro ad incontri in grafica 2D (la grafica tridimensionale fu adottata successivamente nel 1993 da Sega con il suo Virtua Fighter) ebbe davvero poca concorrenza.

The King of Fighters: la storia del miglior picchiaduro di casa SNK

La software house giapponese SNK Corporation decise di pubblicare sul mercato i suoi primi titoli picchiaduro per cabinati e console casalinghe come il Neo Geo CD – che fu una delle prime console targate SNK a supportare CD-ROM – in grado di competere con la saga di Capcom, in particolare con Street Fighter II.

Terry Bogart contro Joe Higaishi, protagonisti di Fatal Fury (1991) picchiaduro di punta di SNK prima del crossover The King of Fighters (1994). Fonte: web

SNK decise quindi di pubblicare, rispettivamente nel 1991 e nel 1992, due titoli: il celebre Fatal Fury, con protagonisti i fratelli Terry e Andy Bogart, che rivoluzionò il genere implementando due piani da combattimento in un unico stage in cui i personaggi potevano combattere, e Art of Fighting che, invece, mostrava danni visibili e modifiche ai vestiti durante gli scontri più concitati.

Questi due titoli di punta nel genere picchiaduro portarono a SNK un discreto successo. La loro presenza nei cabinati arcade era indiscussa ma non tale da poter superare l’ormai acclamato Street Fighter.

Nel 1994, dopo il consolidamento dei picchiaduro di casa SNK suddetti, e l’introduzione sul mercato del titolo Midwest, Mortal Kombat, la software house giapponese decise quindi di pubblicare un capitolo crossover che comprendeva i personaggi di punta di Fatal Fury, quindi la presenza certa dei fratelli Bogard, e di Art of Fighting, e alcuni da Ikari Warriors e Psycho Soldier.

Nasce The King of Fighters, il primo picchiaduro ad incontri crossover tra diversi titoli SNK con personaggi di altre saghe che accompagnano personaggi inediti come Kyo Kusanagi, diventando protagonista e volto principale della serie. The King of Fighters ebbe così tanto successo come titolo crossover che, negli anni, SNK ha deciso di renderlo un picchiaduro canonico.

Uno scontro in The King of Fighters ’99 per PSX. Fonte: web

La saga adottò l’anno d’uscita accanto al suo nome, proprio perché SNK aveva intenzione di serializzarlo proprio come se fosse un titolo sportivo. Ogni anno, The King of Fighters presentava aggiunte al roster dei personaggi e al gameplay.

Fu il primo picchiaduro ad adottare un team di personaggi a disposizione del videogiocatore ed un sistema di tag all’epoca davvero rivoluzionario.

Abbandonati i cabinati, The King of Fighters approdò sulle console casalinghe consacrandosi come uno dei migliori picchiaduro 2D sul mercato. Meritano un breve cenno le edizioni del triennio che va dal ’97 al ’99: le versioni Playstation e Sega Saturn sono quelle che hanno ottenuto maggior successo di vendite. La presenza di molti personaggi e la possibilità di averli in squadra è stata un valore aggiunto negli anni malgrado la volontà, da parte SNK, di non aggiornarsi ad una grafica 3D.

Un roster di personaggi davvero invidiabile, tratto da The King of Fighters ’99. Fonte: web

The King of Fighters, contrariamente a Tekken, continuava ad adottare una grafica 2D, molto colorata e stimolante che strizzava l’occhio alle vecchie glorie di inizio anni Novanta e dava quel feeling nostalgico che lo rendeva diverso dalla concorrenza. I fondali sempre ben curati, coloratissimi e ricchi di dettagli, circondavano i personaggi molto dettagliati dal punto di vista biografico – ognuno di loro adotta il proprio stile, la propria appartenenza geografica e, soprattutto, la serie videoludica di appartenenza.

All’inizio degli anni Duemila, The King of Fighters approdò sulle console di nuova generazione come Dreamcast e Playstation 2. Dopo l’edizione 2003, la serie adotta un sistema di numerazione a caratteri romani. L’ultimo capitolo, uscito nel 2016, The King of Fighters XIV introduce una grafica 3D con combattimenti in 2D, una trama nuova che gira attorno ad un nuovo personaggio, un magnate russo che mette in piedi il nuovo torneo in cui partecipano le vecchie glorie del titolo che negli anni hanno subìto vari restyling grafici.

L’ultimo capitolo, King of Fighters XIV del 2016. Fonte: web

The King of Fighters negli anni è approdato su tutte le console casalinghe e portatili. Ultimamente, è presente anche sul mercato mobile con il titolo The King of Fighters Allstar – per Android e iOS – ottenendo le lodi da parte della critica. La sua versione mobile si discosta dal genere ad incontri a favore di un picchiaduro in stile beat ‘em up a scorrimento con elementi RPG. Per arricchire il roster e l’appeal degli utenti, sono presenti anche i principali personaggi di Tekken: Jin Kazama, Heihachi e Kazuya Mishima e Lars Alexandersson.

In conclusione, The King of Fighters è uno dei pilastri del genere picchiaduro. Lodato dai nostalgici e preferito da chi esige un picchiaduro più “tecnico” e alla pari di Street Fighter – con cui condivide anche il fortunato crossover Capcom VS SNK per Playstation – è entrato nell’Olimpo dei videogiochi picchiaduro.

La golden age dei picchiaduro è ormai passata e quasi tutti gli esponenti del genere non hanno ottenuto grandi ricavi in termini di vendite. Si sa, il mercato videoludico è in costante cambiamento e rinnovamento e, purtroppo, alcuni generi passano spesso in secondo piano. Con l’augurio che The King of Fighters ricalchi i fasti di un tempo, vi saluto dandovi appuntamento alla prossima settimana con la rubrica Retronerd con un altro classico della software house SNK: l’indimenticabile Metal Slug!

Alla prossima retrogamers!

Qui tutti i nostri articoli!

Seguiteci su Facebook e Instagram!

Adv

Related Articles

Back to top button