In questi giorni abbiamo assistito ad un acceso dibattito sul sei nazioni e sulla nazionale azzurra. Un argomento che ha incendiato gli animi di appassionati, tifosi e giornalisti. Italia fuori dal 6 nazioni oppure giocare in autunno un torneo a quattro. Critiche in fine smentite anche dagli organizzatori. Ma andiamo con ordine.

Stuart Barnes: via l’Italia dal Sei Nazioni

Stuart Barnes, giornalista sportivo britannico ed ex giocatore della nazionale inglese, fin pochi giorni fa a molti era sconosciuto. Il suo nome è salito alla cronaca dopo un articolo pubblicato sul The Times dal titolo: “Keeping Italy in Six Nations is only good for the money man”. Tradotto dall’inglese: “mantenere l’Italia dal Sei Nazioni solo per gli affaristi.

Continua nell’articolo pubblicato sul giornale britannico: “È tempo di buttare l’Italia fuori dal Sei Nazioni. A beneficio della reputazione di questo tradizionale torneo e – paradossalmente – del bene dell’Italia. In 20 stagioni, oltre a quella troncata, l’Italia ha ottenuto un totale di 12 vittorie in 103 partite.

Continua sempre nell’articolo paragonando l’esclusione della Francia nel lontano 1931 a quella che potrebbe avvenire ai danni dell’Italia. Frasi che hanno fatto il giro del mondo rugbystico e hanno aperto un vibrante dibattito sulla questione.

Non è la prima volta che succede

Non possiamo dimenticare però quel che è successo solo un anno fa, solo per ricordare il più recente passato, quando ad attaccare la permanenza dell’Italia nel più prestigioso torneo europeo ci ha pensato Sam Peters, editorialista del The Indipendent. Sempre un giornale britannico.

Dopo la partita giocata contro il Galles, in cui l’Italia è uscita sconfitta da un Olimpico semi-vuoto il giornalista britannico ne ha approfittato per fare un affronto diretto ed attaccare la nostra nazionale affermando: “l’Italia non è uno spettacolo gratificante” ed era il momento di tirarla fuori. Questa una delle pillole dell’articolo tirato fuori solo un anno fa.

All’Italia non va bene

Noi italiano siamo un popolo passionale e appassionato di ogni discussione. Ed ecco che ci siamo riscoperti tutti rugbysti accaniti. Da una parte non possiamo dare al signor Barnes tutti i torti, perchè d’altra parte i numeri del 6 nazioni non stanno di certo dalla parte della nostra nazionale. Dall’altra parte della medaglia bisogna immaginarsi un torneo con cinque squadre oppure un sistema di promozione e retrocessione.

Italia Irlanda sei nazioni
L’Italia batte l’Irlanda – credit: AGF

Tutte le scelte possono essere prese in merito se hanno la capacità reale di migliorare la competizione. D’altro canto si parla da anni di modificare il format di questa competizione. Molte domande sorgono pero.

A livello economico quanti danni può portare la mancanza dell’Italia nel 6 nazioni? Allora dobbiamo ritornare al discorso di Stuat Barnes. C’è qualcun’altro che può sostituire l’Italia al meglio nel torneo? Georgia, Romania o Germania.

Su questo discorso si può aprire un’ampia parentesi sulla quale però dovremmo soffermarci a ragionare per molto tempo. Non è questo il momento. Abbiamo letto, ci siamo informati abbiamo pensato quello che può succedere al sistema rugby in generale. Un’ottima osservazione è stata pubblicata sul sito OnRugby.it, dove cerca di spiegare al meglio la situazione presente.

Poi ci si mette anche il Rugby Paper

Ad aggravare ancora di più questa situazione ci ha pensato ancora un altro giornale britannico The Rugby Paper secondo il quale il torneo si giocherà a novembre e con l’esclusione di Francia e Italia per contenere la diffusione del virus.

A smentire subito questa voce ci ha pensato la stessa organizzazione affermando:

“Il Sei Nazioni intende chiarire la propria posizione in relazione a inaccurate speculazioni giornalistiche circa la disputa di un “4 Nazioni” a novembre, con l’esclusione di Francia e Italia.

Il Sei Nazioni, insieme alla Federazioni membri, è pienamente impegnato a garantire la conclusione del Guinness Sei Nazioni 2020 e spera di disputare gli incontri posticipati nel corso dell’anno.

Nell’esplorare opzioni di riprogrammazione, la nostra priorità è la salute e la sicurezza dei giocatori, degli staff e ovviamente dei tifosi e ogni gara riprogrammata sarà soggetta alle disposizioni governative vigenti e alle restrizioni di spostamento tra Paesi.
Sei Nazioni rimane in stretto contatto con tutte le autorità competenti per assicurare che queste partite possano disputarsi in un ambiente sicuro.

Sei Nazioni e le sue federazioni continuano a lavorare strettamente con World Rugby, le federazioni dell’Emisfero Sud e tutti gli altri stakeholders rugbisti su un piano per i test autunnali e i tour estivi, recentemente impattati dalla contingenza.

La situazione corrente è fluida e in costante cambiamento, con l’evoluzione della pandemia che presenta stadi differenti nei singoli paesi.
Saranno necessarie ancora alcune settimane perché la situazione si definisca maggiormente e sia per noi possibile presentare opzioni definitive nelle quali tornare all’attività.”

Un torneo a quattro. Perchè no?

Spesso e volentieri capita che la stampa britannica lancia frecciate a suon di veleno contro la nostra amata Italia ma anche contro i cugini transalpini.

Il rugby è uno sport che fa della propria tradizione il proprio vanto, celebrando la sua bella storia relegandola alla propria tradizione. Sempre con il classico aplomb inglese.

Il 6 nazioni per importanza, dopo gli eventi calcistici, è il più seguito, conosciuto ed amato nel Bel Paese. Nonostante i risultati in questo periodo sono pessimi per la nazionale maschile, non per quella femminile. Qui allora possiamo aprire un altro dibattito.

Allo stesso tempo, risultati o no, l’Italia nel corso di questi ultimi trent’anni ha portato crescita e un forte impulso al movimento rugbystico, non solo a livello europeo ma globale. Non si può negare l’evidenza. Proprio negli anni novanta, periodo in cui il rugby ha vissuto il più grande cambiamento, l’Italia ne è stata protagonista.

A questo punto non ci resta che affidarci ad un solo pensiero ma come citava qualcuno. Con il loro decadente stile sono proprio i classici giornali britannici che vogliono la “non evoluzione” del rugby verso un importante processo di cambiamento che porti questo sport ad elevare la propria importanza. A questo punto, forse è meglio tornare al 1882, anno del primo Home Championship, e vivere un’involuzione del rugby. Sprecare quindi tutto ciò che in questi anni si è fatto di buono. Questo non dipenderà dell’Italia.

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