Salvador Dalì (1904-1989) è il personaggio nel quale il Surrealismo trova l’espressione più completa ed esasperata. Porta la sua provocazione ai limiti estremi a tal punto che nel 1934 finisce per essere espulso dal gruppo da Andrè Breton in persona.

Nasce in Catalogna l’11 maggio del 1904 e oggi ne ricorre l’anniversario di nascita. All’inizio degli anni Venti è ammesso alla prestigiosa Real Academia de Bellas Artes de San Fernando, la stessa che nel 1897 aveva visto fra i suoi allievi il giovane Picasso. Nel 1923 però il suo comportamento provocatorio gli costa la sospensione, mentre nel 1926 viene radiato dall’Accademia per indegnità. Nel frattempo conosce il regista spagnolo Luis Bunuel, insieme al quale stenderà la sceneggiatura di un paio di film che desteranno scandalo anche negli ambienti intellettuali più progressisti.

Salvador Dalì, la creazione del suo personaggio

Nel 1927 Dalì si reca per la prima volta a Parigi dove frequenta Picasso. L’anno successivo tramite l’amico Mirò, entra in contatto con i Surrealisti nei confronti dei quali – pur condividendo le motivazioni artistiche – mantiene un certo distacco. E’ questo il periodo nel quale Dalì costruisce il proprio personaggio imprevedibile ed enigmatico, anche per via del modo estroso di vestire, dai baffi all’insù agli stravaganti comportamenti in pubblico.

Dal 1940 a causa dell’occupazione nazista della Francia, si rifugia negli Stati Uniti. Diceva di essere contrario alla borghesia ma manifesta una contraddittoria propensione al denaro, tanto che Breton lo ribattezza ironicamente Avida Dollars ‘’avidità di denaro’’. Negli ultimi decenni della sua vita fino alla morte nel 1989, finisce per diventare prigioniero del suo stesso personaggio: scostante, altezzoso e imprevedibile.

Dalì e il metodo paranoico-critico

L’adesione di Dalì al Surrealismo è inizialmente sincera. Egli inventa una personale tecnica di automatismo che definisce ‘’metodo paranoico-critico’’. La paranoia secondo le sue parole è:

‘’una malattia mentale cronica la cui sintomatologia consiste nelle delusioni sistematiche, con o senza allucinazioni dei sensi. Le delusioni possono prendere la forma di mania di persecuzione o di grandezza o di ambizione’’.

Le immagini che l’artista fissa sulla tela nascono dal torbido agitarsi del suo inconscio e assumono forma pittorica solo grazie alla razionalizzazione del delirio. La restituzione e interpretazione dei fenomeni deliranti deve essere diretta e impersonale. L’artista mette in rapporto il paranoico con il molle e il critico con il duro, attribuendo consistenza plastica a tutti gli elementi che hanno significato temporale e spaziale.

Il sublime distacco o ”fantasticheria supernaturalista

Dalì vorrebbe esprimersi come un paranoico ma lo è solo in teoria, si percepisce sempre un certo sublime distacco anche nelle opere più coinvolgenti. Grazie a questo lucido sopravvento gli elementi onirici, i tabù sessuali, i desideri di potenza, le fobie, riescono ad emergere dagli abissi della coscienza materializzandosi sulla tela con nitidezza e perfezione tecnica. L’artista tende a sfiorare una cosiddetta ”fantasticheria supernaturalista”. Il delirio trova così le sue espressioni più ripugnanti: animali mostruosi, frammenti anatomici, rifiuti e forme ambigue dai mille significati.

Linguaggio artistico & stile di Salvador Dalì

Quello di Dalì è un linguaggio artistico complesso ed elitario in cui la comprensione di citazioni e simboli più o meno colti è talvolta impossibile. Ma apprendere le regioni profonde della paranoia significherebbe svuotarla del potenziale e di conseguenza guarirne. Dalì invece non vuole in nessun modo guarire dalla dannazione. Egli è sì prigioniero del repertorio di forme impossibili ma esse sono anche uno stimolo fondamentale per la sua vita di uomo e per la sua fantasia di artista.

La simbologia psicanalitica permea tutte le opere, a partire dai disegni come in Stipo antropomorfo, realizzato a penna e china nel 1936. Da grande conoscitore del passato conferisce l’effetto di rotondità del corpo tramite un delicato chiaroscuro e un sottile e regolare tratteggio incrociato o sfumato.

Il soggetto che ne risulta è un’inquietante figura pseudo-umana semisdraiata in penombra all’interno di una stanza vuota. Il corpo disturbante è caratterizzato da sei cassetti aperti distribuiti dalla testa al ventre. Sullo sfondo compare una città che viene scansata idealmente dal gesto dell’uomo: la realtà esterna va tenuta a distanza almeno fino a quando non si sia fatto ordine nei cassetti del proprio subconscio. La simbologia Freudiana a cui Dalì si ispira è qui evidente:

 ‘’il corpo umano è pieno di cassetti segreti che solo la psicoanalisi è in grado di aprire’’.

Alessia Ceci