Cultura

Revolutionary Road- la recensione | Metropolitan Magazine

Revolutionary Road. Vite spezzate. Insoddisfatte, ingenue nella speranza di poter essere di più, di voler essere di più. Nel disperato e deleterio tentativo di compiere un miglioramento che parte dall’esterno e non dall’interno, ritornano sempre al loro condizione di partenza. 

Come un boomerang che ti ritorna con altrettanta forza, fino alla completa consapevolezza di non esserci riusciti, di aver anzi deteriorato e distrutto anche quel poco di bellezza che poteva esserci e che alla fine c’è sempre se sai dove guardare. Revolutionary Road è una storia che non ha nulla da invidiare ad una tragedia greca. Un inizio gaio e piacevole e una fine drammatica, funesta. 

Lo scrittore Richard Yates
Lo scrittore Richard Yates (photoedit:web)

 Ambientata nell’America degli anni ’50 che inizia a mostrare i difetti di una grande nazione: capitalismo, materialismo, conformismo, razzismo. Difetti che solo in pochi riescono a cogliere.Quella America verso cui tutti iniziano a tendere, sempre di più, per raggiungere quel sogno ma che nasconde quella disperazione, quel vuoto in cui non tutti hanno il coraggio di guardare.

Copertina del libro Revolutionary Road edito da Minimum Fax
Edizione di Minimum Fax, 2017 (photoedit:web)

Ma la perfezione non puoi solo cercare di incarnarla, devi anche presuntuosamente metterla in scena. Devi comporre il perfetto ritratto di famiglia. Una casa lontano dal fragore della città; il vialetto fiorito; tanti bambini; un televisore nuovo; le uscite nel weekend con i vicini di casa. 

La felicità in comode rate.

Per Frank e April Wheeler le cose sono diverse, devono essere diverse. Odiano l’idea stessa di adeguamento, non a caso il secondo titolo dell’opera è “I non conformisti”. Il loro vialetto rimarrà sempre incompleto, spoglio. I loro discorsi con gli unici due amici e vicini di casa ,i Cambell, non si limitano a consigli genitoriali, l’ultimo modello di televisore, “deliziose queste tartine”. Si conversa sul mondo, del futuro, del passato, di ciò che si è stati, di ciò che si vorrebbe essere.  

Partendo dall’assunto che tutto è possibile, che niente deve rimanere per forza così com’è, i Wheeler si accorgono piano piano di vivere una vita comune, non quella che speravano per se stessi. 


“Per anni ho pensato che noi condividessimo un segreto: che noi due saremmo stati meravigliosi nel mondo.”  (April Wheeler)

Lei attrice mancata diventata poi casalinga, lui impiegato in un’azienda che fabbrica e vende calcolatori elettronici (gli avi dei pc), la stessa azienda per cui aveva lavorato il padre per anni, la stessa azienda che rappresenta l’idea di convenzionalismo americano che Frank odia ma al quale si adatta perché è a dir poco “ironico” per lui lavorare nella stessa azienda del padre.  

Prima edizione del libro Revolutionary Road, 1961
Copertina della prima edizione del libro, 1961 (photofit:web)


“Se uno vuole giocare alla casa deve trovarsi un lavoro, se uno vuole giocare alla casa molto carina, una delizia di casa allora deve avere un lavoro che non gli piace“.

Si innamorano l’un dell’altro quando avevano ancora tutta la vita davanti, quando i progetti erano ancora dei sogni, quando le storie di lui sulla guerra avevano ancora un effetto sulle persone, su di Lei.

“Non ho mai conosciuto nessuno di più interessante” (April Wheeler)

Cominciano col condividere un piccolo appartamento a New York ma quando lei rimane incinta decidono di trasferirsi in un posto tranquillo, perfetto per mettere su famiglia. Grazie all’aiuto di Mrs Givings trovano la casa perfetta, nel posto perfetto, per una vita perfetta a Revolutionary Road

Locandina del Film Revolutionary Road
Locandina film diretto da Sam Mendes, 2008
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I figli diventano poi due e l’idea di poter evadere, di fare la differenza essendo differenti si allontana.  Le frustrazioni per i fallimenti personali si ripercuotono inevitabilmente sul rapporto che sembrava così solido ma che si dimostra tanto fragile.  L’adulterio più che un’evasione sembra quasi una dimostrazione di virilità. 

Decidono di trasferirsi a Parigi ma è solo un cerotto su una ferita da arma da fuoco.

“No, non vuoi, perché non ti sei mai provato in nulla e se non ti provi in nulla, non puoi fallire… Ci vuole spina dorsale per vivere la vita che vuoi, Frank.”

Sarà il figlio della Sign. Givings John, ex matematico diventato poi pazzo, a smascherare quella inconsapevole messa in scena.

“- John Givings: Allora una coppia come voi due da cos’è che deve scappare? – Frank Wheeler: Forse stiamo scappando. Noi scappiamo dal vuoto disperato di tutta la vita qui, giusto? John Givings: Il vuoto disperato… Ora l’ha detto, molte persone sono coscienti del vuoto ma ci vuole un gran fegato per vedere la disperazione.”

Scena tratta dal film
Photoedit:web

Quello che poi succede sembra solo l’inevitabile risultato di un’equazione matematica, o semplicemente di una vita fatta di scelte sbagliate, come le persone che la vivono con te.

Quello stesso conformismo da cui così ardentemente cercavano di fuggire alla fine li ha subissati, divorati, sconfitti. Parigi rimarrà un sogno salvifico, un progetto incompiuto.

“Nessuno dimentica la verità. Si diventa solo più bravi nel mentire”
photoedit:web

È una di quelle rare occasioni in cui libro, edito da Minimum Fax (2017) e film (https://www.youtube.com/watch?v=0JuDMD6JeHg), diretto dal regista britannico Sam Mendes vincitore del premio oscar per la regia di “American Beauty”, sono equiparati; nessuno sovrasta l’altro. Ovviamente il piacere di leggere Richard Yates, di cui ho amato lo stile, va oltre i 119 minuti della pellicola, ma avendo conosciuto prima il film ho potuto ricreare i due protagonisti, Kate Winslet e Leonardo Di Caprio, e proiettarli nella mia mente attraverso le parole. 

Lo scrittore Richard Yates è perfetto nel descrivere la disperazione, a volte silenziosa, non solo di una coppia che “poteva essere ma non è”, ma di tutto ciò che li circonda. Ogni singolo personaggio vive una tragedia personale, vive la “sua” disperazione. 

Scena tratta dal film
photoedit:web

Questo mi ha riportato a  uno degli incipit più famosi della letteratura contemporanea:

“Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo” 

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