Ecco la sintetica odissea di Marcoaurelio: il suo post virale tra ritardi, arrivi e partenze, che racconta come vivono in Sicilia i fuorisede.
Pare che gli uccelli migrino lontano per ragioni di sopravvivenza. Quando la temperatura del luogo di origine si fa insostenibile, migrano. E se da bambini lo stormo che disegnava ghirigori nel cielo ci affascinava, da adulti, la consapevolezza che quel volo migratorio rappresenti un tentativo (riuscito) di adattamento, si tinge di tinte più fosche, ci spinge a considerazioni più amare. Mi sono sempre chiesta se gli uccelli migratori facciano ritorno nelle terre di origine, senza mai trovare una risposta.
Dalle mie parti, giù in Sicilia, cresciamo con un monito, ripetuto come un mantra dalle nostre nonne: co nescia, arrinescia. Letteralmente: chi esce, riesce. Siamo un po’ fatalisti, giù in Sicilia, forse un po’ rassegnati. E chi ha studiato, chi conserva memoria dei voli migratori, ad un certo punto fa o farà le valigie perché “qui non c’è niente”, “qui non cambierà nulla”. Se vuoi riuscire, se vuoi che i tuoi sforzi vengano ripagati, prenoti un biglietto aereo, consapevole che il tuo volo, migratorio come quello degli uccelli costretti dalla necessità, affascinerà qualche bambino intento a contemplare le scie che il velivolo disegnerà nel cielo, spingerà a considerazioni più amare gli adulti ormai disincantati. Sempre se riuscirai a prenderlo, quel volo.
Oltre lo stretto racconteremo poi di bellezze mozzafiato, di sapori, di profumi, di essenze che cerchiamo di imbrigliare in valigia per portare con noi un po’ di casa.
Qualcuno diceva che puoi togliere un siciliano dalla Sicilia, ma non potrai mai togliere la Sicilia dal cuore di un siciliano. È un pensiero che, per estensione, si applica a tutti quelli che, da Roma in giù, vivono il distacco dalle radici. Ed è quanto mi conferma Marcoaurelio, un ragazzo, un medico di 28 anni, originario di Favara, un paesino confinato all’estrema periferia della Sicilia, che è abituato a fare le valigie. Circa un mese fa, suo malgrado, si è reso protagonista di una vicenda paradossale, una sorta di commedia pirandelliana dal lieto fine parziale, raccontata in un lungo post su Facebook.
Quando chiamo Marcoaurelio non ce lo diciamo esplicitamente, ma il fil rouge che guida la nostra intera conversazione, anche quando parliamo della sua disavventura, è proprio quello: la convinzione che, qualunque cosa accada, qualunque disagio patirai, la Sicilia, la tua terra d’origine, sarà sempre il tuo porto sicuro, l’unico posto che, nonostante tutto, chiamerai casa.
Parti in treno da Agrigento per Palermo centrale, direzione aeroporto. Decidi di partire con largo anticipo, forse perché siamo abituati al “non si sa mai’’. Cosa succede?
-Parto con un anticipo di circa tre ore e mezza rispetto all’orario di partenza del mio volo. Alla prima fermata il treno si spegne e solo dopo trenta minuti ci comunicano la soppressione del mezzo; quello successivo sarebbe arrivato un’ora dopo, comunque in ritardo. Partiamo e avverto che potrebbe esserci un problema in zona Termini Imerese. Dopo circa un’ora e mezza arriviamo a Roccapalumba e il treno si ferma, un’altra volta. Passa ancora un’ora e ci comunicano che torneremo indietro verso Agrigento. Si scatena il panico e dopo un po’ci dicono che da lì a breve arriverà un autobus sostitutivo, sufficientemente capiente per 50 persone, a fronte dei circa 200 passeggeri che avrebbe dovuto ospitare. Ci lasciano lì, immersi nelle campagne della zona, e iniziamo a valutare le soluzioni migliori, cercando di adottare criteri ragionevoli: sarebbero partiti per primi coloro i quali avrebbero dovuto prendere un aereo, poi la mamma diretta verso l’ospedale in cui era stato operato il figlio e infine le mamme con i bambini. Nel momento in cui è arrivato l’autobus (circa trenta minuti dopo), la ragionevolezza è venuta meno e tutti ci siamo affrettati verso il nostro mezzo di fortuna. Qualcuno è stato schiacciato contro le porte e poi confusione, spinte. Sono riuscito a salire su quell’autobus e ad arrivare in aeroporto quindici minuti dopo la chiusura del gate. La cosa veramente comica è stata il ritardo del mio volo, rivelatosi in quel caso provvidenziale. Sei ore per arrivare in aeroporto, solo 150 i km da percorrere. Molti hanno perso l’aereo.
Il tuo post è diventato virale. Quale reazione ha suscitato negli utenti della rete?
-Non ho scritto nulla di particolare, eppure la gente si è rivista in quelle parole. Ecco perché credo abbia fatto scalpore. Molti hanno già vissuto questi disagi e hanno condiviso quello che ho scritto, raccontandomi nei commenti, nei messaggi le loro esperienze. Vivendo in Sicilia è frequente imbattersi in situazioni simili. Chi si muove con i mezzi pubblici vive quotidianamente questo tipo di disagio. Non ho scritto un post contro l’azienda ferroviaria, ho cercato di raccontare la vicenda, criticando anche noi passeggeri per come abbiamo affronto la cosa, nel momento in cui è arrivato l’autobus che avrebbe potuto ospitare solo 50 passeggeri. Si è scatenato il panico. A lasciarmi perplesso è stata comunque la disorganizzazione generale.
Sei siciliano, ma vivi fuori. Superato lo stretto hai mai vissuto situazioni analoghe?
-Se non vivi fuori e quindi non riesci a fare un confronto, non è che tu non te ne accorga, ma gli dai mano peso. La causa naturale, il disagio, ci può stare, non sempre si tratta di fatti prevedibili. Mi è capitato di perdere voli perché l’Etna ha eruttato o perché anche a Malpensa c’è stato disagio. Il problema credo sia piuttosto la gestione. In quello che mi è capitato a lasciarmi allibito è stata la gestione di tutto ciò che è avvenuto dopo il primo intoppo. Ci sta che cada un filo elettrico e blocchino una linea, ma un’azienda ferroviaria deve essere assolutamente preparata alla gestione di problematiche simili. Qui manca questo; è assurdo pensare di lasciare circa 200 persone nelle campagne siciliane, per un tempo indefinito, in attesa di un mezzo sostitutivo. Dovrebbe esserci una compagnia di autobus affiliata in tutte le province.
Credi che il tuo lungo sfogo abbia sortito qualche effetto?
– Secondo me non è servito a nulla. Qualcuno ha tentato di sminuire l’accaduto, ma se non abbiamo ancora l’alta velocità, se la statale Agrigento-Palermo è in costruzione da decenni e decenni, io credo che non si possa sminuire né addossare le responsabilità solo ad aziende private. Mi ha fatto piacere ricevere il supporto della gente che mi ha scritto e che mi ha ringraziato, come se poi ci fosse un motivo per ringraziarmi! Credo di essermi lasciato andare anche a qualche luogo comune, ho semplicemente dato voce a uno sfogo, condividendolo sul mio profilo. Ci sono certamente degli spunti sui quali riflettere. Lo spunto maggiore è questo: perché da noi mancano i treni ad alta velocità? O ancora: perché ci sono strade in costruzione da cinquanta anni?
Secondo te ci rassegneremo o cambieranno le cose?
-Secondo me la situazione si può cambiare. Le cose potrebbero cambiare, se per i giovani si creasse un’alternativa. Personalmente ho molta fiducia nella mia generazione, ma è innegabile che in Sicilia ci sia la fuga dei cervelli, il potere non passa mai nelle loro mani. Esiste ancora una mentalità atavica, perché la Sicilia è ancora una terra in cui un professionista, in molti casi, non ha i margini per poter applicare ciò che ha imparato. Ed è anche un peccato che certe menti non possano dedicarsi alla politica, forse anche per quello è effettivamente difficile poter cambiare.
Nella chiusa del tuo post ti lasci andare a una riflessione amara sul modus operandi della Sicilia. Credi che quella reazione sia stata frutto della rabbia del momento o piuttosto una constatazione pienamente consapevole?
-No, è pienamente consapevole. Io torno frequentemente in Sicilia. Lavorando al nord, ma facendo la Scuola di specializzazione giù, cerco di mantenere questo legame con la mia terra. Questo mi permette di notare la differenza nella mentalità e nei servizi, eppure io continuerò a crederci, il mio scopo è tornare giù e provare a fare qualcosa di buono nel mio piccolo. Il legame è più forte della rabbia. Potremmo vivere della bellezza che offre la nostra terra, ma non la sfruttiamo.
Come raggiungerai l’aeroporto, di ritorno dal tuo prossimo viaggio in Sicilia?
-All’andata opterò comunque per il treno. Se dovessi rimanere bloccato, non succederebbe nulla di particolarmente grave. Per il ritorno, dovendo rientrare al lavoro, valuto la possibilità di farmi accompagnare in macchina. Non vorrei perdere il volo.
Fa il veterinario Marcoaurelio, eppure non faccio in tempo a chiedergli se gli uccelli migratori faranno ritorno, se torneranno in quei luoghi dai quali sono partiti. Mi piace immaginare che sì, deve essere così, e che tutti i migranti, tutti i viaggiatori, prima o poi, possano tornare a casa e trovare le condizioni ideali per sopravvivere.
Senza rischiare di perdere il volo.
Qui il post completo del protagonista di questa vicenda; un post condiviso 11.823 volte:
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