Se questo è un uomo è un’opera moralistica, scritta da Primo Levi tra il dicembre 1945 e il gennaio 1947. Nel libro, l’autore lascia la propria testimonianza degli avvenimenti all’interno dei campi di concentramento.

Se questo è un uomo: la poesia introduttiva

Principale opera dello scrittore italiano Primo Levi, Se questo è un uomo comincia con una poesia introduttiva che precede il racconto e ne dà i caratteri principali. Si tratta di un testo programmatico in cui l’autore esprime il proprio pensiero riguardo al tema che andrà a trattare.

Se questo è un uomo, poesia introduttiva. PhotoCredit: dal web.
Se questo è un uomo, poesia introduttiva. PhotoCredit: dal web.

Partendo, con i primi versi, da un’immagine che trasmette sicurezza, come la normale condizione domestica, Levi passa con il v.5 a richiamare all’attenzione il lettore mostrando nei versi a seguire condizioni di degradazione. In questo modo crea un contrasto stridente tra noi che leggiamo e gli uomini e le donne descritti nei versi, privati di ogni loro caratteristica umana. Il v.15, poi, annuncia il tema fondamentale della memoria, vista come l’obbligo di ricordare ciò che è accaduto nei campi di concentramento, affinché l’orrore non si ripeta.

Se questo è un uomo, una narrazione autobiografica

Primo Levi, italiano di origini ebraiche e partigiano, viene catturato dai fascisti il 13 dicembre 1943 e portato, nelle settimane a seguire, nel campo di concentramento di Auschwitz. Se questo è un uomo, dunque, racconta le esperienze vissute in prima persona dall’autore, fino all’ultimo capitolo in cui narra il suo ricovero per aver contratto la scarlattina. L’episodio lo avrebbe salvato dall’uccisione di massa degli ebrei, adottata dai nazisti prima dell’arrivo delle truppe russe. La storia termina con la fuga dei tedeschi e l’arrivo dei russi, che liberano i prigionieri.  

Primo Levi. PhotoCredit: dal web.
Primo Levi. PhotoCredit: dal web.

Un romanzo dal valore documentario

Se questo è un uomo rientri tra quei testi, pubblicati in seguito alla fine della Seconda Guerra Mondiale, che assumono la forma di testimonianze e memorie di sopravvissuti nei campi di concentramento nazisti. Per questa ragione, acquisiscono un fortissimo valore documentario attraverso il quale è ancora oggi possibile tramandare le atrocità di quegli anni. Nel caso di Primo Levi, egli stesso afferma ciò che lo ha spinto a scrivere il libro: la necessità di ricercare una liberazione interiore, il bisogno di raccontare la sua terribile esperienza.

I fatti vengono spesso narrati in modo frammentario, così come frammentari sono i nostri ricordi. Questa caratteristica rende più realistici gli episodi descritti, acquisendo ancora più forza e drammaticità.

Il tema della memoria

Come accennato già con l’introduzione della poesia iniziale, il tema principale dell’intero romanzo è la memoria. Benché, infatti, si ponga come un documento memoriale, il testo è anche e soprattutto memoria collettiva. I terribili fatti accaduti nei campi di concentramento devono essere tramandati ai posteri, in quanto atrocità compiute dall’uomo contro l’uomo.

Se dall’interno dei Lager un messaggio avesse potuto trapelare agli uomini liberi, sarebbe stato questo: fate di non subire nelle vostre case ciò che a noi viene inflitto qui.

Il romanzo, comunque, è molto più di una testimonianza: è un capolavoro letterario che, attraverso l’esperienza estrema di Auschwitz, parla dell’uomo, di quello che può fare nel bene e nel male e delle nostre responsabilità. Come dice lo stesso Primo Levi, l’idea che chi è straniero è automaticamente un nemico giace nascosta dentro di noi ed è necessario, dunque, ricordare continuamente per allontanare il pericolo che certi episodi tornino a macchiare le mani dell’uomo.

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