Cultura

Look Down, l’ultima opera di Jago

Lo scultore Jacopo Cardillo in arte Jago, una notte di novembre, ha adagiato la sua scultura nel centro di piazza del Plebiscito in Napoli, dal titolo Look Down, “Guardare in basso”. A causa delle restrizioni Covid19, l’opera ha un duplice significato. Gioco di parole non Lockdown ma Look Down: come conseguenza di un disagio, di immobilismo complice la catena e come invito a porre l’attenzione a chi non ha voce e non ha la possibilità da solo di spezzare le catene, una preghiera a guardare dunque in basso.

Il lockdown ci ha reso talvolta insensibili a ciò che accade agli altri, noi troppo presi nella nostra piccola sopravvivenza. Installata furtivamente l’opera “Look Down” sarebbe dovuta essere rimossa giorni dopo ma è stata accolta e ammirata da tutta la città che ne ha richiesto a gran voce la sua permanenza, divenedo subito simbolo iconico di questo particolare momento storico.

Look Down di Jago  in piazza Plebiscito -  PhotoCredit: © chiarasticca.com
Look Down di Jago in piazza Plebiscito – PhotoCredit: © chiarasticca.com

Look down l’opera

Marmo bianco impiegato per la scultura raffigurante un bambino nella posizione fetale, rannicchiato e incatenato. La catena ricorda il cordone ombelicale ancorato al pavimento. Impedisce qualsiasi spostamento dovuto ai nuovi DPCM ed è pesante fardello per i più deboli e per i più piccoli che chiedono a noi adulti conforto e speranza.

In questa pandemia i bambini si sono dimostrati talvolta rassegnati e talvolta scalpitanti. Abbiamo assistito a una fulmino spirito di adattamento sia telematico che sociale. Si è negata ai bambini la possibilità di uscire, socializzare e fare esperienze e come Jago suggerisce, loro sono lì inermi che chiedono conforto e protezione, talvolta solo un sincero, importante, semplice abbraccio.

Look Down di Jago in piazza Plebiscito - PhotoCredit: © chiarasticca.com
Look Down di Jago in piazza Plebiscito – PhotoCredit: © chiarasticca.com

Chi è Jago

Jacopo Cardillo in arte Jago è artista scultore. Definito dalla critica il nuovo Michelangelo, lui invece si definisce scultore imprenditore autodidatta. Nato a Frosinone nel 1987 dove ha frequentato liceo Artistico e l’accademia delle belle arti senza però arrivare al diploma. Fa esperienze nel mondo: Grecia, America, Cina. A solo 24 anni partecipa alla Biennale di Venezia, Padiglione Italia dove espone il busto di Papa Benedetto XVI. Una delle sue opere più significative “Habemus Hominem” rappresenta il pontefice nudo.

Scolpito subito dopo le dimissioni del papa, Jago riprese l’originale opera e con lo scalpello levò via le vesti lasciandolo nudo. Esaltando l’uomo e non il pontefice. Nel 2018 realizza a New York l’opera intitolata “Figlio Velato” per la città di Napoli, esposta ora nella cappella della Chiesa di San Saverio fuori le mura. Rappresenta un bambino disteso coperto da un velo e si ispira al “Cristo Velato” di Sanmartino. Impiega per l’opera un blocco di marmo del Vermont.

Figlio Velato di Jago -  PhotoCredit: © Jago.artist.instagram
Figlio Velato di Jago – PhotoCredit: © Jago.artist.instagram

Nel 2019 in occasione della missione Beyond dell’ESA, Jago invia una scultura “The first Baby” nella stazione spaziale internazionale. Tornata sulla terra portata da Luca Parmitano in questo febbraio. Utilizza i social per documentare i “dietro le quinte”, rendere partecipe lo spettatore di cosa capita e in che modo accade. Utilizza l’arte per stupire e dare coraggio alle persone. Se si vuole incontrare lo scultore si può andare a Napoli nel suo nuovo laboratorio: la Chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi dove sta scolpendo in questi giorni la Pietà.

“E poi all’improvviso ti ritrovi solo davanti al blocco e realizzi che dal quel momento dipende tutto solo da te”
-Jago



Chiara Sticca Candellone

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