Siamo arrivati alla fine. Finalmente questa notte si terranno i tanto attesi Oscar 2026, arrivati alla loro novantottesima edizione. Nel corso delle ultime quattro settimane abbiamo analizzato, ogni domenica, alcune delle categorie più importanti della notte dei premi. Siamo partiti dalle nomination tecniche, passando per animazione, film internazionale e i premi attoriali per arrivare alle due categorie più importanti e più contese. Sono state settimane di cambiamenti, di nuove categorie, polemiche e dichiarazioni fuorviate e letali. Perché si sa, gli Oscar sono prima di tutto premi politici. Quest’anno a dominare nelle nomination è stato Sinners (I peccatori), il film horror con più nomination della storia nonché con più nomination in generale. Difficilmente riuscirà a portarsi a casa tutte le statuette in palio (anzi, praticamente impossibile) ma è già un risultato storico per un genere che è sempre stato notoriamente snobbato dall’Academy. Qualunque sarà il risultato, questa notte avremo i verdetti e, perché no, una buona dose di cose su cui discutere. Ora addentriamoci nell’ultima puntata di questo Road to Oscar 2026 con le prediction per miglior regia e miglior film.

Road to Oscar 2026: Miglior regia

La categoria registica è strettamente legata a quella per il miglior film. Molto spesso la vittoria per la miglior Regia è diretta anticipazione della vittoria del premio più importante. Solo negli ultimi anni l’Academy, in alcune edizioni, ha diviso i premi evitando la corrispondenza diretta e, di conseguenza, un risultato scontato. Quest’anno Paul Thomas Anderson sembra decisamente in testa rispetto agli altri candidati per la regia di Una battaglia dopo l’altra. E, se tutto va come previsto, si ritornerebbe ad una doppietta di premi tra regia e film. One Battle after Another è un capolavoro, poco da dire. PTA non filma e non costruisce una pellicola basata su scontri campali e distruzione ma, paradossalmente, un film intimo per quanto ampissimo. Un trattato su ciò che l’America è diventata e sulle conseguenze che una certa forma politica ha sui suoi cittadini. L’inseguimento finale è la ciliegina sulla torta di un film consegnato direttamente alla storia del Cinema. Ryan Coogler è l’altro candidato forte che si giocherà il premio con PTA. Il suo Sinners è un horror che indaga sul simbolismo e sulla cultura black in un mondo fatto di vampiri tanto veri quanto metafore di una società che vuole inglobare e distruggere ogni tipo di diversità. Coogler attraverso la musica, il ballo e la macchina da presa ci dice che l’arte è qualcosa da custodire, soprattutto quando è identitaria. Josh Safdie è candidato per la sua regia per Marty Supreme. Un racconto nella New York anni cinquanta che non si stacca mai da Marty Mauser, capace di mostrare la malizia e furbizia di un giovane campione di Ping Pong con veramente poco da perdere. Safdie lavora come nei suoi altri film insieme al fratello: Marty Supreme è sporco, ancorato alla realtà americana e all’identità sociale di un paese contraddittorio. Difficilissima la vittoria finale. Joachim Trier gira un film incredibile come Sentimental Value. Una pellicola dall’andamento sincopato, lento e che non esplode mai, proprio come i suoi personaggi. La casa diventa luogo del non detto e Trier si ancora ai suoi personaggi perché centro e fulcro della narrazione. Una vittoria sarebbe meritatissima, ma non arriverà. Chiude la cinquina Chloé Zhao con il suo Hamnet, lo storia della nascita dell’Amleto e della famiglia Shakespeare. Agnes è la protagonista assoluta del film e Zhao alterna un comparto tecnico molto legato alla natura e alla misticità extraterrena con la forza e la concretezza del teatro. L’arte che si fa elaborazione del dolore e del lutto. La scena finale vale tutto il film, anche grazie alla mano di Zhao. Non vincerà, ma Chloé Zhao si riconferma una regista talentuosissima per quanto non adatta a tutti.

Miglior film

Siamo arrivati finalmente alla categoria più importante di tutte. Quella più divisiva, quella che creerà, come sempre tantissime discussioni. Quest’anno a contendersi il premio ci sono tante grandissime pellicole e, a quanto sembra dalle ultime settimane di prediction, saranno due in particolare a contendersi il premio. Una battaglia dopo l’altra parte sicuramente da favorito della serata. L’epopea rivoluzionaria di Paul Thomas Anderson non è solo un capolavoro, è probabilmente uno dei film più importante degli ultimi decenni. Un racconto che non risparmia nessuno, da chi gioca con il potere fino a chi quel potere vorrebbe distruggerlo. In tutto questo calderone sociale e culturale PTA inserisce una meravigliosa storia padre-figlia metafora di quel rapporto malato tra società e singolo individuo. Un capo d’opera. L’altro gigantesco film che potrebbe impensierire PTA è I peccatori (Sinners), l’ultimo film di Ryan Coogler con Michael B. Jordan protagonista. L’horror racconta la vita nel Mississippi anni Trenta in cui un Juke Joint viene preso d’assalto da un gruppo di vampiri. Sulla falsariga di Dal tramonto all’alba, Sinners è un opera meravigliosa con un paio di scene da antologia del cinema e un forte legame tra la cultura black, la musica e il diritto di preservare la propria eredità sociale e culturale. Un grande film che segnerebbe un momento storico agli Oscar. Sotto, in ordine sparso troviamo diversi titoli. Il Frankenstein di Guillermo del Toro è la riproposizione in salsa gotica e con un cambio di prospettiva del capolavoro di Mary Shelley. Un ottima interpretazione di Jacob Elordi e una messa in scena magnifica l’hanno portato ad una candidatura, che rimarrà però tale: praticamente impossibile il premio finale. Bugonia è l’ennesima collaborazione tra Emma Stone, qui anche nel ruolo di produttrice, e il regista greco Yorgos Lanthimos. Remake del film coreano Save the Green Planet!, è una delle opere più particolari di Lanthimos proprio perché una delle più pop. Lontano dalle forme complesse e astratte del suo cinema, confezione un film che comunque funziona alla grande con un cast eccezionale.

Hamnet è il nuovo film della regista cinese Chloé Zhao. Straordinaria rappresentazione dell’elaborazione del dolore e del lutto, la scena finale lo consegna all’olimpo del cinema nonostante la volontà spasmodica di far commuovere lo spettatore. Jessie Buckley suggella il suo ruolo di attrice più talentuosa della sua generazione con la sua Agnes. Grande film ma difficile una vittoria. Train Dreams è il racconto della vita di Robert Grainier, un boscaiolo nell’Idaho post prima guerra mondiale. Un film tanto piccolo quanto potente. Fotografia e musiche da togliere il fiato per un viaggio intimo nella vita di un uomo qualunque alla ricerca di un posto in un mondo che lo ha abbandonato proprio quando aveva trovato la felicità. F1 – Il film è la quota blockbuster degli Oscar. Joseph Kosinski gira un nuovo Top Gun (sua la regia di Maverick, infatti) in salsa Formula 1. Tra riprese spettacolari, effetti speciali e corse a più di 300 chilometri orari, il film è un piacere per occhi e orecchie. Praticamente impossibile la vittoria ma è quella nomination che deve esserci ogni anno. Marty Supreme è il nuovo film di Josh Safdie con Timothée Chalamet nel ruolo del campione di Ping Pong Marty Mauser. A metà tra la finzione e il biopic sportivo, il film è la discesa di un uomo pronto a tutto per raggiungere i suoi scopi. Il ribaltamento del sogno americano nella New York degli anni Cinquanta. A tratti troppo Chalamet centrico, rimane comunque grandissimo cinema. L’agente segreto è l’ennesimo capolavoro di un regista straordinario come Kleber Mendonça Filho. Nel Brasile anni Settanta, un dissidente politico (interpretato da Wagner Moura) sfugge alla polizia e alla stato. Un film sul valore della memoria e del ricordo di chi è stato dimenticato. Chiude la categoria un altro capolavoro: Sentimental Value di Joachim Trier. Il film svedese racconta il rapporto travagliato di un regista ormai anziano con le sue due figlie. In particolare la più grande, che vorrebbe come protagonista nel suo prossimo film. Una pellicola straordinaria che ci parla del valore del cinema come rimedio e anestetico del dolore e di come l’arte sia l’unico catalizzatore in grado di superare i traumi familiari nascosti e mai raccontati. Lo scontro sarà sicuramente tra Una battaglia dopo l’altra e Sinners, con il primo che parte in vantaggio. Ma si sa, l’Academy ama regalare delle sorprese. Ed è forse l’anno giusto per dare il giusto riconoscimento ad un genere che ha sempre raccontato tanto senza veder mai riconosciuto il suo valore nel circuito mainstream.

Alessandro Libianchi