
Vivono in un insediamento abusivo fatto di lamiere, cartoni e tende da campeggio. Sono gli invisibili di via Flaminia che da dieci anni abitano sotto il cavalcavia della strada che porta a Grottarossa. Sono i dimenticati del Viadotto Giubileo del 2000, della stazione di Labaro, di La Celsa.
Gli invisibili di Flaminia
A Roma, nelle vicinanze della Rai e del Municipio XV, nel 2019 si vive al freddo e al gelo, accampati in baraccopoli. È la vita di decine di persone invisibili di via Flaminia che vivono tra lamiere, panni stesi e bracieri dall’odore acre accesi giorno e notte. È quanto succede sotto il cavalcavia della rampa che porta verso Grottarossa, o nei pressi della stazione di Labaro, o a La Celsa.
Gli abitanti della baraccopoli di Grottarossa appaiano talvolta tra i pilastri anneriti dello smog con carrelli, pacchi e taniche d’acqua. Tutti sanno cosa succede sotto quel cavalcavia, come nelle altre zone eppure nessuno fa niente, l’ignorano completamente mentre gli invisibili sono da dieci anni lì sullo sfondo della Flaminia.

Le proteste del centrodestra
“In quell’area c’è un forte degrado. Occorre ripristinare le normali condizioni di decoro”, scrive in una nota al sindaco Raggi Marco Otaviani di Fratelli d’Italia che ha inviato il suo appello anche al presidente del Municipio XV e alla polizia locale. Si chiede in sostanza lo sgombero della baraccopoli di Grottarossa ed un “intervento di vigilanza continuo” per evitare il ritorno degli sgombrati.

Una cosa molto difficile se si spensa che lo stesso provvedimento dovrebbe essere applicato anche nelle aree della vicina stazione di Labaro e la Celsa, dove sono disseminate baracche e discariche in cui si vive al freddo al gelo ed in pessime condizioni sanitarie. Occorre però fare qualcosa per queste persone che vivono in un vero e proprio girone infernale.





