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Ottobre 25, 2020, domenica

Roma: prefazione di una crisi

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La Roma e le vecchie, malsane abitudini. Il Chievo Verona apre ufficialmente la crisi di una formazione molle e senza grandissime idee. La fragilità emotiva dei giallorossi è talmente conclamata che, contro i clivensi, basta un’invenzione estemporanea di Birsa per gettare al vento la tranquillità di un primo tempo andato in archivio sul 2-0 senza troppi patemi d’animo.

La Roma non cresce mai, a quanto pare. I capitolini incappano costantemente nei pacchiani errori che, storicamente, attanagliano i cancelli di Trigoria dal 1927, anno della fondazione del club. La clamorosa rimonta dello stadio Olimpico operata dal Chievo Verona (un punto nelle ultime tre gare prima della sfida romana) apre ufficialmente il periodo di crisi della società guidata da James Pallotta, numero uno della Roma. Crisi. Campanelli d’allarme rossi che precedono l’oscuro baratro della perdizione sportiva. Eppure, l’ottimo percorso romanista europeo dello scorso anno è distante soltanto quattro mesi. Quattro mesi per certificare l’evaporazione di una cavalcata meravigliosa in Champions League, terminata in semifinale contro il Liverpool tra rimpianti e recriminazioni, e il solido terzo posto in Serie A dietro alla Juventus campione d’Italia e al brillante Napoli di Sarri, chiamato in seguito per sostituire Antonio Conte alla guida del Chelsea. Possibile che all’interno del G.R.A. una piccola bozza di progetto e di continuità sportiva naufraghi ancor prima di accendere la scintilla capace di appiccare il fuoco del godimento romanista?

Dzeko in azione contro il Chievo Verona (foto dal web)

Eppure, questa stagione doveva prima descrivere e poi certificare la piena maturazione di una società che ha cenato nell’esclusivo tavolo delle migliori quattro d’Europa. C’erano Pallotta, Monchi, Baldissoni, Di Francesco, De Rossi, Dzeko e molti altri in quei centottanta minuti che, per mera sfortuna, hanno escluso la Roma dall’atto finale della massima competizione europea per club; tuttavia oggi questi stessi protagonisti di uno dei peggiori inizi di stagione (forse il più nefasto?) dell’era americana sembrano recitare il ruolo da eterni incompiuti. Nella Capitale serpeggia il malumore dei tifosi che, giustamente, mal digeriscono lo stentato avvio dei giallorossi: la squadra allenata da Eusebio Di Francesco ha collezionato cinque punti in quattro partite disputate in campionato (poco più di un punto a partita) in virtù dell’unica affermazione ottenuta nella trasferta di Torino contro la compagine granata, della sconfitta all’ultimo respiro patita sul campo del Milan e del doppio pareggio casalingo ottenuto con Atalanta e Chievo Verona (LEGGI LA CRONACA DI ROMA-CHIEVO VERONA)17. Cinque lunghezze in Serie A condite da prestazioni scialbe, a tratti al limite dell’accettabile. Poco conta, alla fine, se i capitolini abbiano strappato l’intera posta in gioco sul difficile campo del Toro o se siano caduti al 94′ su un banale errore di N’Zonzi o se abbiano dato vita ad una rimonta tutta cuore e grinta contro la formazione guidata da Gasperini: il piatto piange, come spesso abbiamo udito nelle festività natalizie mentre si gioca a carte ed i tifosi sono pronti a svestirsi delle maglie ufficiali della Roma per indossare la toga da giudici. Implacabili perché feriti dai propri beniamini. 

Pallotta e Monchi a colloquio (foto dal web)

Se questo avvio di stagione disastroso dovesse, per puro caso, essere descritto nelle prime pagine di un romanzo, certamente il lettore si preparerebbe al degenerare di una situazione che, all’alba del racconto della nuova stagione, appare complicata e  di difficile risoluzione. Per fortuna dei romanisti, però, questa è soltanto una prefazione atta a descrivere il momento attuale dei giallorossi. Un libro, sicuramente, non si giudica dalla copertina ed i primi capitoli, per quanto tristi e pesanti, non possono in nessuno modo influenzare la prosecuzione della trama. Un lieto fine si può rincorrere a patto che ogni cellula del corpo che compone l’Associazione Sportiva Roma sviluppi i giusti anticorpi per debellare questa “malattia” momentanea. Andiamo, allora, ad analizzare tutti i fattori che compongono la crisi romanista.

L’ASSORDANTE SILENZIO DI PALLOTTA
La nave giallorossa solca acque tempestose ed il massimo timoniere tace, nonostante l’avvio stentato dei suoi calciatori. La differenza di cultura sportiva (e generale) tra americani ed italiani non deve e non può trarre in inganno il tifoso: James Pallotta, attuale presidente della Roma, dovrebbe interagire maggiormente con stampa, squadra e tifosi facendo capire a chiare lettere che la situazione momentanea non può essere tollerato in alcun modo. L’attuale dirigenza a capo della Roma ha portato, come in ogni regno che si rispetti, situazioni estremamente positive e baratri negativi da correggere. Mistificare le migliorie ed esaltare gli errori è un esercizio al quale non vogliamo dar credito: la Roma ha sensibilmente maggiorato il proprio brand legandosi a colossi internazionali come NikeQatar Airways Hyundai. Il fatturato è aumentato, le strutture tecniche sono state potenziate come mai prima e la costruzione del nuovo stadio di proprietà (progetto bloccato per fattori estranei alla Roma) hanno contribuito certamente al potenziamento economico e finanziario dei capitolini. Il lato sportivo, di contro, non ha subito la sferzata positiva della contabilità: la Roma americana non ha vinto nessun trofeo ma il club si è assestato stabilmente sul podio della Serie A partecipando assiduamente alla Champions League. Non proprio una consuetudine per i capitolini. Pallotta, di certo, non ha migliorato la sua posizione con le rare dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa. Scivoloni che, soprattutto nella calda piazza della Capitale, non vengono perdonati a nessun presidente. Perchè, signor James, lei è custode estremo di una fede che accomuna moltissime persone: la Roma. Se lo ricordi cortesemente perché in Italia vige la regola del “Chi tace acconsente…”

James Pallotta, presidente della Roma (foto dal web)

MONCHI ED IL CALCIOMERCATO
Monchi, arrivato dal Siviglia, è il dirigente sportivo più titolato della storia romanista. Incredibilmente, il palmarés dell’attuale direttore sportivo giallorosso supera di gran lunga quello incamerato dalla Roma in novantuno anni di storia. Premesse positive, passaporto inappuntabile verso un periodo sportivo ricolmo di vittorie e soddisfazioni. Sulla carta, perché la realtà non recita esattamente il lieto fine sperato: il primo, vero calciomercato attuato da Monchi, allo stato attuale, non appare positivo. Nonostante la semifinale di Champions ed il terzo posto centrato nello scorso campionato, la Roma si è privata di Strootman (a mercato chiuso), Alisson e Nainggolan gettando nello sconforto i tifosi giallorossi. I nuovi arrivi, dall’interessante pedigree, non stanno rendendo come da programma e la Roma, smantellata soprattutto nella zona nevralgica del campo, stenta a spiegare le proprie ali. Cambiare profondamente una rosa richiede lo spazio di un solo calciomercato estivo, trovare l’amalgama tra i nuovi arrivati ed i senatori, invece, è un percorso lungo e difficoltoso che non si esaurisce con una preparazione atletica e con tre gare ufficiali giocate. Sentenziare adesso sul lavoro svolto da Monchi è semplice e poco elegante, è abbastanza chiaro. L’operato del DS romanista (errori o colpi di genio) si dovrà valutare a fine campionato, senza esasperare il percorso che condurrà la Roma in porto. Il calciomercato, fallace o luminare, entra in una minima percentuale sul 2-2 maturato in casa con il Chievo, è abbastanza logico. Ovvio, l’avvio di campionato non presagisce nulla di positivo ma l’equilibrio, in regime di crisi, deve essere difeso e custodito con le unghie e con i denti… 

DI FRANCESCO E LA SQUADRA
I veri attori del film drammatico di questo avvio stagionale sono sicuramente mister Di Fracesco ed i calciatori che scendono in campo indossando la maglia della Roma. La compagine romanista, evidente ai più, è in ritardo fisico rispetto agli avversari: i giocatori in campo durano, quando tutto va bene, un solo tempo e gli avversari arrivano sistematicamente prima sui palloni vacanti. Le squadre antagoniste pressano e raddoppiano mentre i capitolini tentano, stancamente, di abbozzare tutto questo. La Roma, complice anche il calciomercato, non ha acquisito un’identità ferrea di squadra ed i numerosi cambiamenti estivi hanno certamente minato il fragile equilibrio di una squadra che, nonostante lavori da più di un anno con lo stesso tecnico, sembra non aver capito i meccanismi tattici del 4-3-3 difranceschiano. Non è colpa di Pallotta, Baldissoni e Monchi se i giallorossi si rendono protagonisti della rimonta gialloblu tra le mura amiche dello stadio Olimpico. Mentalità, sicurezza e ferocia: tre qualità fondamentali in una grande compagine che mancano maledettamente alla rosa giallorossa. Il tecnico nel post partita ha cercato di spiegare i motivi del nuovo passo falso dei suoi ragazzi, ecco le sue parole: “Eravamo in controllo, chiedo sempre alla squadra di chiudere i match. Siamo stati poco cattivi e concreti, siamo un po’ in difficoltà prendiamo gol con facilità anche concedendo poco o nulla come nel secondo tempo. La squadra si era disimpegnata bene, anche con i due mediani avevamo tolto loro le linee di passaggio. Era una partita che avevamo in controllo e non siamo stati bravi nella gestione. Real Madrid? Non dobbiamo perdere la mentalità, è ovvio, anche se questi risultati possono ledere qualcosa nella forza dei ragazzi. Dal mio punto di vista dobbiamo migliorare nelle due fasi, specie in difesa. La squadra crea tanto, sviluppa manovre di qualità, ma per non soffrire devi fare 4-5 gol. Oggi non è accaduto e ha tenuto in vita il Chievo. A Madrid non deve accadere, la fase difensiva è una base per un’ottima fase offensiva. Doppio mediano? Cercavo di farci abbassare di meno, con una punta che ti allunga i centrali fanno fatica. Cosi si dava più spazio sulle fasce ma meno al centro. Una soluzione che non ha dato i suoi frutti in maniera relativa, visto che abbiamo preso gol ugualmente!”

Di Francesco, mister della Roma (foto dal web)

Tutti i soggetti chiamati in causa possiedono una percentuale importante di colpa in questa falsa partenza giallorossa. Processi, stima degli errori o richieste di esonero/allontanamento non risolveranno la delicatissima situazione che la Roma sta vivendo in questo momento. Migliorare è una prerogativa di chiunque voglia creare qualcosa di importante, perseverare nuovamente nei soliti errori, invece, potrebbe far alzare la definitiva bandiera bianca ad una società che, aspettando lo stadio, ancora non ha vinto nulla. Con l’imminente esordio europeo del Bernabeu contro i campioni d’Europa del Real Madrid, i capitolini si trovano dinnanzi al primo, vero crocevia della stagione, nonostante siano appena quattro le gare disputate in campionato. Una bella prestazione al cospetto di Zidane potrebbe cancellare tutto l’amaro avvio in Serie A: tentar non nuoce e questa Roma, a quanto pare, si è fatta già abbastanza male da sola…

ANDREA MARI

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