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Rieducare uomini violenti: il sostegno dello Stato

Cambiare sé stessi, si sa, è difficile. Questo vale a prescindere da quale e quanto corretto possa essere il proprio atteggiamento. È difficile farsi più furbi, più cattivi, più egoisti. Ma è difficile anche farsi più calmi, più democratici o più controllati. È un percorso lungo e insidioso, durante il quale niente può avvenire con la stessa facilità del mettere un piede in fallo e inciampare. Per chi si rivolge ai Centri per uomini maltrattanti, per quanto indulgenti si possa essere a riguardo, non vale di meno. Il lavoro che queste strutture mettono in pratica con gli uomini violenti è lungo e faticoso, ma di impagabile importanza per contrastare la violenza di genere. Per questo il Senato ha approvato una risoluzione per finanziare i percorsi che si fanno al loro interno.

Uomini violenti: la risoluzione

Con 221 voti favorevoli, all’unanimità dei presenti, il 25 maggio 2022, il Senato ha approvato la relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sui femminicidi sui “percorsi trattamentali per uomini autori di violenza nelle relazioni affettive e di genere”. Il documento identifica le tipologie di soggetti che potrebbero aver bisogno di rieducazione e per ciascuno suggerisce interventi di legge. Si citano: uomini già condannati, che, accettando di intraprendere questo percorso, potrebbero avere accesso alla libertà condizionata; uomini che hanno scontato la propria pena e sono in libertà ma potrebbero essere recidivi; quelli che hanno iniziato il percorso di riabilitazione in carcere ma non l’hanno concluso e quelli che non sono ancora condannati ma sottoposti a carcere preventivo.

In ultimo quegli uomini violenti non ancora denunciati o rispetto ai quali non sono ancora state adottate misure restrittive. Per loro si opererebbe in autentica prevenzione del reato, piuttosto che nella sua punizione o correzione postuma“. La Commissione propone di potenziare i Centri, spiegando che sono servizi di interesse pubblico e che, come tali, devono essere finanziati con risorse pubbliche. Sono inoltre considerati come fondamentali dalla Convenzione di Istanbul nella lotta contro la violenza di genere. Educare gli uomini violenti può salvare moltissime vittime. Sia al momento della violenza che in seguito.

9 milioni di euro per il 2022

“Abbiamo dato seguito agli investimenti destinati in via strutturale per i centri di riabilitazione e di recupero degli uomini maltrattanti lo scorso anno con un primo milione di euro, che è divenuto strutturale. Per l’anno 2022 abbiamo 9 milioni di euro […] 2 milioni andranno all’azione prevista dalle regioni”.

Ha dichiarato Elena Bonetti. Nel suo intervento in aula ha definito questo impegno un importante messaggio per le donne e per tutte le vittime.

Figli sani o tanto malati da dover essere curati?

Se l’uomo violento è un figlio sano del patriarcato, perché curarlo? Perché, come si è detto, i Centri per uomini maltrattanti possono salvare vite. Eppure la lotta contro la violenza di genere è tanto dura da non poter essere vinta senza un taglio netto alla radice. Educare è un’ottima cosa, ma continuerà a essere una necessità se prima non si cambia il sostrato patriarcale capace di generare mostri. Finché di uomini da educare possano non esservene più.

Sara Rossi

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