Il 2 novembre del 1975 moriva Pier Paolo Pasolini. A 44 anni dalla sua scomparsa lo ricordiamo attraverso i suoi capolavori.

Pasolini e Maria Callas. Credits: Foto dal Web

La notte tra il 1 e il 2 novembre 1975 venne assassinato Pier Paolo Pasolini. Dopo 44 anni ancora non si conoscono i reali colpevoli, esecutori e mandanti. E’ uno dei tanti misteri italiani che ancora non sono stati risolti.

Oggi vogliamo riscoprire, soprattutto a favore delle nuove generazioni, la vita e alcune opere di un grande regista e scrittore del ‘900.

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Pasolini nasce nel ’22 a Bologna ma si trasferisce spesso durante la sua infanzia. Uno dei luoghi in cui vive da bambino è Casarsa del Friuli, un posto al quale rimarrà molto affezionato e al quale dedicherà la sua prima raccolta di liriche, “Poesie a Casarsa”, scritte in dialetto friulano.Frequentò il Ginnasio a Cremona e, appassionandosi subito alla letteratura, si iscriverà alla facoltà di Lettere presso l’Università degli Studi di Bologna.

Nel dopoguerra scrive “Il romanzo di Narciso”, rimasto incompiuto e che parla esplicitamente della sua omosessualità. Successivamente ottiene la cattedra di materie letterarie presso una scuola media di Valvasone, in provincia di Pordenone. Da qui deve allontanarsi, trasferendosi a Roma insieme alla madre, a causa di un episodio che lo porta all’espulsione dalla scuola e dal Partito Comunista Italiano, al quale aveva aderito. Infatti Pasolini subisce l’accusa di atti osceni in luogo pubblico e di corruzione di minori. Nel corso degli anni ’60 compie numerosi viaggi all’estero per girare documentari. Successivamente dal 1973 collabora con il Corriere della Sera intervenendo in modo critico sui problemi del paese. Gli articoli sono raccolti nel libro “Scritti Corsari” pubblicato postumo.

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Pasolini e l’amore per il cinema e la scrittura

Pier Paolo Pasolini fu anche un grande regista e scrittore. Tra le opere letterarie più importanti ricordiamo due romanzi “Ragazzi di vita” e “Una vita violenta”. Tra i film da non dimenticare, il primo è “Teorema” del 1968. Inizialmente pensato nel ’66 come una tragedia in versi, successivamente diventa un lungometraggio diviso in due parti. La storia racconta di una famiglia industriale milanese che viene sconvolta dall’arrivo di un ospite misterioso: è un affascinante venticinquenne, che intrattiene rapporti erotici con la domestica, il figlio, la figlia, la madre e lo stesso capofamiglia Paolo.

Sempre nello stesso anno il lungometraggio fu sequestrato dalla Procura di Roma “per oscenità e per le diverse scene di amplessi carnali, alcune delle quali particolarmente lascive e libidinose, e per i rapporti omosessuali”. Era da poco stato presentato al Festival di Venezia ed era appena uscito nei cinema.

Credits: Bari International Film Festival

Altro capolavoro di Pasolini è “Mamma Roma” del 1962, con protagonista Anna Magnani. La storia racconta di una prostituta non più giovane che, in seguito al matrimonio del suo protettore Carmine con una contadina, decide di abbandonare il mestiere. Desiderosa di cominciare una nuova vita insieme a suo figlio Ettore, cresciuto in campagna, compra una casa alla periferia di Roma e si aggiudica un banco al mercato rionale.

Il film è un viaggio nell’umanità dolente delle borgate romane. Questo lungometraggio fa parte di una serie di racconti che rientrano in uno studio molto attento verso il territorio e lo sviluppo urbano, quando ancora non si parlava delle periferie. La prima proiezione si tenne alla ventitreesima edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

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Un altro lavoro che caratterizza il percorso artistico di Pasolini ricordiamo “Salò o le 120 giornate di Sodoma” del 1975. Il film è l’ultima opera dell’artista bolognese che uscì poco dopo la sua morte. Nella pellicola cerca di rappresentare una sua idea di Inferno tra scene di rapimento, di coprofagia, di rapporti pederastici, di sevizie. Chi trasgredisce quel regolamento inverosimile di perversione è condannato a morte fra tormenti e torture.

Celebriamo così Pasolini come un intellettuale dalle molteplici dimensioni che seppe sempre analizzare in profondità i problemi del nostro paese, spesso in anticipo sui tempi e con una forte carica di anticonformismo.

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