Il boss mafioso Matteo Messina Denaro è morto all’ospedale dell’Aquila dove si trovava ricoverato per un cancro al colon. Il boss era stato arrestato il 16 gennaio scorso in una clinica di Palermo dopo trenta anni di latitanza. Era in coma irreversibile da venerdì scorso.
Al capezzale di Messina Denaro, nel nosocomio aquilano di San Salvatore, erano la figlia Lorenza, la nipote Lorenza Guttadauro e la madre del boss, l’ultraottantenne Lorenza Santangelo moglie di “Don Ciccio” Messina Denaro, capomafia della provincia di Trapani alla fine degli anni 80.

Il boss di Cosa Nostra era in carico al team della terapia del dolore dopo la sospensione delle cure per il tumore in fase terminale. Era stato ricoverato in ospedale l’8 agosto scorso, dopo avere sostenuto le cure chemioterapiche nel carcere delle Costarelle, in cui era detenuto in regime di 41 bis.
Era il 16 gennaio, il giorno in cui è terminata la trentennale latitanza del boss Matteo Messina Denaro. Dal blitz dei carabinieri del Ros, scattato poco prima che il capomafia, malato di cancro, si sottoponesse sotto falsa identità alla chemioterapia in una clinica di Palermo, sono trascorsi quasi nove mesi. Oggi con la sua morte, ormai da settimane in condizioni gravissime e da venerdì in coma irreversibile, è calato il sipario sulla storia dell’ultimo stragista di Cosa Nostra.
I magistrati, in questi mesi di detenzione, l’ex latitante li ha incontrati tre volte accettando di rispondere alle domande del procuratore Maurizio de Lucia, dell’aggiunto Paolo Guido, dei pm Gianluca de Leo e Piero Padova e a quelle del gip Alfredo Montalto. “Io non mi pento”, ha messo in chiaro da subito ammettendo solo quel che non poteva negare, come il possesso della pistola trovata nel covo, e negando tutto il resto: l’appartenenza a Cosa Nostra, gli omicidi, specie quello del piccolo Di Matteo, il figlio del pentito rapito, strangolato e ucciso, le stragi, i traffici di droga





