Patrizia Messina Denaro, la sorella del padrino è stata arrestata il 13 dicembre 2013, oggi ha finito di scontare una condanna per associazione mafiosa e ha lasciato il carcere di Vigevano. La donna, 55 anni, sorella minore e prediletta dell’ex superlatitante, che si ritiene conosca tutti i segreti del fondamentale clan di Cosa nostra.

Classe 1970, alter ego del fratello Matteo nei lunghi anni della sua latitanza, Patrizia Messina Denaro è stata il nodo cruciale nelle comunicazioni riservate del clan. Lo confermano le indagini della Polizia e della Dia, coordinate dalla Dda di Palermo, e lo confermano anche i pizzini ritrovati nel covo di Campobello di Mazara, tra cui quelli che facevano riferimento proprio a lei: “4.500 Avv. Patrizia”, “1.000 Pat”.

Nel 2011 – raccontano gli atti giudiziari – era lei a tenere in piedi il sistema di contatti del boss latitante, sfruttando anche l’anonimato del web: profili Facebook con nomi e foto false, poi improvvisamente cancellati poco prima dell’arresto. In particolare, si sospetta abbia usato un account con il nome di Lucilla, come l’imperatrice romana. Pensava in grande.

Chi è Patrizia Messina Denaro e la sua potenza

In carcere, andò a trovare il marito, Vincenzo Panicola, detenuto a sua volta. Fu allora che ricevette un messaggio delicato: l’imprenditore Giuseppe Grigoli, uomo chiave del sistema economico mafioso, sembrava pronto a collaborare con la giustizia. Patrizia riferì tutto a Matteo, che ordinò prudenza: «Non toccatelo, perché danno può fare… può diventare una catastrofe». Lei non era d’accordo. Ma si fece come diceva il fratello.

Patrizia ha sempre avuto una venerazione assoluta per Matteo. In un pizzino del 1996 scriveva: «Spero che a me permetterai di cresimare tua figlia, vorrei tanto avere uno dei tuoi figli come figlioccio». Era la più piccola, la più determinata, quella che più somigliava al boss nei modi e nel carisma.

Insieme all’altra sorella Rosalia (oggi in carcere, soprannominata “Fragolone” nei pizzini), conosceva i nomi e i ruoli delle figure chiave del clan ancora da identificare: “Parmigiano”, “W”, “il Politico”. Dietro quei soprannomi si nascondono probabilmente prestanome, colletti bianchi, politici e professionisti che continuano a gestire un patrimonio milionario fatto di immobili, aziende, relazioni e potere.