Una nuova escalation del conflitto tra Russia e Ucraina ha causato, secondo le informazioni più recenti, almeno 16 vittime complessive. Gli attacchi incrociati, oltre a protrarre le preoccupazioni strettamente legate alla guerra, stanno alimentando anche il timore legato alla sicurezza nucleare. Il 40° anniversario del disastro a Chernobyl avvenuto il 26 aprile 1986, invece di essere trattato come un evento di cui tener conto, sembra faccia solo da sfondo alla guerra. Le tensioni, quindi, appaiano estremamente giustificate.

Continuano gli attacchi tra Russia e Ucraina: Chernobyl al centro dei timori

Entrambe le parti del conflitto riportano gli attacchi incrociati che hanno causato le 16 vittime. Le autorità ucraine riferiscono che la citta di Dnipro è stata bombardata da droni e missili russi, causando l’uccisione di nove persone. Solo successivamente Oleksandr Hanzha, il responsabile generale, ha confermato il bilancio dei morti.

Simultaneamente, dei funzionari locali russi hanno riportato l’attacco di droni ucraini sulla città di Sebastopoli, in Crimea occupata, causando la morte di un uomo. Il governatore filorusso, Leonid Pasechnik, ha poi riferito che altri episodi analoghi si sono verificati anche nella regione di Luhansk, in cui un attacco notturno attraverso l’impiego di droni ha causato l’uccisione di tre persone. Al confine con l’Ucraina, a Belgorod, è stato individuato un altro decesso.

Malgrado Mosca non abbia ancora rilasciato informazioni ufficiali in merito, lo Stato Maggiore ucraino ha riferito un attacco diretto alla raffineria di petrolio collocata nella città russa di Yaroslavl. Il danneggiamento di uno degli impianti strategici dell’esercito russo ha causato incendi considerevoli.

Quarant’anni dal disastro a Chernobyl: la sicurezza nucleare preoccupa

Se il solo conflitto causa un elevato stato di tensione, il coinvolgimento del nucleare non fa altro che peggiorare la situazione sommandosi alle preoccupazioni preesistenti. Proprio in occasione del quarantesimo anniversario del disastro avvenuto a Chernobyl, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che i continui attacchi russi possono provocare quella che diventerebbe a tutti gli effetti una nuova tragedia. A rafforzare i timori la segnalazione dei frequenti passaggi di droni proprio sopra l’area di interesse.

Oltre a ciò, Rafael Grossi, direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, ha ribadito quanto sia necessario intervenire tempestivamente sulla struttura di contenimento dell’impianto. Quest’ultima, infatti, è ancora danneggiata a seguito di un attacco verificatosi nel 2025. Tuttavia, le riparazioni implicano dei costi non indifferenti, intorno ai 500 milioni di euro. Il direttore generale dell’impianto, Serhii Tarakanov, ha dichiarato: «Se il sarcofago crollasse, oltre cento tonnellate di combustibile nucleare verrebbero rilasciate nell’atmosfera». La riparazione del danno non sembra essere un’opzione, ma una necessità per la sicurezza collettiva.

Fortunatamente, grazie ai contributi internazionali volti alla riparazione del danno, sono stati raggiunti circa 130 milioni di euro. Le preoccupazione, però, non si sono dissolte. Qualora si verificassero ulteriori ritardi e le tempistiche di dovessero dilatare, la sicurezza del sito sarebbe ulteriormente minacciata. La popolazione, così come Zelensky, esprimono forte preoccupazione per il connubio tra il conflitto in corso e la sicurezza nucleare già fortemente in bilico.

Stefania Cirillo