Sembra uno scherzo, eppure è così: in queste ore Donald Trump sta scrivendo un disegno di legge per la Camera degli Stati Uniti dai Repubblicani. Questa legge si chiama Save Act (Safeguard American Voter Elegibility). Potrebbe essere problematica poiché negherebbe la libertà del diritto di voto a tantissime categorie di cittadini statunitensi. Negli ultimi mesi la libertà in America sta mancando sempre di più, di pari passo con il conseguente isolamento della nazione dal resto del mondo.
Cos’è Save Act, la legge USA che potrebbe impedire alle donne di votare

Ma andiamo con ordine. Con Save Act gli elettori dovranno fornire una prova documentata della cittadinanza, al momento della registrazione per votare. Già sappiamo che negli Usa il voto non è un diritto automatico. Questo per esempio non accade in Italia, dove è sufficiente la tessera elettorale e un documento per accedere al seggio. La tesi a favore di questo emendamento sarebbe che, ad oggi, negli USA anche gli immigrati privi di cittadinanza (e quindi senza il diritto di voto) potrebbero votare. Nonostante i numeri dimostrino che questa ipotesi è molto remota, pare essere teoria ormai concreta: purtroppo il popolo statunitense è solito credere alle fake news più fantasiose (come ad esempio quella degli immigrati che mangiano cani e gatti a Springfield).
Oltre ad essere basata su dati non reali, questa legge decreterebbe la fine dei metodi di registrazione al voto più snelli e amati dagli elettori. Negli USA si può già votare via posta, online e presso il DMV, (per intenderci, la nostra Motorizzazione), se in quei giorni si deve rinnovare la patente. Inoltre, la questione più grave è che potrebbe togliere il diritto di voto alle poc (people of color), giovani elettori, emarginati e donne sposate.
Come avviene il controllo della cittadinanza negli USA?
Ma in che modo questo diritto potrebbe essere minato? Ad oggi il controllo della cittadinanza viene fatto con i metodi di registrazione già citati, esibendo anche i certificati online. Con la nuova legge invece gli elettori devono fornire la prova della cittadinanza di persona, come per esempio grazie a un certificato di nascita. Il problema nasce nel momento in cui ogni Stato della federazione ha in realtà una burocrazia a sé. Per cui, non sarebbe facile per tutti procurarsi il proprio certificato di nascita, soprattutto per chi vive dall’altra parte degli Stati Uniti, o se ci si trova in condizioni di non poter tornare (magari, anche qui, di persona) nel proprio Stato di nascita.
Gli americani in questo scenario sarebbero circa 21,3 milioni. Di questi, avrebbero maggiori difficoltà i meno abbienti (non dimentichiamoci i folli costi di un viaggio da Stato a Stato, considerato che l’America copre ben 6 fusi orari). Suona famigliare? È lo stesso sbarramento ottocentesco, caro anche all’Italia, per cui poteva votare solo chi aveva un certo reddito. Ed è anche, di riflesso, una situazione che si sta cercando di arginare anche in Italia (nonostante l’opposizione del governo), per quanto riguarda i voti dei fuori sede. A proposito della legge, il motivo per cui impedirebbe alle donne di votare riguarda soprattutto sulle donne sposate. Il 79% delle donne sposate eterosessuali, negli Usa, adotta il cognome del coniuge. Questo non corrisponde quindi a quello sul certificato di nascita o sul passaporto. Una donna sposata che ha, per esempio, il passaporto scaduto (come già ha circa la metà degli americani), o non lo ha mai avuto, non potrà votare alle prossime elezioni.
Le preoccupazioni sulla legge
Una motivazione che inizialmente può sembrare banale, ma che solleva diversi dubbi. Greta Bedekovis e Sydney Bryant del Center for American Progress sottolineano preoccupazioni per questa legislazione. Secondo lei, “richiedere la presenza fisica e documenti originali per semplici modifiche, come un cambio di indirizzo o di affiliazione politica, rappresenterebbe un enorme passo indietro nella modernizzazione del sistema elettorale. Le conseguenze di una tale normativa sarebbero particolarmente problematiche per milioni di americani, in particolare quelli che vivono in zone rurali. Inoltre, il fatto che neppure le patenti di guida, le carte d’identità militari o tribali siano considerate prove valide di cittadinanza solleva ulteriori ostacoli, rendendo la partecipazione al voto più difficile per molte persone. Questa proposta legislativa, se implementata, potrebbe quindi avere un impatto significativo sulla partecipazione democratica, riducendo l’accesso al voto e complicando un processo che dovrebbe invece essere reso più accessibile e inclusivo”.
(fonte: Bergen Records – Congress.gov – MarieClaire)
Marianna Soru
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