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Centro per Uomini Maltrattanti: sul fronte opposto

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Attaccare il problema dal fronte opposto. Ce l’hanno insegnato i libri in terza persona, l’introspezione e Robin Williams nel film “L’attimo fuggente”. Cambiare il proprio punto di vista, anche quando si pensa di conoscere qualcosa, è il modo migliore per avere una visione chiara. Quando si tratta di un problema pericoloso e resistente come la violenza di genere, poi, diviene di importanza capitale. Il Centro per Uomini Maltrattanti si propone di fare proprio questo, attivandosi per risolvere la vicenda a partire da chi ha commesso l’abuso.

Il primo Centro per Uomini Maltrattanti arriva in Italia nei Duemila

Il primo programma volontario rivolto al trattamento di uomini autori di violenza nasce nel 1977 a Boston, con il nome di Emerge. Il Fondatore, David Adams, sosteneva la necessità di un modello di trattamento simile a quello adottato per le donne vittime di violenza domestica. Il secondo centro nasce quattro anni dopo, a Duluth, ma a ratificarne l’importanza è il 1995. Nel corso della IV Conferenza mondiale delle donne, tenutasi quell’anno a Pechino, il programma di intervento trova posto nella Piattaforma d’Azione. Nell’ambito di questo quadro a lungo termine, l’ONU riconosce pertanto la validità di un’idea simile per favorire l’uguaglianza di genere.

In Italia il primo Centro per Uomini Maltrattanti apre nel 2005; nel 2019 un report ISTAT è arrivato a contarne 85. Aumento coerente con l’accrescersi dell’attenzione nei confronti della tematica della violenza di genere.

A livello normativo, il processo di trattamento maltrattanti è considerato da diverse leggi. Il Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2017-2020 lo ha incluso come priorità. La cosiddetta “Codice Rosso”, la legge 69/2019, regola la sospensione della pena per quei condannati che partecipino a specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero”.

Ma cosa prevede?

I Centri per Uomini Maltrattanti prevedono percorsi di sostegno e riabilitazione allo scopo di far terminare la violenza. Nella durata, il maltrattante impara le strategie per interrompere il comportamento violento, per migliorare autocontrollo e gestione della rabbia e, dalla seconda metà in poi, a relazionarsi con la partner. Gli uomini possono accedervi in maniera spontanea, quando si rendono conto di poter perdere il controllo, tramite suggerimento di persone vicine o su invito delle forze dell’ordine o della magistratura.

La gestione dei centri e dei servizi erogati è divisa da una rete tra: strutture sanitarie, organizzazioni contro la violenza di genere o a sostegno della persona, Comuni e altre organizzazioni. Il funzionamento è duplice: si tenta di reinserire il carnefice nella società e si protegge la vittima. Il Centro per Uomini Maltrattanti risponde all’unica mancanza delle Case delle Donne: quella di lasciare spesso i maltrattanti liberi di circolare. E di non salvarsi.

Sara Rossi

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