Il ministero della Salute francese ha riferito di aver individuato il primo caso di contagio da ebola sul territorio nazionale, nonché il primo accertato fuori dall’Africa. Si tratta di un medico rientrato dalla Repubblica Democratica del Congo, dove da più di un mese è in corso un’epidemia che, attualmente, ha causato oltre 230 morti e quasi 900 contagi accertati (numeri che, probabilmente, sono sottostimati). Il caso è stato identificato nella Francia continentale, e l’ONG Alima ha annunciato che il paziente è uno dei suoi dottori. Ricoverato in una struttura specializzata, risulta in condizioni stabili.
L’uomo presentava una carica virale molto bassa; si era imbarcato dalla capitale congolese Kinshasasu su un volo commerciale mentre era quasi asintomatico. Le sue condizioni sarebbero leggermente peggiorate durante il volo, ed è stato immediatamente assistito all’arrivo a Parigi. Prima ancora dell’ufficializzazione della malattia, le autorità hanno disposto il suo isolamento. «Abbiamo adottato tutte le misure precauzionali, compreso l’isolamento del paziente, al suo arrivo, con trasferimento in ospedale in condizioni di sicurezza per evitare qualsiasi rischio di contagio», ha dichiarato il ministero. La ministra della Salute Stéphanie Rist ha aggiunto che, poiché cinque persone a bordo dello stesso aereo potrebbero essere a rischio di contagio, sono in quarantena in via precauzionale.
Ebola, isolato il primo caso in Francia: il medico collaborava con l’ONG Alima, attiva in Congo
In Congo, il medico era coinvolto in una missione umanitaria con l’ONG francese Alima, che si occupa di offrire assistenza medica in situazioni di crisi. Il Primo Ministro Sébastien Lecornu sta monitorando la situazione da vicino. Nel frattempo, si sta procedendo all’identificazione di coloro che sono entrati in contatto con il paziente: questo potrebbe comportare tre settimane di isolamento domiciliare sotto stretto monitoraggio. Alima si è impegnata a «comprendere come sia potuta avvenire la contaminazione», dato che gli operatori umanitari sono normalmente soggetti a una quarantena di tre settimane in caso di contatto con casi infetti. «Fin dall’inizio del nostro intervento abbiamo adottato misure di prevenzione della contaminazione per proteggere i nostri team», ha affermato in un comunicato stampa.
Il caso è il primo identificato al di fuori del continente africano per l’epidemia, che sta colpendo principalmente la Repubblica Democratica del Congo, ma anche l’Uganda. Coinvolge un raro ceppo del virus, il Bundibugyo, contro il quale non esiste un vaccino, né una cura specifica. Il virus si trasmette attraverso il contatto diretto con i fluidi corporei delle persone malate, e provoca febbri emorragiche spesso letali. In queste settimane si sta diffondendo in particolare nella provincia congolese di Ituri, al momento isolata.
Federica Checchia





