Chiamatelo fortuna, destino, o miracolo, poco importa; la storia di Sam Benastick ha, in ogni caso, dell’incredibile. Martedì 26 novembre due operai, diretti a lavoro nel Canada occidentale, si sono imbattuti nell’escursionista di 20 anni, disperso da più di un mese e mezzo. Il ragazzo è incredibilmente riuscito a sopravvivere nonostante le scarse provviste, i diversi centimetri di neve, la presenza di orsi e temperature che in questo periodo raggiungono i -20 °C.

Benastick era partito lo scorso 7 ottobre per un viaggio in solitaria di una durata prevista di dieci giorni. L’idea era pescare e fare escursioni nel parco Redfern-Keily, un’area particolarmente remota e inaccessibile, sulle Montagne Rocciose. La zona dista 80 chilometri dalla strada più vicina ed è lontanissima da qualsivoglia centro abitato. Il ragazzo era stato visto l’ultima volta mentre imboccava il sentiero che conduce verso il lago. Poi, più nulla. Non vedendolo tornare dopo il periodo prestabilito, i genitori del ventenne hanno segnalato la sua scomparsa il 17 ottobre. Per cercare di trovarlo si erano mobilitate più di centoventi persone tra agenti di polizia, famigliari e volontari, muniti di cani ed elicotteri. Tuttavia, le operazioni erano state sospese dopo qualche giorno a causa del meteo sfavorevole e del territorio impervio. Il giovane era stato dato per morto.

Sam Benastick, l’escursionista disperso nel Canada occidentale, è stato ritrovato vivo

escursionista ritrovato
Sam Benastick, l’escursionista ritrovato in Canada

La disavventura di Benastick ha dell’incredibile: il suo equipaggiamento consisteva in uno zaino, una tela cerata e qualche provvista. Eppure, i suoi pochi averi sono bastati per la sopravvivenza. I due operai lo hanno ritrovato con le mani quasi congelate, il sacco a pelo avvolto intorno ai piedi, nel tentativo di mantenerli caldi. In ospedale, dove è stato trasportato d’urgenza, sta ricevendo cure per i geloni e per un’intossicazione da fumo, causata dall’incendio del suo rifugio.

Sam ha raccontato ai poliziotti di aver dormito qualche notte nella sua automobile, per poi accamparsi accanto a un torrente per una decina di giorni. Si era spostato, quindi, verso il lago, vicino al quale è stato soccorso. Non è ancora certo cosa sia successo e per quale motivo il ragazzo si sia trovato in difficoltà; ulteriori indagini faranno chiarezza su quanto accaduto. Nel frattempo, sua madre ha raccontato quale sia il grande rimpianto del figliol prodigo: non aver pescato nemmeno un pesce.

Federica Checchia

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