Siamo entrati ufficialmente in quello che, volenti o nolenti, è il periodo più chiacchierato del cinema mainstream. Si stanno avvicinando i nuovi premi Oscar 2026 dopo l’annuncio delle nomination del 22 gennaio. E arrivano non senza tante – anzi tantissime – novità. A partire da una nuova categoria: il miglior Casting. Era dal 2001 che non aumentava il numero di categorie agli Oscar (quell’anno venne aggiunto il premio al miglior film d’animazione) e solo altre due volte ci sono state delle aggiunte alla pletora di premi: nel 1949 con i Migliori costumi e migliori trucco e acconciature nel 1982. E nel 2028 ne arriverà un altra: quella al miglior stunt. Ma non è l’unica novità degli Oscar di quest’anno, che saranno, per la prima volta, trasmessi in diretta su YouTube, segnando un momento storico di allontanamento definitivo dai canali televisivi statunitensi dopo le diatribe degli anni scorsi (partite dai diritti televisivi dei Golden Globe, di cui potete leggere qui) con ascolti in calo e costi elevatissimi. Ma la nuova regola degli Oscar più sorprendente è anche la più ironica e scontata: da quest’anno, tutti i membri dell’Academy dovranno obbligatoriamente aver visto tutti i film in lizza.

E si, sembra assurdo ma non era così fino a quest’anno. Essendo i membri dell’Academy addetti ai lavori nel panorama cinematografico con diversi impegni durante l’anno, non sempre riescono a vedere tutti – ma proprio tutti – i film in gara. E per quanto paradossale, è ed era una pratica piuttosto risaputa nell’ambiente, quella di votare secondo amicizie, favoritismi o visioni parziali. Ora il direttivo dell’Academy ha chiaramente annunciato che si impegnerà nel far vedere tutti i film a tutti i membri e vigilerà sul rispetto della regola. Non è ancora chiaro come, ma l’impegno è apprezzato. Ma al di là dei cambiamenti e delle assurde regole degli Oscar, è il momento di addentrarci, come lo scorso anno, nella nostra rubrica preferita che ci accompagnerà tutte le domeniche fino a quella decisiva del 15 marzo 2026 dove saranno svelati i vincitori delle statuette. In questa prima settimana parleremo di quelli che vengono chiamati i “premi tecnici”.

Road to Oscar 2026: i premi tecnici

Road to Oscar 2026: Miglior fotografia

Anche se non è propriamente un lavoro tecnico quello del direttore della fotografia – ma più artistico -, molto spesso è annoverato tra i premi tecnici e ci sembra giusto inserirlo in questa manche di prediction. Quello del DOP è un lavoro durissimo: deve saper giocare con le luci, gli ambienti, con lenti e lunghezze focali per restituire al regista esattamente l’immagine che ha in mente. Potremmo considerarlo il sidekick del regista, un artista a sé stante con una propria autonomia e visione artistica e cinematografica. E quest’anno i candidati sono decisamente interessanti. Sinners sembra il candidato da dover scavalcare. La direttrice della fotografia Autumn Durald Arkapaw ha girato quasi tutto il film su pellicola Ultra Panavision 70mm, alternandola a camere IMAX da 65mm. Le lenti anamorfiche usate dalla DOP restituiscono quel senso di vastità e solitudine di cui il film e il Mississippi anni 30′ è pervaso. Allo stesso tempo, il calore delle luci sui toni del giallo e l’uso dei fuochi nelle scene d’interno (la maggior parte del film) danno quel senso di calore e unità comunitaria. Una fotografia usata non solo come vezzo tecnico ma come storytelling.

Il film che si contenderà il premio con Sinners è sicuramente One Battle After Another, Una battaglia dopo l’altra diretto da Paul Thomas Anderson. Il direttore della fotografia Michael Bauman ha lavorato per la maggior parte del film con pellicola VistaVision 35mm, una pellicola inventata per restituire un’immagine ancora più ampia e profonda del classico 35mm. Usato soprattutto negli anni 70′ – da cui il film trae tanta ispirazione sia nel ritmo che nella struttura -, dona all’immagine dei colori vividissimi e quella patina da film retrò perfetta per l’ambiente prima urbano e desertico poi di uno dei film più importanti del ventunesimo secolo. Un lavoro straordinario per un film straordinario. Poco sotto, anche se nelle prossime settimane potrebbe risalire la classifica, troviamo Train Dreams di Clint Bentley prodotto da Netflix. Adolfo Veloso, il direttore della fotografia, usa una fotografia tutta fatta di luci naturali, colori dei boschi dei primi anni negli Stati Uniti del secolo scorso. Colori intimi, naturali e con una grana spessa che alterna un’atmosfera intima all’epica americana.

Un po’ indietro rispetto agli altri troviamo Marty Supreme di Josh Safdie, con la fotografia firmata da Darius Khondji. Il film con protagonista Timothée Chalamet pesca a piene mani dai toni e dalla grana tipica anni ’50, periodo in cui il film è ambientato. Le lenti anamorfiche usate dal DOP si stringono sui volti e sugli occhi dei personaggi per restituire quel senso di intimità misto a ricerca della grandezza di cui il film è pervaso. L’atmosfera sporca e distrutta delle immagini riflette la distruzione e l’immoralità del personaggio di Marty. Un lavoro incredibile per un grandissimo film. Ultimo ma non per importanza troviamo Frankenstein di Guillermo del Toro. Il direttore della fotografia Dan Laustsen lavora su colori e luci che riportano indietro ad uno stile del periodo gotico, con neri profondissimi e colori tra lo spento e lo scuro più profondo. Ogni tanto uno squarcio di colore rompe la tavolozza di colori neri del film per contrapporre la mostruosità del mostro al suo lato umano. Un lavoro comunque grandioso ma che difficilmente arriverà a dama in un premio che, per ora, sembra dominato da Sinner. E per noi sarà lui il vincitore.

Road to Oscar 2026: Miglior Montaggio

La categoria Miglior Montaggio è ancora tutta da scrivere. Per ora, in attesa dei premi che portano agli Oscar, la statuetta è contesa tra F1 e One Battle After Another. Il primo, montato da Joseph Kosinski, bilancia tra la difficoltà di girare un film stile Top Gun sulle monoposto di Formula 1 con la necessità di rendere cinematograficamente chiaro quello che accade a schermo. Frenesia e e dinamismo dominano un montaggio che potrebbe andare a premio. Il secondo, invece, lavora esattamente al contrario. La sensazione che il montaggio di Andy Jurgensen da allo spettatore è di un flusso narrativo ininterrotto e fa una delle cose più difficili ma più importanti per un montaggio da storia del cinema: si nasconde. Non si ha mai la sensazione che ci siano stacchi, che ci sia un cambio di scena o inquadratura. Il film corre su 20 anni di storia che sono racchiusi in 2 ore e 40 minuti anche grazie al lavoro straordinario di Jurgensen. Il probabile vincitore e il nostro favorito. Poco sotto troviamo Sinners, in cui Michael Shawver alterna la lentezza delle immagini del Mississippi rurale alla frenesia di una lotta contro i vampiri. Cut e ritmo blues scandiscono un film dalla potenza narrativa gigantesca. Marty Supreme lavora, invece, totalmente sulla frenesia di una vita al massimo come quella di Marty Mauser e una partita di Ping Pong: l’alternanza costante tra situazioni diversissime in cui lo spettatore è immerso avviene anche grazie alla capacità del montatore Ronald Bronstein. Sentimental Value e il montaggio di Olivier Bugge Coutté chiudono la cinquina, in cui un “film nel film” viene alternato a uno spaccato familiare frammentato e fatto di ricordi, veri e falsi che siano. E allora anche il montaggio si frammenta, si compone di pezzi del puzzle e sezioni separate da grandi dissolvenze a nero. Uno dei film più belli dell’anno ma che difficilmente andrà a premio.

Road to Oscar 2026: Miglior Costumi

Miglior costumi, a meno di grandi sorprese nelle prossime settimane, sembra essere dominato da Frankenstein. Il costume design di Kate Hawley ha una vera funzione narrativa: ogni personaggio riflette, nei suoi abiti, un suo tratto psicologico ben definito. Dai materiali di recupero della creatura, fino a Victor Frankenstein e la sua estetica decaduta simbolo di una mente contorta e al limite della follia. Troppo avanti per pensare di perdere questo premio. Poco dietro, ad inseguire, troviamo Sinners con i costumi di Ruth E. Carter che costruiscono un’immaginario anni ’30 con i gessati indossati da Michael B. Jordan e la seta di Hailee Steinfeld. Una divisione netta e chiara sui ruoli sociale che parte già dal costume design. In Hamnet i costumi di Malgosia Turzanska giocano un ruolo importantissimo: contribuiscono alla visione quasi esoterica e mistica della vita. La connessione con la natura gioca un ruolo fondamentale sia nella narrazione sia nel costume design e il rosso, colore della passione, della vita che arde e del dolore pervade Agnes. Marty Supreme e il costumista Miyako Bellizzi pescano a piena mani dalla figura del gangster anni ’30 per costruire un immaginario che va oltre il film. Non è un caso che tanto del marketing del film si sia costruito sui costumi e la figura iconica di Marty Mauser e Timothée Chalamet. A chiudere troviamo Avatar: Fuoco e Cenere con una delle sue due candidature. Deborah Scott lavora sulla costruzione di un nuovo stile visivo per il popolo della cenere attraverso dei costumi tanto simili a quelli Na’vi quanto originalissimi. Un nuovo immaginario per una saga immortale.

Road to Oscar 2026: Migliori trucco e acconciatura

Anche in questa categoria sembra dominare Frankenstein e il lavoro di Mike Hill. 42 protesi in silicone hanno dato a Jacob Elordi non solo le sembianze di un mostro costruito in laboratorio, ma anche un design simil marmoreo e mitologico. Dieci ore al giorno di lavoro per costruire un volto iconico e per nulla derivativo. The Smashing Machine ha trasformato, grazie al trucco di Kazu Hiro, Dwayne Johnson in un Mark Kerr molto simile al vero lottatore. 4 ore di lavoro al giorno e 22 protesi invisibili per trasformare The Rock. Ha sorpresa nella categoria viene nominato Kokuho, film che racconta la storia di un maestro di Kabuki. Nomination meritatissima, il trucco enfatizza i personaggi eroici con spesse linee rosse su volti bianchi di porcellana e linee blu per l’antagonista Shunsuke. Una rappresentazione tanto fedele del periodo Kabuki da meritare una nomination. In Sinners il truccatore Mike Fontaine, già candidato per The Batman e vincitore di un Emmy per The Penguin, ha lavorato sulla fisicità dei vampiri con trasformazioni concrete per rendere l’idea di una storia che, per quanto surreale, è ben ancorata alla realtà. The Ugly Stepsister chiude la categoria. Questa versione oscura di Cenerentola norvegese è un body horror che fa del trucco prostetico il suo punto di forza. Una trasformazione fisica e brutale che simula interventi estetici di fine ‘800 uniti all’ossessione per la bellezza. Una sorta di The Substance in salsa fratelli Grimm. Nomination meritatissima.

Road to Oscar 2026: Miglior Scenografia

Altra categoria che verrà probabilmente dominata, meritatamente, da Frankenstein. Curata da Tamara Deverell, l’aspetto scenografico del film di Del Toro è quello che più sorprende. Con set costruiti dal vero e pochissimi fondali, Deverell ha ricostruito da zero un’estetica a metà tra il romantico e il gotico, tra il barocco e un estetica da XIX secolo. Un lavoro incredibile che andrà sicuramente a premio. Sotto troviamo tutti gli altri: in Marty Supreme, il lavoro dello scenografo Jack Fisk ricostruisce una meravigliosa New York anni ’50 con palette di colori freddi che pervade non solo la fotografia, ma la scenografia stessa. Un lavoro che trasporta lo spettatore dalla mente di Mart Mauser alla NY di quegli anni con una facilità disarmante. In Sinners, la scenografa Hannah Beachler ricrea il Mississippi dell’era Jim Crow in ambienti esterni sospesi nel tempo e nello spirito. Distese brulle, atmosfera rurale e opprimente contribuiscono alla creazione di una componente horror che si basa anche sulla meravigliosa scenografia. Florencia Martin, la scenografa di One Battle After Another, ha scelto solo location reali per il film di PTA. Humboldt, Sacramento, il parco Anza-Borrego e il Texas fanno da sfondo ad una storia reale tanto quanto il suo ambiente. A chiudere la cinquina troviamo Hamnet, in cui la scenografia è parte integrante di una storia che narra di lutto e rinascita. La natura assume ruolo mistico e metafisico e gli interni ricreano alla perfezione sia la casa di Shakespeare che il Globe Theatre dell’epoca. Ambiente fiabesco e scenografia teatrale costruiscono il senso di un film meraviglioso che potrebbe dire la sua. Ma, per ora, Frankenstein è il favorito.

Road to Oscar 2026: Migliori Effetti Visivi

Anche Migliori Effetti Visivi sembra una categoria già scritta. Avatar: Fuoco e Cenere è quotatissimo per ovvi motivi e sembra imbattibile. Ancora una volta, a distanza di 16 anni dal primo film della saga, James Cameron continua a mantenere intatta quel senso di meraviglia che solo il suo cinema digitale e post-moderno sanno donare. Il lavoro sul fuoco, sulla cenere, sulle nuove frontiere di Pandora sono di quanto più avanzato la tecnologia abbia da offrire. Un nuovo punto da raggiungere per tutti, Cameron incluso. Poco sotto c’è F1 che, grazie alla commistione di VFX e riprese dal vero riesce ad immergere lo spettatore in delle vere monoposto di Formula 1. Un lavoro tanto sottile quanto difficilissimo. In Sinners, il titolo che potrebbe insidiare Avatar (che potrebbe perdere solo perché La Via dell’Acqua ha già vinto il premio e certe cose nell’Academy hanno un peso), gli effetti visivi giocano un ruolo fondamentale anche se invisibile. A partire dalla Halo Cam, un nuovo sistema di camere posizionate su un’imbracatura intorno a Michael B. Jordan per creare i due gemelli Smoke e Stack. Ma l’elenco degli effetti visivi della pellicola è lunghissima: dall’uso del fuoco ampliato digitalmente, lo scontro del finale, il treno: tutti elementi pratici e digitali che hanno contribuito a creare l’atmosfera alla From Dusk Till Dawn. The Lost Bus di Apple Tv ha, come Sinners, unito effetti visivi a effetti pratici per riprodurre gli incedi che hanno devastato la California nel 2018. Moltissimi dei fuochi del film sono veri e le riprese sono state fatto su set dal vero. Chiude la cinquina Jurassic World: Rebirth. Gareth Edwards ha girato il film su pellicola, riuscendo a donare quell’effetto di sporco e concreto alle creature lontano dalla plasticità e artificialità del digitale puro. Nonostante questo difficilmente qualcuno riuscirà a tirare giù dal trono Avatar: Fuoco e Cenere.

Alessandro Libianchi