Siamo abituati a pensare a scrittura e giochi online come due mondi totalmente diversi, ma in alcuni casi possono sfiorarsi e compenetrarsi. Ci sono autori che amano giocare alle slot online e ai MOBA più blasonati e che, allo stesso tempo, amano ricreare nei loro libri delle ambientazioni gaming. In fondo, è sempre così, è proprio quando si uniscono due settori apparentemente distanti che ne esce un connubio insolito e geniale.

Autori che entrano negli studi di sviluppo

George R.R. Martin (Il Trono di Spade) non è esattamente un gamer incallito, ma si è occupato di worldbuilding per Elden Ring, il gioco di FromSoftware che ha conquistato tutto il mondo. Sul suo blog ha raccontato il percorso, ha consegnato la mitologia di base e i profili dei personaggi e ha lasciato poi al team giapponese lo sviluppo del gioco. La collaborazione è ancora aperta, infatti Martin ha commentato l’annuncio del film di Elden Ring. Questo significa che l’universo di questo gioco continua a espandersi.

Brandon Sanderson (Cosmere, Mistborn) è un autore che ama giocare. Possiamo definirlo un gamer a tutti gli effetti. Ha firmato l’ambientazione di Moonbreaker, tutto il progetto era nato da una sua idea che puoi lui ha proposto allo studio Unknown Worlds. Sul suo sito ha pubblicato una lista dei migliori videogiochi e ha confermato che la sua passione dura da tanti anni. È bello quando un autore usa il suo talento per la scrittura per delineare anche i mondi che poi verranno usati dai game designer.

Perché sono importanti queste collaborazioni? Perché mostrano come il confine fra la narrativa e i videogiochi sia sempre più sottile. Lo stesso lavoro di costruzione del mondo e dei personaggi trova degli sbocchi naturali nel game design, dove il lettore diventa giocatore e la storia viene vissuta in prima persona.

Autori che raccontano di videogiochi nella narrativa

Gabrielle Zevin ha trasformato una vita da giocatrice in letteratura. “Tomorrow, and Tomorrow, and Tomorrow” è una storia di amicizia e creatività ambientata nell’industria dei videogame. Nelle interviste recenti, Zevin si definisce una devota di lunga data al medium e questo si vede. Il romanzo esplora il gioco come linguaggio emotivo e collaborazione artistica, rende accessibile la materia anche a chi non prende in mano un controller da anni. Se ti interessa capire perché i videogiochi parlano alle persone, il suo libro è ideale.

Ernest Cline, autore di “Ready Player One”, è un punto di riferimento quando si parla di immaginario videoludico. Nel 2024 ha cofondato Readyverse Studios per portare quell’estetica di mondi connessi nel metaverso, ha confermato un legame che non è solo nostalgico, ma progettuale e attualissimo. La sua traiettoria mostra come l’amore per i giochi classici possa tradursi in progetti transmediali.

Questi autori non usano i videogiochi come puro intrattenimento, li trattano come un lessico culturale. È il motivo per cui i loro testi parlano sia ai lettori abituali sia ai giocatori, fanno da ponte tra arti diverse.

Autori che giocano e condividono con la community

Patrick Rothfuss (Le Cronache dell’Assassino del Re) da anni alterna la scrittura e lo stream. Su Twitch e YouTube, soprattutto durante le raccolte fondi di Worldbuilders, chiacchiera con il pubblico e gioca. Non serve vedere ogni live per capirne il valore, l’autore usa la dimensione del gioco come spazio sociale, per fare community e beneficenza, mostra con naturalezza la sua familiarità con il medium.

E i lettori? In molti casi scoprono i videogiochi proprio seguendo queste live o i consigli degli autori. L’effetto è un ecosistema più aperto: il dibattito sulla storia, sui personaggi e sul design esce dal perimetro degli addetti ai lavori e si mescola con quello dei lettori, così da arricchire entrambi.