Immaginate tutti i personaggi creati da Maccio Capatonda. Tutte le figure iconiche, i trailer, le gag comiche che hanno reso Maccio quello che conosciamo oggi. Bene, ora prendetele e lanciatele nel cestino, proprio come fa Marcello. Perché Sconfort Zone, la nuova serie di Maccio Capatonda in arrivo su Prime Video, è scritta da Marcello Macchia per Marcello e non per Maccio. Anzi, è il modo che Marcello ha per venire alla ribalta, per finalmente liberarsi da quello spettro di Maccio che incombe su di lui. Perché Sconfort Zone è un prodotto lontanissimo da ciò che ci saremmo aspettati dal comico Abruzzese. È la rivalsa di Marcello, la presa di coscienza di sé stesso come artista a tutto tondo e la volontà di prestarsi al pubblico per la persona che c’è dietro al personaggio. Ed è anche il modo, sempre per Marcello, di combattere contro l’apatia e un blocco dello scrittore in funzione meta-seriale.
Maccio combatte contro sé stesso, contro i fan, contro chi lo vuole iscritto in una figura a volte troppo ingombrante. Combatte contro un epoca e una società asfissiante e polarizzante ritrovando sé stesso proprio attraverso la capacità di fuggire dalle comfort zone. E quindi le Sconfort Zone diventano la possibilità di rompere gli schemi e le etichette con una visione quasi catartica e ironica della vita. Quasi un passaggio obbligato attraverso la vulnerabilità dell’esistenza per poter ritrovare chi si è veramente. E quindi una serie in tutto e per tutto scritta da Marcello per Marcello. Scritta insieme ad Alessandro Bosi, Mary Stella Brugiati, Danilo Carlani e Valerio Desirò Sconfort Zone è il primo passo su una nuova via artistica che Maccio Capatonda ha intenzione di intraprendere.
Sconfort Zone: purificarsi

Maccio, che interpreta sé stesso, è colto da un blocco dello scrittore che va avanti da settimane e gli impedisce di scrivere una serie che la produzione gli chiede da settimane. E, nonostante gli avvertimenti della sua compagna (interpretata da Francesca Einaudi) e il suo manager (interpretato dal vero manager di Maccio Luca Confortini), Marcello decide di seguire i consigli di un guru incontrato negli ascensori della Rai (Giorgio Montanini). Questo presunto psicologo e luminare lo metterà di fronte, ogni settimana, a delle sfide necessarie a farlo uscire dalle sue comfort zone e fargli ritrovare la via della scrittura. Storia in parte anche autobiografica, Sconfort Zone scava sì nel personale di Maccio Capatonda, ma parla all’universale. Chiunque si è ritrovato in una situazione simile, seppur diversa. La pressione sociale, lavorativa e affettiva schiaccia tutti prima o poi, portandoci al punto di rottura.
La vera forza e abilità sta nel sapersi fermare, guardarsi allo specchio e saper mettere tutto in prospettiva. Cosa che Macchia fa brillantemente. Si mette a nudo si per il pubblico, per mostrare la persona che c’è dietro il personaggio. Ma lo fa in primis per sé stesso. Allora l’unico modo per affrontare un vero blocco dello scrittore è proprio quello di parlarne, in una sorta di serie a seduta psicologica. E quindi gli incontri con il guru della psicologia e le sfide a cui Maccio si presta non sono solo pretesto narrativo per raccontare una storia tragi-comica, ma fungono da totem, da acchiappasogni dell’incapacità di fuggire dalle proprie zone di comfort. E la comicità (che non manca) non è più il fine ma il pretesto per parlare di autoconsapevolezza e vulnerabilità. Siamo tutti deboli e insicuri, la vera forza è nel saper accettare questo nostro lato.
Chi siamo?
Maccio si mostra per quello che è, si spoglia delle sue maschere e si offre al pubblico e a sé stesso. Da qui inizia la sua maturità artistica in cui la comicità immediata (che amiamo, non fraintendeteci) lascia lo spazio alla volontà di riflettere sulla propria umanità sfaccettata, formata non solo dall’umorismo istantaneo. Maccio torna a sé e lo fa anche fisicamente, nei luoghi e negli spazi della sua infanzia. Tra i riferimenti al suo amore per Ritorno al Futuro, fino a Non è la Rai, Sconfort Zone scavalca le pagine della finzione per farsi ricordo e sguardo al passato, a chi era Marcello prima di Maccio. La nuova serie di Maccio Capatonda è quindi non solo specchio di Marcello e della figura comica, ma riflesso di chi siamo noi in un’ambiente che pretende sempre il massimo, una società che vive sull’immediatezza e sulla frenesia. Un enorme dito medio ad un mondo troppo pieno di stimoli che mozza le gambe alle nostre scelte. Una serie che ha coraggio da vendere e uno sputo ad una società che ci vuole sempre sull’attenti.
Alessandro Libianchi
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