Il Rosatellum è la nuova legge elettorale, approvata dalla Camera mentre fuori dal palazzo venivano inscenate le proteste del M5s e della sinistra. Ora la palla, e il voto, passa al Senato. Se dovesse essere approvata, la legge introdurrà in Italia un sistema elettorale misto tra proporzionale e maggioritario. Vediamo come funziona e cosa può cambiare.
La legge elettora Rosatellum passa alla Camera credits: il Fatto QuotidianoFuori le proteste dentro l’accordo: in questo clima è passata la nuova legge elettorale, chiamata Rosatellum bis. Testo pronto ora per lo step successivo: l’approvazione in Senato. Dopo tanti tentativi e altrettanti insuccessi, arriva forse il momento di una nuova legge elettorale, con la quale andare a votare in autunno. Ma sarà davvero una svolta? E cosa cambierà davvero? Ma non sarà che, come al solito, i cambiamenti riguarderanno soprattutto il mondo della politica e non i cittadini tutti?
Di sicuro il mondo della politica e i politici sono apparsi i più coinvolti. Di qualunque colore o appartenenza essi siano. Ovviamente con pensieri e reazioni molto diversi tra loro. E senza vedere cosa succederà alle prossime elezioni è difficile dire chi ha ragione. Difficile sapere se il Rosatellum è un “marchingegno sconosciuto nel mondo” come sostiene Bersani, e quindi dagli effetti incerti. O se è una legge che scontenta un po’ tutti (Renato Brunetta).
L’importante è che, per dirla con il padre del nuovo modello elettorale, Ettore Rosato, il motivo del sì o del no alla legge, non sia la difesa delle loro poltrone e non gli interessi del paese.
Rosatellum: come funziona e cosa cambia
Ma come funziona il Rosatellum 2.0? Iniziamo dalla Camera dei Deputati. Ci saranno 232 collegi uninominali assegnati con metodo maggioritario. Per queste poltrone, ogni partito o coalizione presenterà un solo candidato. E verrà eletto quello che prenderà nel collegio almeno un voto in più degli altri. Metodo proporzionale per gli altri 386 seggi. per i quali ogni partito o coalizione presenterà una lista di candidati.Verranno contati i voti ricevuti da ogni partito o lista: il numero dei parlamentari eletti sarà proporzionale ai voti ottenuti. Completano la “squadra” i 12 seggi assegnati nelle circoscrizioni estere.
Come funziona il Rosatellum bis credits: Ansa.itPassiamo al Senato. Qui, fedeli al principio del bicameralismo perfetto, le cose funzioneranno in maniera quasi identica alla Camera. Sistema maggioritario per i 102 collegi uninominali e 207 i collegi del proporzionale, ai quali si aggiungono 6 seggi degli eletti all’estero. No al voto disgiunto: chi vota sceglie una volta sola. Una preferenza che andrà al candidato del suo collegio, per la quota maggioritaria, e alla lista che lo appoggia per quella proporzionale. In sintesi, se dovesse essere barrata la casella di un candidato al collegio uninominale e la casella di una lista diversa da quelle che lo appoggiano, il voto sarà annullato.
Soglia al 3% per i partiti e al 10% per le coalizioni per eleggere parlamentari. Consentite le pluricandidature in diversi collegi, ma solo nella quota proporzionale. Ogni candidato potrà presentarsi fino a 5 collegi proporzionali differenti. Ma ci si può candidare in un unico collegio uninominale.
Ma cosa cambia rispetto alla vecchia legge elettorale, il Mattarellum? Poco, a parte i conti matematici rispetto ai voti. Anche questa legge favorirà le alleanze tra partiti, che avranno un incentivo a dividersi tra di loro i vari collegi e appoggiare in maniera unitaria i candidati di coalizione. Una legge che, almeno sulla carta, favorirebbe il centro destra e il centro sinistra. E che potrebbe sfavorire invece il Movimento 5 stelle.
Le proteste pre Rosatellum
Come accade per ogni disegno o proposta di legge, anche il Rosatellum bis, ha i suoi favorevoli e i suoi contrari. Come abbiamo accennato, il funzionamento della nuova legge elettorale, favorisce, in teoria, centro destra e centro sinistra. Ovviamente, se si presentano compatti in coalizione.
Il Movimento 5 Stelle, invece, rischia di essere penalizzato da questo sistema. Non intende allearsi con nessuno, almeno per il momento, e non ha molti candidati “forti”da far competere efficacemente nei collegi uninominali. Si spiegano così i due giorni di protesta del Movimento Cinque Stelle, gestita dal suo leader Beppe Grillo, arrivato a Roma apposta, e inscenata davanti a Montecitorio.
Per ora, però, va detto che la “minaccia esterna” ha ricompattato il gruppo dirigente grillino. Roberto Fico, Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio si sono alternati in una sorta di maratona a cui hanno preso parte tutti i parlamentari pentastellati. Il primo effetto, per il M5s, non pare negativo.
La legge non piace nemmeno a Massimo D’Alema e a Pier Luigi Bersani, che ieri ha lanciato un ultimo appello a maggioranza e governo per “fermarsi a riflettere”. E fuori dal palazzo abbiamo assistito anche alla protesta della sinistra, con manifestazioni in piazza Montecitorio e al Pantheon.
Ora la parola passa al Senato, poi, se dovesse passare la legge, alle urne.
Federica Macchia





